Garante per la protezione
    dei dati personali


Ordinanza di ingiunzione nei confronti di Ministerodella Giustizia

PROVVEDIMENTO DEL 5 GIUGNO 2014

Registrodei provvedimenti
 n. 285 del 5 giugno 2014

 

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

NELLAriunione odierna, alla presenza del dott. Antonello Soro, presidente, delladott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della dott.ssa Giovanna BianchiClerici e della prof.ssa Licia Califano, componenti e del dott. Giuseppe Busia,segretario generale;

RILEVATOche, all'esito di un procedimento amministrativo scaturente da alcunesegnalazioni nelle quali si lamentava la diffusione, attraverso il sito webistituzionale del Ministero della Giustizia (C.F.: 97591110586), con sede inRoma, via Arenula n. 70, dei provvedimenti di inquadramento del personaleadottati dal Direttore della direzione generale del personale e dellaformazione in data 3 agosto 2010, ai sensi del Contratto Collettivo Nazionaledi Lavoro (di seguito C.C.N.L.) 2006/2009 e del Contratto Collettivo NazionaleIntegrativo (di seguito C.C.N.I.) del 29 luglio 2010, comprensivi di allegaticontenenti cognome e nome, data e luogo di nascita  e codice fiscale degliinteressati, liberamente consultabili anche tramite comuni motori di ricerca,l'Autorità ha adottato il provvedimento inibitorio e prescrittivo n. 165 del 27aprile 2011, con il quale è stato accertato che i dati personali contenuti neiprovvedimenti di inquadramento del personale anzidetti, sono stati diffusi dalcitato Ministero senza che ciò fosse previsto da una norma di legge oregolamento, in violazione di quanto previsto dall'art. 19, comma 3 del d.lg.30 giugno 2003, n. 196 recante Codice in materia di protezione dei datipersonali (di seguito denominato Codice);

VISTO ilverbale n. 12045/71174 del 10 giugno 2011 con cui è stata contestata alMinistero della Giustizia, in persona del legale appresentante pro-tempore, laviolazione amministrativa prevista dall'art. 162, comma 2-bis, del Codice, inrelazione all'art. 19, comma 3, informandolo della facoltà di effettuare ilpagamento in misura ridotta ai sensi dell'art. 16 della legge n. 689/1981;

RILEVATOche il Ministero della Giustizia, dopo aver presentato ricorso giurisdizionalepresso il Tribunale amministrativo regionale del Lazio avverso la contestazionedel 10 giugno 2011e averlo riassunto innanzi al Tribunale civile di Roma, harinunciato al giudizio in parola che è stato dichiarato estinto con appositoatto del Giudice datato 9 dicembre 2013;

ESAMINATOil rapporto dell'Ufficio del Garante predisposto ai sensi dell'art. 17 dellalegge 24 novembre 1981, n. 689, dal quale non risulta essere stato effettuatoil pagamento in misura ridotta;

VISTIgli scritti difensivi datati 7 e 24 ottobre 2011 nonché 7 marzo 2014 e inviatiai sensi dell'art. 18 della legge n. 689/1981, con i quali il Ministero dellaGiustizia ha giustificato la condotta contestata con la necessità, dettatadalle disposizioni restrittive in materia di trattamento economico previstedall'art. 9 del D.L. 78/2010, convertito nella legge n. 122/2010, di procederecon mezzi di comunicazione elettronica di facile accesso "(Š) alcompletamento delle procedure di progressione economica di circa 41.000dipendenti (Š)" del Ministero, ragione per la quale, in prima battuta, siera optato per la pubblicazione dei provvedimenti oggetto di contestazionenella sezione Intranet, accessibile a tutto il personale. Ma, nonostante iprovvedimenti in parola siano stati effettivamente pubblicati sul sito Internetdell'Amministrazione, si evidenzia come il numero dei 41.000 dipendenti nonappare tale da configurare, in base alla previsione del provvedimento delGarante datato 27 aprile 2011, una cerchia ristretta e selezionata didestinatari, tale da garantire, mediante un'accessibilità selezionata aiprovvedimenti di inquadramento del personale, una riservatezza più pregnanterispetto a quella realizzata mediante l'utilizzo del sito Internet. IlMinistero, inoltre, evidenzia come l'art. 30, comma 6 del C.C.N.I. non impongal'obbligo di pubblicazione nella sezione intranet del sito web istituzionale;

