Garante per la protezione
    dei dati personali

Comunicato Stampa

"SLEALE NEGARE L'ANONIMATO ALLE «MADRI SEGRETE»"

IlGarante della Privacy mette in guardia sul pericolo di non garantire lasegretezza del parto

Intervistaad Antonello Soro, Presidente del Garante per la protezione dei dati personali

("LaStampa", 9 dicembre 2014 - di Giacomo Galeazzi)

 

Presidente Soro, lo Stato viola il patto con le 90mila italiane che hanno partorito avvalendosi del diritto a restare anonime?

«Lamadre che al momento del parto abbia deciso di non essere nominata varispettata e tutelata dal trauma che potrebbe subire nel rivivere, a distanzadi anni e su sollecitazione esterna, quella scelta non certo facile. Ciò che illegislatore deve però garantirle è la possibilità di rivedere, in pienaautonomia, quella decisione. Si deve allora delineare una procedura checonsenta alla madre di revocare, eventualmente, l'anonimato e al figlio di"incontrare", ove ne abbia interesse, questa diversa volontà. Questodeve però avvenire nell'assoluta riservatezza di tutte le parti coinvolte.Anche per il figlio sarebbe, infatti, traumatico ricevere la notizia, in alcunmodo sollecitata, della revoca dell'anonimato da parte di una madre di cui egliignori tutto».

 

C'è il pericolo che molte donne non porteranno più atermine la gravidanza? 

«Certo.E' proprio l'esigenza di dissuadere la donna da "decisioniirreparabili" il fondamento della disciplina sull'anonimato materno, chela Corte riafferma nel bilanciamento con il diritto del figlio a conoscere leproprie origini. La "salvaguardia della vita e della salute" di madree bambino è, secondo la Corte, il valore irrinunciabile cui il legislatore nonpuò derogare. E tuttavia, va superata quell'irreversibilità dell'anonimato chefinisce per "espropriare" la madre del proprio diritto di scegliere eil figlio della possibilità di cogliere tale disponibilità».

 

E' un accordo negato?

«Sarebbeestremamente ingiusto e sleale; in queste ipotesi ancora di più. Ma - ci tengoa sottolinearlo – il diritto del figlio a conoscere le proprie origini equello della madre a proteggersi da traumi ulteriori devono trovare una sintesiapplicabile in ogni caso. Un intervento legislativo è fondamentale per evitareche, nel vuoto normativo lasciato dalla sentenza, i giudici di volta in voltainteressati assumano scelte diversificate, creando disparità di trattamento».

 

Qual è il diritto che deve prevalere?

«Come haaffermato la Corte, entrambi devono essere armonizzati, massimizzando il livellodi tutela complessivo. La Consulta non ha certo scalfito il dirittoall'anonimato materno né tantomeno ignorato l'esigenza di garantire il dirittodel figlio a conoscere le proprie origini, quale espressione del dirittoall'identità personale. Ha però sollecitato il legislatore a introdurre unaprocedura che consenta l'eventuale incontro di queste due volontà (quella delfiglio di avvicinarsi alla madre e quella di costei di rivedere la propriascelta passata), garantendo la massima riservatezza di ciascuno. Come abbiamosuggerito alla Commissione Giustizia della Camera, tale procedura si potrebbeincardinare in capo ad un'Autorità indipendente».

 

Quali potranno essere le conseguenze della finedell'anonimato sulle nuove vite delle "mamme segrete"?

«Mai comein questi casi sono indispensabili un'estrema riservatezza e accortezza nellacomunicazione di dati così importanti, la cui rivelazione può comportare traumianche irreparabili e rompere equilibri delicatissimi su cui non solo i singoli,ma anche le loro famiglie costruiscono la propria vita. Un'indebita rivelazionedi notizie del genere precluderebbe, oltretutto, quel rapporto – nongiuridico ma "umano" – tra madre e figlio, che la revocadell'anonimato dovrebbe poter consentire».