La banca partner in rete
Nove grandi aziende delineano il presente e il futuro di Internet in Italia. Per le banche, le carte da giocare sono molte: tecnologie, sicurezza, pagamenti, finanziamenti, consulenza...

di
Daniele Borghi

Qual è il ruolo della banca come elemento abilitante all'utilizzo del commercio elettronico da parte delle aziende? Il messaggio che emerge dal Convegno ABI è forte e molto chiaro il commercio elettronico deve essere interpretato come un elemento di crescita dell'intermediazione finanziaria, mentre al momento tende ad essere visto esattamente al contrario: fattore di rischio di disintermediazione. Per giungere a questo obiettivo, che in qualche misura è innovativo rispetto alla visione corrente del problema, nel corso del Convegno sono stati evidenziati da un lato i fattori abilitanti e dall'altro gli elementi che, se assenti, possono ostacolare la diffusione del commercio elettronico. Nei primi rientrano a pieno titolo le risorse tecnologiche, la standardizzazione di sistema, la crittografia e le procedure di riconoscimento ed autenticazione. Come elementi di potenziale ostacolo si individuano la difficoltà nell'identificare la controparte, la validità legale degli accordi, l'affidabilità dei mezzi di pagamento, il problema delle consegne e la riservatezza delle comunicazioni. In buona sostanza si tratta di aspetti tecnologici e organizzativi.

Sui primi in particolare la banca può e deve investire affinché diventino un elemento competitivo per l'espansione della propria offerta di servizi. Le banche stanno operando, per molteplici ragioni, rilevanti investimenti nell'area dell'information technology. Nel momento in cui dispone di tecnologia avanzata, la banca può allora diventare propositiva nei confronti delle piccole e medie imprese che fiutano le occasioni date dal commercio elettronico, ma non hanno né le risorse né le competenze necessarie per sfruttare il nuovo mercato.

Le banche possono allora diventare fornitrici di un'ampia gamma di servizi (quasi dei veri e propri pacchetti "chiavi in mano") che sono sia di natura finanziaria, e quindi erogati direttamente, sia di natura tecnologica, e in questo caso possono essere reperiti internamente o dati in outsourcing.

Una visione interessante del fenomeno del commercio elettronico ci viene dal Ministero dell'Industria.

La posizione dell'Unione europea è che non si tratta di un nuovo canale per raggiungere l'utenza tradizionale ma di un vero e proprio mercato: questa impostazione è pienamente condivisa dall'Italia. In particolare il Ministero sottolinea il fatto che il commercio elettronico è molto adatto alla struttura produttiva italiana, basata in gran parte sulle piccole e medie imprese. Il principio di base indispensabile per lo sviluppo del settore è che deve essere guidato dal mercato. Ciò comporta regole "leggere", molto chiare e dinamiche; la stessa cosa sta avvenendo a livello internazionale. Compito dei governi è quindi garantire il corretto funzionamento del mercato, null'altro.

In concreto, il Ministero ha assunto una serie di iniziative per la propulsione di questo nuovo mercato.

1. Esiste un Osservatorio operativo, con un indirizzo di posta elettronica (osservatorio.ecom@minindustria.it) cui inviare suggerimenti e/o proporsi per partecipare ai gruppi di lavoro. I temi affrontati sono il monitoraggio del mercato per capire cosa sta succedendo, la promozione del mercato, la definizione di regole e garanzie.

2. La firma digitale: ormai è legge, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale.

3. Il Mud (modello unificato di dichiarazione dei redditi) telematico incorpora tutti gli strumenti necessari per incentivare il business to business, che è l'obiettivo primario del Ministero: dal documento informatico alla firma digitale, dai pagamenti elettronici alla marcatura temporale, dall'archiviazione ottica alla cooperazione on line con la Pubblica Amministrazione (oggi 5 mila aziende stanno già usando il sistema, l'anno prossimo va a regime).

4. La promozione del mercato. Sempre indirizzato al business to business, sono lavori aperti nel cantiere dell'Osservatorio: l'indirizzo in esame è erogare finanziamenti sulla base dei risultati conseguiti producendo la prova delle transazioni online effettuate; è possibile avere incentivi sotto forma di crediti di imposta.

