Garante per la protezione
    dei dati personali


Ordinanza di ingiunzione nei confronti di Colligos.r.l

PROVVEDIMENTO DEL 22 MAGGIO 2014

Registrodei provvedimenti
n. 263 del 22 maggio 2014

 

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

NELLAriunione odierna, alla presenza del dott. Antonello Soro, presidente, delladott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della dott.ssa Giovanna BianchiClerici e della prof.ssa Licia Califano, componenti e del dott. Giuseppe Busia,segretario generale;

RILEVATOche, con il provvedimento n. 76 del 23 febbraio 2012, il Garante per laprotezione dei dati personali ha accertato, tra l'altro, che Colligo s.r.l.,con sede in Torino, via Assarotti n. 10, P.I.: 09174940016, in persona dellegale rappresentante pro-tempore, ha effettuato chiamate telefoniche di naturapromozionale nei confronti della sig.a Ilaria Cipriano e del sig. FrancescoGuaraldi, camuffando o celando l'identità del chiamante ovvero senza fornire unidoneo recapito presso il quale l'interessato possa esercitare i diritti di cuiall'art. 7 del Codice in materia di protezione dei dati personali (di seguitodenominato "Codice"), in violazione delle disposizioni di cuiall'art. 130, comma 5, del Codice;

VISTO ilverbale n. 10905/75490 del 26 aprile 2012 (che qui deve intendersiintegralmente richiamato) con cui sono state contestate alla predetta società,in persona del legale rappresentante pro-tempore, per ciascuno dei duesegnalanti, le violazioni amministrative, entrambe previste dall'art. 162,comma 2-bis del Codice, in relazione all'art. 130, comma 5, informandola dellafacoltà di effettuare il pagamento in misura ridotta ai sensi dell'art. 16della legge 24 novembre 1981, n. 689;

ESAMINATOil rapporto dell'Ufficio del Garante per la protezione dei dati personali,predisposto, per entrambi i rilievi di cui alla contestazione in argomento, aisensi dell'art. 17 della legge 24 novembre 1981, n. 689, dal quale non risultaessere stato effettuato il pagamento in misura ridotta;

VISTO loscritto difensivo datato15 giugno 2012 e inviato ai sensi dell'art. 18 dellalegge 24 novembre 1981, n. 689, con il quale la società rileva la violazione ederrata applicazione dell'art. 130, comma 5 del Codice, atteso che, comeperaltro già asserito dall'Autorità con il provvedimento n. 137 del 7 aprile2011, "Dal quadro normativo citato e dall'interpretazione del medesimofornito dalla dottrina, è, dunque, evidente che il legislatore abbia dettatouna disciplina circoscritta alle sole c.d. comunicazioni elettroniche,effettuate mediante l'uso di sistemi automatizzati e senza l'intervento di unoperatore. A ciò consegue, pertanto, che lo specifico divieto posto dal quintocomma della disposizione de qua trovi applicazione unicamente con riferimentoalle comunicazioni indesiderate c.d. automatizzate". Alla luce di taleinterpretazione, "() atteso che la comunicazione effettuata dalla Colligosrl () è stata effettuata con l'intervento di un operatore, si ritiene che ladisposizione citata dall'Autorità a fondamento del proprio provvedimentosanzionatorio non possa trovare applicazione nel caso di specie". Inoltre,"() con riferimento all'identificazione della linea del chiamante, pare,qui, utile richiamare le osservazioni formulate () in data 7 marzo 2012; intale sede, è stato dimostrato come, in esito ad un'attenta procedura diverifica dei sistemi di identificazione della linea chiamante (), ilcentralino e, dunque tutti i flussi primari risultassero configurati in modotale da rendere chiaro e visibile il numero del mittente in tutte le chiamatein uscita"; ove, peraltro, "() la mancata rappresentazione delnumero del mittente (), potrebbe derivare () da una serie di articolatequestioni tecniche, indipendenti dalla volontà della società()". "Adogni modo, stante la delicatezza e complessità della questione, è, pertanto,evidente come una tale circostanza non possa che essere accertata attraversol'espletamento di una più opportuna ed idonea istruttoria". Evidenzia,altresì, come la contestazione, "() pur espressamente contestando allasocietà la sola violazione della disposizione di cui all'art. 130,c.5, delCodice, contiene, tuttavia, nell'epigrafe, un integrale richiamo alleviolazioni contestate nel provvedimento inibitorio prot. n. 76 in data 23febbraio 2012. () Siffatta contestazione è palesemente infondata ed ingiusta,atteso che nessuna responsabilità in merito può essere addebitata alla societàColligo s.r.l.";

