Garante per la protezione
    dei dati personali

Comunicato Stampa

Giornata Europea della protezione deidati personali 2014: 29 gennaio 2014

'EDUCARE ALLA RETE.L'ALFABETO DELLA NUOVA CITTADINANZA NELLA SOCIETà DIGITALE': Un volume che raccoglie le principalicampagne di comunicazione istituzionale realizzate dall'Autorità e dirette allefamiglie, al mondo della scuola, alle amministrazioni pubbliche e alle imprese.

 

Intervento di Antonello Soro 
Presidente del Garante per la protezione dei dati personali

 

Lo sviluppo impetuoso delle tecnologie digitali hatrasformato con incredibile velocità e con effetti difficilmente prevedibilil'organizzazione sociale del nostro tempo.

Questi effetti non sono interamente percepiti.

Internet da strumento di comunicazione si ètrasformato in presupposto dei comportamenti individuali, principalepiattaforma su cui costruire relazioni interpersonali, lavoro, erogazione diservizi, commerci, contenuti: è diventato l'ambiente in cui nasce la cultura esi forma un modo di abitare il mondo e di organizzarlo.

Dobbiamo, tutti, avere consapevolezza che questoambiente non è un luogo separato, una realtà parallela ma piuttosto lo spazioin cui si dispiega una parte sempre più importante della vita reale.

Reale e virtuale non possono più essere declinaticome due mondi distinti dove l'individuo è libero di assumere una diversaidentità a seconda della circostanza, ma rappresentano ormai territoriintegrati da una costante e sempre più pervasiva "connettività".

Questo processo ha subito una straordinariaaccelerazione per effetto di molteplici fattori: dalla proliferazione delleconnessioni mobili alla progressiva integrazione dei diversi media, alla forzainnovativa delle applicazioni tecnologiche che diventano sempre più piccole eindossabili quasi a costituire appendici del nostro corpo, capaci di aumentarnee potenziarne le funzioni.

Se un'applicazione per smartphone calcola illivello di attenzione nella guida dell'automobile;

Se avanzano in modo inarrestabile le ricerche che,combinando tecniche dell'apprendimento meccanico e neuroscienze sistemiche,creano potenti algoritmi per consentire ai computer di "pensare" inmaniera molto simile agli esseri umani;

Se la profilazione comportamentale personalizzatanon si basa più soltanto sulla registrazione dei testi raccolti in Rete mautilizza sensori capaci di cogliere altre dimensioni delle nostre attività,captare ed elaborare elementi non linguistici ma espressivi di emozioni, allorasi pongono problemi davvero nuovi per i quali non abbiamo risposte adeguate.

La tecnologia diventa pervasiva e condizionaineluttabilmente gli stili di vita.

Siamo immersi nel digitale e sempre di piùconosceremo noi stessi, il mondo e gli altri attraverso la tecnologia e sarebbeillusoria la pretesa di arrestare questa evoluzione con un semplicistico invitoa "scollegarsi" o "disconnettersi".

La nostra vita si è già modificata ed ha trovatonelle tecnologie digitali strumenti per esprimere nuove esigenze alle quali èimpossibile ed irrealistico rinunciare.

La materialità delle cose si è ridotta: la maggiorparte delle attività –dalle amicizie, allo scambio di semplici pensieri,agli spostamenti– si è smaterializzata dando luogo ad una produzionemassiccia di dati che circolano, in modo incessante, attraverso la Rete.

La rivoluzione digitale che trasforma in dati partisempre più rilevanti delle nostre vite private propone problemi nuovi per lenostre libertà.

Perché nello spazio digitale si possono violare lenostre persone, si possono negare i diritti, si possono manipolare o perfinorubare informazioni che riguardano strettamente aspetti fondamentali dellanostra esistenza, che coincidono con la nostra vita.

La tentazione più insidiosa per tutti noi consistenella rassegnazione a considerare che tutto ciò che si trasforma in byte siaaltro rispetto alla nostra fisicità, qualcosa di lontano rispetto alla nostravita quotidiana.

La sfida più grande che dobbiamo affrontare èquella di riuscire ad accompagnare la società in un processo di elaborazionedelle misure, della cultura e della sensibilità necessarie per far fronte ainuovi problemi posti dallo sviluppo tecnologico.

Se, infatti, un'esperienza millenaria ci hatrasmesso ed insegnato la necessità di proteggere e tutelare i beni materiali,dobbiamo riconoscere che siamo ancora inesperti e privi di adeguate capacità difronte ai lati oscuri dello spazio digitale.

Gli hacker che, attraverso virus o codici, forzanoi sistemi di sicurezza per accedere alle banche dati o ai siti protetti sonoladri esattamente come coloro che utilizzano il grimaldello per aprire la portablindata.