In parziale contrapposizione all'intervento del Ministero dell'Industria, Databank Consulting presenta dati e considerazioni molto interessanti. In sostanza, se è vero che il business to business risulta il commercio di gran lunga più promettente in termini di volumi transati, è altresì da considerare che, almeno in Italia, per i prossimi due o tre anni il business to consumer sarà oggetto di una crescita rilevante e rimarrà prevalente rispetto al commercio tra imprese.

Questa affermazione si basa su alcune considerazioni interessanti, prima fra tutte la modalità di pagamento utilizzata tra le imprese (il bonifico bancario e non la carta di credito). Ma anche la tempistica dei pagamenti, che avviene solo dopo avere ricevuto la merce (a 30, 60, 90 giorni) e non prima o contestualmente.

Nel business to consumer bisogna invece considerare che, pur essendo ancora su volumi relativamente bassi, entro il 2000 si prevede arrivi al 2% dell'interscambio mondiale e, soprattutto, gli indicatori crescono ad un tasso del 100% annuo.

Ancora due dati che fanno riflettere:

1. Nel 2003 si stima una domanda interna di commercio elettronico pari a 34 mila miliardi di lire (1,5% del Pii), mentre l'offerta nazionale sarà pari a soli 11 mila miliardi: se questo si verifica significherà avere un deficit commerciale di 23 mila miliardi.

2. Quali sono i costi per "fare commercio elettronico"? Le spese di avviamento non sono trascurabili: variano da 60 a 400/500 milioni, di cui hardware e software incidono solo per il 20%; a questo si aggiungono le spese variabili (commissioni sul transato, delivery, logistica).

 

SOLUZIONI PER PARTIRE

Ma quali sono le soluzioni più innovative che esistono sul mercato? Nel Convegno ABI sono emerse molte proposte. Telecom Italia pone l'accento sulle piccole e medie imprese. In base ad uno studio commissionato a Idc, ben l'81% delle aziende presenti o intenzionate a porsi su Internet hanno una forte propensione all'outsourcing; ciò significa, per il solo 1999, oltre 2 mila miliardi come previsione di spesa.

Si introduce il concetto di "extended enterprise": la tecnologia Internet fonde la realtà interna (intranet) con quella esterna (extranet). È possibile un'integrazione più ampia e a basso costo con la catena dei fornitori.

In questo panorama, l'offerta Telecom è costituita da Village: una piattaforma per mettere i clienti in grado di erogare servizi ad alto valore; in particolare l'offerta per le banche è costituita da:

1. Finance-net (prodotto di home banking).

2. Il servizio di Autorità di certificazione.

3. La copertura della catena del valore per il commercio elettronico, dallo sviluppo del contenuto alla consegna della merce.

Andersen Consulting introduce un nuovo termine: l'eEconomy. In sostanza, con ciò si vuole concretizzare l'assunto che il commercio elettronico sta creando una nuova economia, ossia un nuovo modo di fare business. Questo sta modificando i paradigmi su cui si poggia l'economia industriale:

1. Integrazione verticale. Si hanno bassi costi di integrazione e cooperazione tra aziende, ciò porta a forte specializzazione e bassa integrazione verticale.

2. Redditività degli investimenti. Il valore di un'azienda non è più basato sugli asset materiali ma sulla proprietà intellettuale e le relazioni con il cliente.

3. Accesso alle informazioni. Conoscere i clienti e i fornitori è ora difficile e costoso, mentre nella eEconomy dovrebbe diventare facile ed economico.

4. Time to market. Entrare sul mercato significa sviluppare un nuovo prodotto (molto tempo), mentre nella eEconomy ciò significa esclusivamente sviluppare canali virtuali di approvvigionamento e vendita di prodotti e servizi. Su temi analoghi si snoda l'intervento di Ibm. Internet ha un impatto tanto maggiore quanto più il settore industriale interessato è "information intensive" e con prodotti orientati alle esigenze del singolo cliente.

Secondo Ibm, Internet è ancora una "tecnologia instabile": si può avere successo anche senza essere market leader e, soprattutto, senza essere i primi a fornire il prodotto/servizio. Il fattore competitivo discriminante non è più il prodotto, ma il contesto (rapporto con il cliente, validità del marchio, fiducia, professionalità dimostrata) ossia la "sensazione di esperienza" che il cliente riceve. Gli investimenti vanno quindi focalizzati sul know-ledge management, ossia sulla tecnologia che permette di gestire e qualificare il contesto in cui si opera. Assume importanza la strategia distributiva e quella di .brand, mentre perdono valore le politiche di prezzo e di prodotto.