CONSIDERATOche le argomentazioni addotte non permettono di escludere la responsabilità delMinistero in relazione a quanto contestato. Il Ministero, nell'illustrare leproprie motivazioni, non tiene conto del fatto che i provvedimenti diinquadramento oggetto di contestazione sono atti distinti e separati da quelliinerenti le progressioni economiche del personale. Per i primi, quindi, ilprovvedimento del Garante n.167 del 27 aprile 2011, con il quale è stataaccertata la violazione in argomento, ha puntualmente individuato nell'art. 10,comma 5 del C.C.N.L. 2006/2009 la norma in base alla quale gli stessi dovevanoessere comunicati ai dipendenti a cura dell'Amministrazione al termine dellerelative procedure; tale dispositivo non prevede per tali atti nessuna forma dipubblicazione e, pertanto, la diffusione di dati personali in essi contenuti,ove avvenuta come nel caso di specie, è priva di idonea base giuridica. Legraduatorie disciplinate dall'art. 30, comma 6, del C.C.N.I., del 29/7/2010 siriferiscono alla diversa fattispecie delle «progressioni economiche all'internodelle aree» (capo III del C.C.N.I.) attivabili a seguito di un'appositaprocedura, preceduta dal relativo bando (art. 22 C.C.N.I.).  In ragione diciò risulta inconferente il richiamato art. 30, comma 6, del C.C.N.I.richiamato dall'ente  nelle sue memorie che non costituisce infatti unidoneo presupposto normativo ai sensi dell'art. 19, comma 3, del Codice, per ladiffusione, tramite Internet, dei dati personali contenuti nei provvedimentiadottati dal Direttore della Direzione generale del personale e dellaformazione il 3 agosto 2010 in quanto riguarda espressamente un'altra tipologiadi atto, ovvero la progressione economica del personale. Inoltre, risulta privodi pregio quanto argomentato circa il fatto che il numero dei dipendenti delMinistero (41.000) non appare tale da configurare, in base alla previsione delprovvedimento del Garante datato 27 aprile 2011, una cerchia ristretta eselezionata di destinatari. Tale argomentazione, infatti, travisa il contenutodel citato provvedimento dell'Autorità che, invece, evidenzia come i datipersonali contenuti nei provvedimenti di inquadramento oggetto di contestazionenon possano essere resi liberamente reperibili da chiunque sul sito Internetdel Ministero, ma debbano essere comunicati ai soli interessati;

RILEVATO,pertanto, che il Ministero della Giustizia ha effettuato un trattamento di datipersonali ai sensi dell'art. 4, comma 1, lett. a) e b) del Codice, atteso cheha diffuso, attraverso il sito Internet istituzionale, dati personali contenutinei provvedimenti di inquadramento del personale in violazione del citato art.19, comma 3, del Codice

VISTOl'art. 162, comma 2-bis, del Codice che punisce la violazione delledisposizioni indicate negli artt. 19 e 20 del Codice con la sanzioneamministrativa del pagamento di una somma da diecimila euro a centoventimilaeuro;

RITENUTOche, nel caso di specie, ricorrano le condizioni per applicare l'art. 164-bis, comma1, del Codice il quale prevede che se taluna delle violazioni di cui agli art.161, 162, 163 e 164 è di minore gravità, i limiti minimi e massimi stabilitinegli stessi articoli sono applicati in misura pari a due quinti. Ciò inconsiderazione del fatto che la pubblicazione dei provvedimenti diinquadramento oggetto di contestazione era indissolubilmente collegataall'adozione dei provvedimenti inerenti le progressioni economiche all'internodelle aree, la cui pubblicazione è regolata dall'art. 30, comma 6 del C.C.N.I..Sul punto, peraltro, si rileva come l'esiguità del tempo concesso per ilperfezionamento di una procedura così complessa che riguardava tutto il personalein servizio presso il Ministero, possa aver influito sulle decisioni adottatedall'Ente, e quindi sull'intensità dell'elemento psicologico dell'illecitocontestato;

CONSIDERATOche, ai fini della determinazione dell'ammontare della sanzione pecuniaria,occorre tenere conto, ai sensi dell'art. 11 della legge 24 novembre 1981 n.689, dell'opera svolta dall'agente per eliminare o attenuare le conseguenzedella violazione, della gravità della violazione, della personalità e dellecondizioni economiche del contravventore;

RITENUTO,pertanto, di dover determinare, ai sensi dell'art. 11 della L. n. 689/1981,l'ammontare della sanzione pecuniaria per la violazione nella misura di euro4.000,00 (quattromila);

VISTA ladocumentazione in atti;

VISTA lalegge 24 novembre 1981 n. 689, e successive modificazioni e integrazioni;

VISTE leosservazioni dell'Ufficio, formulate dal segretario generale ai sensi dell'art.15 del regolamento del Garante n. 1/2000, adottato con deliberazione del 28giugno 2000;

RELATOREla dott.ssa Augusta Iannini;

ORDINA

alMinistero della Giustizia (C.F.: 97591110586), con sede in Roma, via Arenula n.70, in persona del legale appresentante pro-tempore, di pagare la somma di euro4.000,00 (quattromila) a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria per laviolazione prevista dall'art. 162, comma 2-bis, del Codice indicata inmotivazione;

INGIUNGE

almedesimo di pagare la somma di euro 4.000,00 (quattromila) secondo le modalitàindicate in allegato, entro 30 giorni dalla notificazione del presenteprovvedimento, pena l'adozione dei conseguenti atti esecutivi a norma dall'art.27 della legge 24 novembre 1981, n. 689, prescrivendo che, entro il termine digiorni 10 (dieci) dal versamento, sia inviata a questa Autorità, in originale oin copia autentica, quietanza dell'avvenuto versamento.

Siavvisa che avverso il presente provvedimento, ai sensi dell'art. 152 delCodice, può essere proposta opposizione davanti al tribunale ordinario delluogo ove ha sede il titolare del trattamento entro il termine di trenta giornidalla notificazione del presente provvedimento.

Roma, 5 giugno 2014

Il presidente
Soro

Il relatore
Iannini

Il segretario generale
Busia