Il furto dell'identità digitale o di un profiloFacebook reca alla vittima un danno anche maggiore rispetto alla sottrazionedel portafoglio o di un'agenda personale. Ed ancora: forme di monitoraggiocontinuo in Rete non sono semplicemente un fastidio e una inammissibileinvadenza, ma armi puntate contro di noi; i dati digitali tracciati,controllati, archiviati possono al momento opportuno essere utilizzati perdanneggiarci.

Occorre trovare nuove forme per tutelare la personanella sua unicità tra vita fisica e vita digitale.

Così come nutriamo una legittima aspettativa diintegrità e sicurezza quando ci muoviamo nello spazio fisico, dove esistonoregole, leggi, consuetudini, mezzi di tutela per prevenire situazioni dipericolo e rimuovere ostacoli al libero dispiegarsi della nostra personalità,allo stesso modo deve essere presidiato lo spazio digitale, nel quale si svolgeuna parte rilevante delle nostre vite e che, dunque, non può essere affidatoall'arbitrio di chi quello spazio conquista.

Proteggere il flusso di dati con i qualicomunichiamo, e dunque, "viviamo", significa proteggere noi stessi ele nostre esistenze.

La rivoluzione digitale attacca e scompagina letradizionali categorie giuridiche. Ma non possiamo permettere che gli eventi cisoverchino e che inerzia e situazioni di fatto favoriscano l'oblio del diritto.

Dobbiamo sfuggire due tentazioni estreme e opposte:da una parte quella di una inutile e stupida tecnofobia, la fugadall'innovazione, l'idea apocalittica che attribuisce alla Rete la colpa ditutti i mali della modernità e, dall'altra, la rinuncia rassegnata acontrastare le distorsioni del sistema, a ricercare una qualche regolazione deiprocessi globali che presiedono alla comunicazione elettronica e più ingenerale a vivere responsabilmente il nostro tempo.

La questione è complessa: il bisogno di regolare laRete per coniugare libertà e responsabilità nel più grande spazio pubblico delnostro tempo è tema che appassiona e divide le opinioni pubbliche in ogni partedel pianeta.

E la disputa non riguarda solo il diritto diaccesso a Internet ma, sempre più, la possibilità di riconoscere e tutelare idiritti fondamentali nello spazio digitale.

La risposta va trovata, auspicabilmente in unadimensione sovranazionale.

Per questo è di estrema importanza la Risoluzioneapprovata nel novembre 2013 dall'ONU proprio sul tema della "Privacynell'era digitale" con la quale si invitano gli Stati membri ad operareper prevenire le violazioni del "diritto umano alla privacy" e sisottolinea la necessità che nel mondo online i diritti debbano godere dellaidentica tutela offerta loro nel mondo reale.

Nella stessa prospettiva, anche le Autorità garantiper la protezione dei dati del mondo, riunite nella 35ma Conferenzainternazionale di Varsavia, hanno adottato una specifica Risoluzione propriosulla promozione dell'educazione digitale.

L'obiettivo è quello di impegnare i Governiaffinché venga assicurata particolare protezione ai minori e garantita unaformazione permanente degli educatori sui rischi della tecnologia, che devesempre promuovere il rispetto degli utenti.

Un'adeguata protezione dei dati si pone dunque comegaranzia ineludibile per scongiurare il pericolo che le nuove tecnologie,indispensabili nel semplificare l'attività dei singoli individui, agevolare loscambio di informazioni e conoscenza, migliorare la vita di relazione, sitraducano in strumenti perversi e potenzialmente lesivi.

Ed invero, il valore racchiuso nelle regole e neicomportamenti in cui si sostanzia il diritto alla protezione dei dati assolvead un ruolo di fondamentale rilievo nella ricerca del bilanciamento tra uomo etecnica, tra società in continua evoluzione e capacità di adattamentodell'individuo.

Essere sicuri che i dati siano protetti costituisceuna condizione essenziale affinché si continui a garantire ed assicurarel'effettivo godimento delle libertà e dei diritti tradizionalmentericonosciuti, difesi e tutelati nel mondo off line.

Parti della nostra vita sono disseminate econservate nelle grandi banche dati, dove la nostra identità è sezionata,scomposta e spesso ricomposta come un mosaico di tessere diversamente raccolte.

In una società che compra e vende informazioni e fadiventare merce la stessa persona alla quale si riferiscono i dati, la tuteladella privacy diventa sempre più una questione di libertà.

Si tratta di valori fondamentali che devono inprimo luogo essere trasmessi ai giovani, che più di altri possiedono lecapacità per accedere e sfruttare in modo sempre più dinamico le opportunitàofferte dalla società digitale. Usano computer, smartphone e tablet comepratiche abituali per comunicare con i coetanei, accedere alle informazioni,autoesporsi aggiornando continuamente i propri status, postando commenti,pubblicando foto o video ed immettendo online una quantità impressionante didati personali che rivelano pensieri, emozioni, abitudini, amicizie.