In base ad una ricerca interna Ibm, non esiste ancora una massa critica di utenti per il commercio elettronico, sia in termini di numeri che di competenze distribuite; ciò significa che non si hanno subito ritorni economici agli investimenti effettuati, ma si comincia immediatamente ad avere il ritorno in termini di immagine e in conoscenza del comportamento della clientela.

Aci Worldwide presenta un interessante confronto su cosa stanno facendo altre banche nel mondo; in particolare:

1. Net@Bank, che è una banca solo Internet ma che, per supportare la propria clientela, usa anche il telefono e gli Atm delle altre banche per il prelievo del contante.

2. Nationwide, che attira i clienti sul proprio sito fornendo i risultati della Football League: ottiene un milione di hits alla settimana e ha ottenuto il premio best online banking service nel 1998.

3. Cibc ha realizzato il più grande portale in Canada, imperniando la sua strategia su nuovi servizi offerti rapidamente e a costi limitati; dispone inoltre di Atm web based, usando quindi la tecnologia Internet per supportare un canale tradizionale.

Spostandoci su tematiche più tecniche, arriviamo all'offerta di Tsp. È un'offerta di servizi ad ampio spettro avente una smart card come cuore del sistema. In particolare, per il pagamento si utilizza una carta Minipay, ora chiamata PayOnWeb.

La transazione di acquisto viene memorizzata sulla carta: è la prova di acquisto (security receipt); viene garantito sia il pagamento che l'anonimato della transazione. Il trasferimento di denaro avviene dall'area "prepagato" della carta al merchant del negoziante, senza altre intermediazioni; la ricarica avviene via Internet. Ulteriori informazioni sono disponibili sul sito: http://minipay.tsp.it.

Bull Italia presenta invece una soluzione business to business basata su prodotti standard di mercato, in particolare su tecnologia Microsoft. Ancora una volta il focus è sulle piccole e medie imprese, che rappresentano l'utenza più appetibile: hanno desiderio di entrare nel settore ma non hanno né forze né competenze per farlo.

La banca deve diventare il consulente che le mette in grado di operare il salto, garantendo migliorie nei costi e nei tempi necessari per processare gli ordini di acquisto/vendita.

I prototipi presentati coprono le funzionalità di firma digitale (utilizzo di Outlook con crypto card Bull e architettura PC/SC) e di commercio elettronico con un secure web costituito da un sito con IIS sul quale è abilitata la Client Authentication con il certificato, lato client, che risiede sempre su smart card.

A questo intervento si aggancia naturalmente la presentazione Microsoft che vede questa evoluzione del commercio elettronico. Si va verso piazze virtuali in cui sono disponibili molteplici venditori dello stesso bene, una sorta di pagine gialle da cui scegliere dove comprare il prodotto desiderato. Anche le intranet aziendali saranno in grado di fornire servizi di acquisto, erogati direttamente dall'azienda o abilitando canali verso l'esterno.

In modo analogo esistono dei Business marketplace, ove si svolge il commercio business to business che servono a combinare la domanda con l'offerta tra imprese (esempio http://www.marketside.net).

Le Consumer marketplace funzionano nello stesso modo nel business to consumer; esempio in Italia: http://www.msn.it.

Per tutto questo servono soluzioni software e standard: nel primo caso Microsoft fornisce tutto quello che serve, nel secondo caso opera in partnership con i principali attori. Viene infine introdotta la tecnologia Biztalk: definizione di oggetti di business in linguaggio Xml; diventa il collante universale che permette il colloquio tra utenti e fornitori di servizi, tra fornitori di content e portali, tra i sistemi dei fornitori.

L'intervento Elsag introduce l'interessante visione delle banche come utilizzatrici in prima persona delle funzionalità offerte dal commercio elettronico: i loro prodotti sono quelli finanziari (esempio le obbligazioni da paniere).

In questo settore la nuova sfida è il trading online; Elsag, in collaborazione con tre banche, sta realizzando una piattaforma per il supporto di tale operatività.

Per il commercio dei beni fisici, infine, Elsag offre il supporto dell'intera catena del valore, dal piccolo sito a basso costo alle soluzioni ad-hoc.