VISTO ilverbale di audizione delle parti del 14 gennaio 2013 nel quale la società,oltre a ribadire quanto argomentato negli scritti difensivi, ha precisato che"() lo stesso Garante, nello stesso periodo e nell'ambito di varierichieste  di informazioni, abbia dato atto che le telefonate di Colligoavvenivano in chiaro";

RITENUTOche le argomentazioni addotte non risultano idonee in relazione a quantocontestato. Il trasgressore ritiene erroneamente che la disciplina dell'art.130, comma 5 del Codice sia applicabile unicamente nel caso di comunicazionielettroniche effettuate mediante l'uso di sistemi automatizzati di chiamata. Ilfraintendimento della norma operato dalla società deriva dal fatto che non siconsidera il disposto dell'art. 130 del Codice nella sua interezza. L'art. 130,comma 3-ter, infatti nell'individuare analiticamente i criteri e principigenerali di istituzione del Registro delle opposizioni, prevede, alla letteraf), "l' obbligo per i soggetti che effettuano trattamenti di dati per lefinalità di cui all'articolo 7, comma 4, lettera b) - di invio di materialepubblicitario o di vendita diretta o per il compimento di ricerche di mercato odi comunicazione commerciale -, di garantire la presentazionedell'identificazione della linea chiamante". Quindi, l'invio dicomunicazioni a scopo promozionale, previsto nel comma 5, si riferisceall'utilizzo di un qualsiasi mezzo, tra quelli previsti nei primi tre commidell'art. 130, per l'effettuazione di comunicazioni promozionali, quindi anche alle chiamate con operatore. A fronte di ciò, pertanto, il citato comma 5 siqualifica come norma di precetto la cui violazione determina la contestabilitàdella sanzione di cui al combinato disposto degli artt. 162, comma 2 bis e 167del Codice. Inoltre, ciò che è stato argomentato in ordine all'identificazionedella linea chiamante risulta irrilevante, poichè quanto documentatorelativamente alla configurazione del centralino (ovvero che tutti i flussiprimari risultano configurati in modo tale da rendere chiaro e visibile ilnumero del mittente in tutte le chiamate in uscita) non dimostra che lechiamate, a fronte delle quali sono state inviate all'Autorità le segnalazionida cui sono scaturiti i rilievi in argomento, fossero state effettuatepalesando il numero del chiamante. Sul punto si evidenzia come la condottaomissiva contestata sia stata puntualmente accertata ai sensi dell'art. 13della legge 24 novembre 1981, n. 689, mentre le argomentazioni con le quali èstata richiamata la disciplina di cui all'art. 3 della legge 24 novembre 1981,n. 689, risultano inapplicabili al caso di specie, atteso che l'errore sullaliceità del fatto, comunemente indicato come buona fede, può rilevare comecausa di esclusione della responsabilità solo quando esso risulti incolpevole.A tal fine occorre, cioè, un elemento positivo idoneo ad indurre un errore siffatto,non ovviabile dall'interessato con l'ordinaria diligenza (Cass. Civ. sez. I del21 febbraio 1995 n. 1873; Cass. Civ. sez II del 13 marzo 2006, n. 5426),elemento che, nel caso di specie, non è riscontrabile. Risulta parimenti privodi pregio anche quanto osservato circa l'infondatezza della contestazionederivante dal richiamo, in essa contenuto, al provvedimento dell'Autorità n. 76del 23 febbraio 2012. In realtà il richiamo in parola è necessario, in quanto,con tale provvedimento, la violazione in argomento è stata accertata ai sensidell'art. 13 della legge 24 novembre 1981, n. 689. Sul punto, poi, giovarilevare come la società, nonostante le considerazioni formulate in riferimentoalla valenza del provvedimento dell'Autorità, non lo abbia impugnato;