Nella maggior parte dei casi i ragazzi, che pureconoscono alla perfezione i meccanismi e la forza del web e delle innovazioni,non sanno ancora valutare appieno le conseguenze delle proprie azioni: e questoli rende particolarmente vulnerabili. Bisogna convincere i ragazzi, che simuovono a volte in modo compulsivo tra il mondo digitale e quello reale, che lavita vera è ovunque: in Rete e fuori dalla Rete.

L'illusorio anonimato che Internet sembra garantire(attraverso ad esempio l'utilizzo di nickname o profili falsi) spesso consentedi ledere e calpestare senza rispetto i dati sensibili, rubare identità,demolire psicologicamente, con comportamenti aggressivi, i compagni.

Molestie, minacce, diffamazione, gravi fattispeciesanzionate dal codice penale, non perdono certo di significato se realizzatenel web.

Tutto ciò che facciamo in Rete diventa il contenutodelle nostre vite, delle nostre biografie, che ne saranno condizionate persempre, soprattutto a causa della stessa dimensione indeterminata ed indefinitadella Rete.

Occorre invertire la rotta ed evitare che i giovanisiano sfruttati e percepiti soltanto come consumatori passivi di tecnologia,incoraggiandoli a comprendere i principi fondamentali e, soprattutto, i rischi(sempre più invisibili) che si corrono.

Così come non lasciamo cartelli per avvertire iladri dell'assenza da casa, allo stesso modo dovremmo imparare ad evitare dilasciare minuziosi dettagli sui nostri spostamenti sui social network; cosìcome ci hanno insegnato a non dare confidenza agli sconosciuti, egualmentedovremmo evitare di inserire i dettagli delle nostre vite, soprattutto seintimi, su Internet.

La scuola potrebbe svolgere un ruolo di primo pianoprevedendo, nell'ambito dei programmi scolastici, specifici progetti educativiche insegnino ai giovani il modo di confrontarsi costruttivamente con le nuoveforme espressive che la Rete offre loro, al fine di promuovere una gestioneconsapevole di tutti gli aspetti della propria vita che vengono consegnati almondo online.

Vorrei chiedere al Ministro: possiamo immaginarel'educazione digitale come materia di studio a partire dalla scuola di base?

Dal canto loro, gli educatori ed i formatori devonoessere aiutati a colmare il deficit di conoscenza dei nuovi fenomeni estrumenti comunicativi.

Anche per questo motivo tutti gli attoriistituzionali –il Governo, il Parlamento ma anche il servizio pubblicoradiotelevisivo– sono chiamati ad una nuova missione.

Tutti dobbiamo misurarci con le sfide di unacomplessa fase di transizione e per questo l'educazione della persona digitale(come una sorta di rinnovata educazione civica) deve essere rivolta a tutti icittadini, agli operatori, agli utenti dello spazio digitale senza distinzione,appunto, di età o di ruoli. Il cambiamento, infatti, non riguarda soltanto lenuove forme espressive e comunicative, ma la stessa struttura della societànelle sue diverse articolazioni ed organizzazioni.

La svolta indubbiamente positiva impostadall'Agenda digitale con l'obiettivo di raggiungere elevati livelli di efficienza,razionalizzazione ed economicità, prima di tutto nella pubblicaamministrazione, deve essere accompagnata da un quadro giuridico di fortigaranzie. L'innovazione, che passa dall'interoperabilità dei sistemiinformativi, da un'ampia e agevole disponibilità di informazioni, dallacreazione di nuove banche dati centralizzate, è destinata a riguardare delicatisettori: si pensi alla sanità elettronica, alla giustizia digitale con ilprocesso telematico, all'anagrafe dei conti correnti etc..

Educazione digitale significa, dunque, ancherendere consapevoli gli operatori che sono impegnati nei progetti ambiziosi dimodernizzazione digitale dell'Italia: devono sapere che l'attuazione degliobiettivi si realizza coniugando rigorosi ed elevati standard di sicurezza,qualità e integrità delle diverse banche dati e dei sistemi.

Anche le imprese e gli operatori privati devonosentirsi impegnati ed essere coinvolti i questa sfida.

Proponiamo questo percorso come un progettounificante, inclusivo, capace di coinvolgere diverse generazioni e interessi,un programma di nuova alfabetizzazione per il diritto di cittadinanza nellasocietà digitale.

L'Autorità di protezione dei dati puòrappresentare in questa cornice una frontiera avanzata ed un collaudato puntodi incontro dove è possibile ricercare, con tutti gli interlocutori, unasintesi tra efficienza, progresso, rispetto dei diritti e del valore dellepersone.