LACYBERWAR NON RISPARMIA NESSUNO
IL2011 L'ANNUS HORRIBILIS DEL CRIMINE
di
Gloria Bagnarol
Aggressivi,pericolosi e con una libertà di azione quasi illimitata. Sono i guerrieri delcybercrime che, armati di mouse e tastiera, hanno attaccato milioni dicittadini. Potenzialmente possono arrivare a colpire tutti gli utenti internet,il 30% della popolazione mondiale.
Il 2011 è stato definito da Clusit, l'associazioneitaliana che ogni anno compila un rapporto sulle condizioni della sicurezzainformatica, "l'annus horribilis" di questa nuova guerra che nonsembra destinata a finire. I primi quattro mesi del 2012 confermano un trend increscita: più cinque per cento rispetto all'anno precedente, con un terzo degliattacchi che rimane ignoto.
Hacker, sabotatori e spie di ogni genere hanno causato danni percentinaia di miliardi di dollari. E a farne le spese sono stati tutti: privaticittadini, istituzioni nazionali e internazionali, piccole e grandi industriedi ogni settore. Sembra che solo pochi siano in grado di difendersi.
In Giappone, una delle più grandi aziende di intrattenimento èstata messa in ginocchio da una serie di attacchi continuativi che ancora oggisi fatica a comprendere. La società ha dovuto interrompere i suoi servizi digioco online per quasi un mese e ha perso il 30% della sua capitalizzazione inborsa. In Sudafrica i criminali 2.0 hanno messo in scena una vera e propriarapina virtuale. Prima hanno hackerato i sistemi informativi di una banca peraprire dei conti correnti abusivi, poi hanno trasferito in questi nuovidepositi i soldi dei clienti legittimi. A quel punto è bastata una passeggiataal bancomat più vicino e nell'arco di una sola notte si sono portati via più di40 milioni di dollari.
I governi di tutto il mondo non sono rimasti con le mani in manoe così, nel febbraio del 2011, l'amministratore delegato di una società disicurezza che lavora per gli Stati Uniti ha annunciato di aver hackeratoAnonymus e che avrebbe fatto i nomi dei membri del collettivo. Mossa sbagliata.In meno di una settimana il gruppo di hacker è entrato nel suo account Twittere ha reso pubblici tutti i suoi dati: indirizzo, numero di telefono edell'assistenza sanitaria. Ma questa era solo la parte 'scherzosa', la campagnaè andata avanti con la pubblicazione di migliaia di e-mail aziendali riservateche hanno messo in serio pericolo la società.
E in Italia? Secondo il rapporto Clusit il nostro Paese non èsicuramente un'eccezione, anzi, è stato "il campo di battaglia perun'azione di Cyberwar con conseguenze globali". Un hacker iraniano haviolato l'affiliata italiana di una società americana, la Comodo, che si occupadi certificati digitali per l'autentificazione dei siti web, riuscendo a falsificare9 autorizzazioni legate a domini internet importanti come Google o Skype. Lagravità dell'attacco dipende dall'importanza che le Autorità di Certificazionerivestono nella sicurezza dei servizi web e, nonostante in Italia l'azione siapassata quasi sotto silenzio, all'estero c'è stata molta preoccupazione.
Nei nostri confini stanno crescendo molti cyber criminali chetra furti e atti di protesta compiono la propria personale rincorsa agliarmamenti digitali. Nel luglio del 2011 qualcuno è anche finito in galera: lapolizia ha arrestato 15 persone colpevoli di far parte della versione italianadi Anonymus. La risposta del gruppo anche questa volta è stata immediata: pochigiorni e sulla rete sono stati pubblicati i dati di 18 atenei italiani. Qualche mese prima a finire sotto attacco erano stati invece numerosi sitiistituzionali (tra cui quello della Camera e del Governo), di partito (LegaNord e Pdl) e di importanti organizzazioni e aziende come l'Agcom, le Poste ela Borsa.
(Ndr:Ripreso da Repubblica.it del 04 ottobre 2012)