Garante per la protezione
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Comunicato Stampa

GIORNALISMO: NO A RAGGIRI E ARTIFICI.IL GARANTE PRIVACY RICHIAMA "LA ZANZARA" SUL CASO BARCA

Sono pratiche ingannevoli il mascheramentodell'identità dell'interlocutore e la simulazione

Nellosvolgimento della sua attività, il giornalista non può utilizzare artifici eraggiri per raccogliere notizie che potrebbero essere acquisite con glistrumenti propri dell'inchiesta giornalistica.

Lo ha ribadito il Garante per laprivacy, affrontando il caso di FabrizioBarca che si è rivolto nel luglio scorso all'Autorità per segnalare laviolazione dei principi del codice deontologico dei giornalisti avvenuta neisuo confronti con la messa in onda a febbraio, da parte della trasmissione diRadio 24 "La zanzara", della sua telefonata con un "falso"Nichi Vendola, impersonato da un imitatore.

Barcaaveva sottolineato come la raccolta delle notizie fosse avvenuta con l'inganno,in quanto l'interessato pensava di parlare in forma privata con una personaamica e di fiducia e non con un persona che a quest'ultima si era sostituita.L'interessato segnalava come la diffusione delle affermazioni fatte al telefonogli aveva provocato un danno di immagine. Da parte sua  "Radio24" aveva sostenuto che la raccolta e la diffusione dei dati non violavanoalcuna norma, in ragione dell'interesse pubblico a conoscere le opinioni diBarca, ex ministro della Coesione Territoriale, e del fatto che tali opinionipotevano essere acquisite solo con la modalità adottata dai conduttori de"La zanzara": la loro condotta era quindi in linea con le indicazionidel Codice deontologico dell'attività giornalistica, che consente algiornalista di tacere la sua identità non solo quando è a rischio la suaincolumità, ma anche quando il manifestarsi renderebbe impossibile l'eserciziodella funzione informativa.

Aseguito dell'istruttoria svolta, il Garante ha invece ritenuto che la raccoltadelle informazioni e la successiva diffusione della telefonata siano illecite.Al caso in esame, infatti, non può applicarsi, come sostenuto da "Radio24", la particolare esimente prevista nel Codice deontologico nella partein cui prevede la possibilità per il giornalista di non rendere nota la suaidentità in caso di rischi personali o di impossibilità ad acquisire in altromodo le informazioni. Queste due ipotesi hanno carattere di eccezionalità,collegate a situazioni di particolare gravità, e non possono essere riferite acasi nei quali le informazioni vengono acquisiste attraverso un mero artificio,consistito, nel caso di Barca, nell'aver assunto identità e voce di una personaamica e considerata di fiducia, inducendo l'interlocutore a manifestareconsiderazioni del tutto confidenziali. Il comportamento dei conduttori de"La zanzara" si pone quindi in contrasto con la disposizione delCodice deontologico laddove prescrive di evitare "artifici".

Leinformazioni di interesse pubblico avrebbero potuto essere acquisite con glistrumenti propri dell'inchiesta giornalistica e non, invece, con il ricorso,come sottolinea il Garante, "a pratiche ingannevoli, quali ilmascheramento dell'identità dell'interlocutore o la simulazione". Né puòritenersi che l'interesse pubblico renda di per sé lecito qualunque trattamentodi dati a prescindere dalla liceità o meno della raccolta: sostenendo questatesi non vi sarebbe più alcun limite nella correttezza dell'acquisizione dellenotizie e qualsiasi metodo di raccolta, per quanto connotato da raggiri eartifici, verrebbe legittimato in ragione del fine da perseguire.

Ritenute,dunque, l'acquisizione e la successiva messa in onda della conversazionetelefonica non conformi ai principi e alle norme del Codice deontologico deigiornalisti e del Codice privacy, il Garante,  pur prendendo attodell'avvenuta rimozione dal sito di "Radio 24" della telefonata, neha vietato l'ulteriore diffusione.

Roma,  25 settembre 2014