Garante per la protezione
    dei dati personali


Provvedimento di blocco e prescrittivo nei confrontidegli organi di informazione a tutela dei minori

PROVVEDIMENTO DEL 9 LUGLIO 2014

(Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n. 168 del 22 luglio 2014)

 

Registrodei provvedimenti
 n. 351 del 9 luglio 2014

IL GARANTE PER LA PROTEZIONE DEI DATI PERSONALI

Nellariunione odierna, in presenza del dott. Antonello Soro, presidente, delladott.ssa Augusta Iannini, vicepresidente, della dott.ssa Giovanna BianchiClerici e della prof.ssa Licia Califano, componenti, e del dott. GiuseppeBusia, segretario generale;

RILEVATOche in data odierna, 9 luglio 2014, diversi organi di informazione hannodiffuso la notizia relativa ad un'ordinanza di custodia cautelare disposta neiconfronti di un fotografo accusato di aver compiuto reati di natura sessuale aidanni di minorenni, approfittando della sua attività professionale; rilevatoche l'ordinanza contiene le trascrizioni delle intercettazioni telefonichedisposte nell'ambito delle predette indagini, contenenti anche le conversazionitra l'indagato e le vittime;

RILEVATOche, in particolare, il quotidiano Il Tempo ha pubblicato anche ampi stralcidelle citate trascrizioni contenenti numerosi particolari relativi agli atticompiuti dall'indagato con le minori;

RILEVATOche altri organi di informazione, sempre in data odierna, hanno diffuso altriparticolari sulla vicenda, fornendo ulteriori notizie sugli ambienti e sullescuole frequentate dalle vittime;

CONSIDERATOche l'insieme delle informazioni che vengono progressivamente fornite dai mezzidi comunicazione, tradizionali e on line, unitamente ai dati già pubblicati,rendono via via più agevole l'identificazione delle vittime;

VISTOl'art. 114, comma 6, c.p.p. che vieta la divulgazione di elementi che ancheindirettamente possono portare alla identificazione di minori danneggiati da unreato (cfr. anche art. 13 del D.P.R n. 448/1988);

VISTOl'art. 734 bis che sanziona penalmente la divulgazione delle generalità odell'immagine di persona offesa da atti di violenza sessuale;

VISTOl'art. 137 del Codice in materia di protezione dei dati personali, d.lgs. 30giugno 2003, n.196, il quale dispone che in caso di diffusione o dicomunicazione di dati personali per finalità giornalistiche restano fermi ilimiti del diritto di cronaca a tutela dei diritti di cui all'articolo 2 delmedesimo Codice (dignità, riservatezza, identità personale e protezione deidati personali) e, in particolare, il limite dell'essenzialitàdell'informazione riguardo a fatti di interesse pubblico.

VISTOl'art. 7 del citato codice di deontologia relativo al trattamento dei datipersonali nell'esercizio dell'attività giornalistica, il quale -ancheattraverso il richiamo alla Carta di Treviso- considera sempre prevalente ildiritto del minore alla riservatezza rispetto al diritto di cronaca precludendoal giornalista la diffusione di dati idonei ad identificare, anche indirettamente,minori comunque coinvolti in fatti di cronaca;

RILEVATOche in presenza di un fatto di interesse pubblico -quale risulta essere quelloalla base della vicenda- il giornalista, nel diffondere notizie e informazionipersonali, è dunque tenuto a rispettare il parametro dell'essenzialitàdell'informazione rispetto alla rilevanza dei fatti riferiti;

CONSIDERATOche, con specifico riferimento alla fattispecie in esame e in considerazione diuna possibile ulteriore diffusione di notizie relative alla stessa vicenda, lacorretta applicazione del principio dell'essenzialità dell'informazione imponeai giornalisti di effettuare un attento vaglio sulle notizie acquisite,evitando di diffondere informazioni idonee, anche indirettamente, adidentificare le vittime e che potrebbero incidere gravemente sulla lorodignità;

CONSIDERATOche, sempre in base alle predette disposizioni, tali garanzie operano a maggiorragione con riferimento a minori vittime di violenze di natura sessuale e chetali princìpi sono stati più volte richiamati dall'Autorità (provvedimenti del6 aprile 2004, nonché provvedimenti del 2ottobre 2008 e