RILEVATOche la società, operando in qualità di titolare ai sensi degli artt. 4 e 28 delCodice, ha svolto trattamenti di dati personali (così come qualificatidall'art. 4, comma 1, lett. b), del Codice), finalizzati all'effettuazione diuna comunicazione promozionale al numero di utenza telefonica fissa dei duesegnalanti, camuffando o celando l'identità del chiamante ovvero senza fornireun idoneo recapito presso il quale poter esercitare i diritti di cui all'art. 7del Codice, in violazione delle disposizioni di cui all'art. 130, comma 5, delCodice

VISTOl'art. 162, comma 2-bis del Codice, che punisce la violazione delledisposizioni indicate nell'art. 130, comma 5, come richiamato dall'art. 167,con la sanzione amministrativa del pagamento di una somma da diecimila euro acentoventimila euro;

CONSIDERATOche, ai fini della determinazione dell'ammontare della sanzione pecuniaria,occorre tenere conto, ai sensi dell'art. 11 della legge 24 novembre 1981, n.689, dell'opera svolta dall'agente per eliminare o attenuare le conseguenzedella violazione, della gravità della violazione, della personalità e dellecondizioni economiche del contravventore e che pertanto l'ammontare dellasanzione pecuniaria con riferimento alla violazione di cui all'art. 162, comma2-bis deve essere quantificato nella misura di euro 20.000,00 (ventimila) perciascuno dei due rilievi, per un importo complessivo pari a euro 40.000,00(quarantamila);

VISTA ladocumentazione in atti;

VISTA lalegge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni e integrazioni;

VISTE leosservazioni dell'Ufficio formulate dal segretario generale ai sensi dell'art.15 del regolamento del Garante n. 1/2000, adottato con deliberazione del 28giugno 2000;

RELATOREla prof.ssa Licia Califano;

ORDINA

aColligo s.r.l., con sede in Torino, via Assarotti n. 10, P.I.: 09174940016, inpersona del legale rappresentante pro-tempore, di pagare la somma di euro40.000,00 (quarantamila) a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria per laviolazione prevista dall'art. 162, commi 2-bis del Codice indicata inmotivazione;

INGIUNGE

allamedesima società di pagare la somma di euro 40.000,00 (quarantamila) secondo lemodalità indicate in allegato, entro 30 giorni dalla notificazione del presenteprovvedimento, pena l'adozione dei conseguenti atti esecutivi a norma dall'art.27 della legge 24 novembre 1981, n. 689, prescrivendo che, entro il termine digiorni 10 (dieci) dal versamento, sia inviata a questa Autorità, in originale oin copia autentica, quietanza dell'avvenuto versamento.

Aisensi degli artt. 152 del Codice e 10 del d.lg. n. 150/2011, avverso ilpresente provvedimento può essere proposta opposizione all'autorità giudiziariaordinaria, con ricorso depositato al tribunale ordinario del luogo ove ha laresidenza il titolare del trattamento dei dati, entro il termine di trentagiorni dalla data di comunicazione del provvedimento stesso, ovvero di sessantagiorni se il ricorrente risiede all'estero.

Roma, 22 maggio 2014

Il presidente
Soro

Il relatore
Califano

Il segretario generale
Busia