La spesa ora si fa al computer

Dai libri ai pomodori: su Internet invasione di supermarket virtuali

di
Ernesto Assante

Comprare un disco a San Francisco, un libro a Parigi, un computer a Dortmund, un gioiello a Praga, una bottiglia di vino in Toscana. Il tutto in pochi minuti e senza muoversi da casa, potendo scegliere tra migliaia di negozi, sempre aperti, 24 ore al giorno. E' il sogno di ogni consumatore, e sta per diventare realtà. I frequentatori di Internet e i business man lo chiamano "e-commerce", commercio elettronico, ed in molti scommettono che sarà l'affare del prossimo secolo, un mercato senza frontiere che già oggi vale 18 milioni di dollari e che, secondo gli analisti, in pochi anni ne varrà più di 300.

Ogni giorno, sui marciapiedi delle "autostrade dell'informazione", si aprono nuovi negozi virtuali, delle pagine web dove aziende di ogni tipo vendono i loro prodotti, che un cliente può acquistare semplicemente ordinando con un clic e pagando con la carta di credito. Il motto che guida questa "rivoluzione" del commercio potrebbe essere "dal produttore al consumatore", visto che ad essere tagliata via è soprattutto la lunga catena della distribuzione che attualmente permette ad un pomodoro coltivato in Campania di raggiungere il negozio di ortofrutticoli vicino a casa, riducendo ovviamente i prezzi e consentendo al consumatore di scegliere da una varietà d'offerta praticamente illimitata.

"Dite addio ai negozi", titola Time questa settimana presentando l'e-commerce in un lungo servizio in cui, dati alla mano, i giornalisti del settimanale americano dimostrano che acquistare prodotti e beni di consumo in rete è più conveniente e abbastanza semplice. Ma non è ancora del tutto vero. "Dei vecchi negozi avremo ancora bisogno a lungo", dice Nicholas Negroponte, "anche se anche loro dovranno adeguarsi ad una realtà nuova. Alcuni saranno certamente destinati a chiudere, quelli che invece sapranno cogliere al volo l'occasione offerta dall'e-commerce, si integreranno con le reti e avranno una funzione diversa, faranno "customer care", offriranno assistenza, saranno terminali di ordinazioni fatte da casa, venderanno servizi e non beni materiali".

Del negozio sotto casa avremo ancora bisogno a lungo, non foss'altro perché le cifre degli analisti non dicono come sarà possibile ricevere in poche ore il già citato pomodoro, o come si potrà acquistare un vestito senza provarlo per sapere se lo si indossa con piacere o no.

Ma per altri settori la rivoluzione è già in atto e frequentare i negozi virtuali può essere meglio che fare shopping in maniera tradizionale. Si può, ad esempio, prenotare un biglietto aereo, avendo attualmente a disposizione gratuitamente sulla rete tutte le informazioni che ha qualsiasi agente di viaggio; si possono acquistare libri e dischi avendo a disposizione cataloghi con milioni di titoli, cifra che nessun negozio, anche il più fornito del mondo, potrà mai permettersi; acquistare software, periferiche e computers via Internet è quasi ovvio, ma anche conveniente in termini economici. In molti casi i prezzi sono più bassi, soprattutto per libri e dischi, profumi e abbigliamento, anche se aggiungendo le spese di spedizione (soprattutto se si acquistano prodotti fuori dai confini nazionali) le cifre tendono ad aumentare. Però la possibilità di cercare lo stesso oggetto in almeno dieci o quindici "negozi" diversi, permette in pochi minuti di trovare chi offre l'occasione migliore e spesso di fare dei buoni affari.

Guardando i dati della Jupiter Communication, comunque c'è da restare sorpresi, perché se i viaggi sono in testa alla "top ten" delle spese dei consumatori on- line, seguiti dai computer, la voce che occupa il terzo posto in classifica è "frutta e verdura", e la quarta sono i fiori, nella versione telematica della vecchia "Interflora".Non sono acquisti "tecnologici", insomma, ma acquisti tout court, perché in rete si trova davvero di tutto, dalla spilla all'elefante, come recitava il motto di Harrod's.

In Italia i negozi virtuali sono ancora pochi, ma vendono prodotti di tutti generi dai pesci d' acquario alle ceramiche, dai vetri di Murano a gioielli, dalle pipe ai fumetti. Fare la spesa elettronica non è ancora facilissimo, le carte di credito sono poco diffuse, ed in molti temono che la sicurezza delle transazioni sia ancora da migliorare, anche se Visa e Mastercard hanno già sviluppato uno standard, il Set (Secure Electronic Transaction) che dovrebbe diventare ufficiale entro la fine dell'anno. Ma c'è già chi si sta attrezzando per il futuro. Basta fare un salto al "Cybermercato", organizzato da Italia On Line e Olivetti, con una disponibilità di oltre 20.000 prodotti, o nel nuovo "Mall.it", fondato da Benetton, che ospita già numerose aziende. Del resto se si guarda ai risultati di siti come Amazon.com, la più grande libreria virtuale del mondo, che ha visto crescere il suo fatturato del 34 per cento al mese negli ultimi due anni, facendo di Jeff Bezos, il suo fondatore, un miliardario, si capisce l'interesse del mondo delle industrie e del commercio.

(Ndr: articolo ripreso da la Repubblica del 29 luglio 1998)