Concludiamo con quanto mostrato da Cilme. L'operazione "corsolt@lia" ha come fine di estendere la visibilità della banca oltre il ruolo che solitamente gli compete: è un centro commerciale online (http://www.corsit.it) costituito come offerta modulare, nella quale la banca si ritaglia il ruolo che più gli aggrada. Per la banca è un'offerta di tecnologie e prestazioni. La struttura attuale è gestita da quattro centri servizi (Cilme, Consorzio triveneto, Credemtel, Infogroup). Ci sono servizi comuni già pronti, quali l'help desk attivo 24x7, la gestione del rapporto con le società di carte di credito; l'investimento richiesto è molto limitato, soprattutto se comparato con il breve tempo necessario per essere operativi.

La banca può quindi focalizzarsi sugli aspetti tecnici e commerciali, tralasciando gli aspetti amministrativi. Il ruolo della banca è quello di essere utility del sistema produttivo. Ulteriori approfondimenti possono essere richiesti inviando una mail a corsoit@cilme.it.

Una panoramica ampia dove si nota una sostanziale convergenza nelle visioni: certo siamo ben lungi dalla maturità del mercato, ma un minimo di stabilizzazione si comincia ad intravedere.

 

Norme dall'Europa

Due interventi dell'ABI hanno messo in evidenza da un lato la situazione normativa che si sta instaurando a livello europeo, e dall'altro mostrano una panorama di come all'estero ci si sta organizzando per supportare un'intrastruttura di certificazione a chiave pubblica (Pki).

In tema di normativa europea, Enrico Granata, responsabile dell'Area normativa dell'ABI, da un lato ha sottolineato che l'Italia è una volta tanto precursore in materia di legislazione sul riconoscimento dei documenti informatici e della firma digitale. Dall'altro però sul fronte comunitario vi sono proposte di direttiva solo parzialmente coerenti con la normativa italiana.

La proposta europea sul commercio elettronico si propone come obiettivo primario l'eliminazione delle barriere normative che impediscono alle società dell'informazione fornitrici di servizi di diffondersi sull'intero territorio europeo. Le regole che si applicano sono quelle in vigore nel paese dove risiede il fornitore del servizio stesso. Esempio: una banca che risiede in Inghilterra o in Danimarca deve erogare i propri servizi sulla base della normativa vigente nel proprio paese (anche nei confronti degli altri paesi della comunità); ciò costituisce sicuramente una barriera di ingresso all'entrata nei vari mercati nazionali.

La stessa normativa europea ribadisce la validità del contratto elettronico, al quale però devono essere aggiunte una serie di informazioni necessarie per la consultazione e gestione del contratto stesso. Inoltre il contratto si considera chiuso non quando ritorna l'offerta accettata, ma quando chi accetta l'offerta ha conferma che il proponente ha ricevuto tale accettazione (in Italia si considera chiuso quando chi fa l'offerta ha notizia che tale offerta è stata accettata): esiste quindi un passaggio ulteriore.

Relativamente alla realizzazione di una Pki, secondo Fernando Fabiani dell'ABI in tutti gli Stati ci si sta indirizzando verso una struttura di certificazione gerarchica, che prevede una Autorità di certificazione centrale (o nazionale) che ha il compito di controllare ed autorizzare le autorità di certificazione di secondo livello, nonché di operare funzioni di cross-certification con gli altri organismi suoi pari.

Il modello centralizzato comporta minori costi amministrativi, minori rischi (o rischi più facilmente assicurabili), maggiore credibilità verso la clientela. In tale scenario, l'ABI partecipa all'iniziativa Gta (Global Trust Authority) che prenderà avvio nella seconda metà del '99; è una associazione non a fini di lucro che ha lo scopo di agevolare il commercio elettronico, alla quale partecipano otto paesi europei oltre a Giappone e Canada.

I ruoli che possono svolgere le banche in questo contesto sono essenzialmente due: garantire l'identità dei soggetti titolari dei certificati (essere quindi Autorità di registrazione) e garantire la disponibilità dei fondi per operare la transazione (quest'ultimo molto importante soprattutto nel business to business).

 

E-Fisco cercasi

Esiste un principio generale che può apparire molto semplice ma dalle notevoli implicazioni pratiche: una volta che sono stati definiti gli aspetti giuridici, gli aspetti tributari sono una conseguenza. Questo principio afferma in sostanza che non vi è, o non vi dovrebbe essere, un differente trattamento tributario per transazioni occorse in un ambito di commercio elettronico rispetto a quanto operato con canali tradizionali. In realtà il condizionale è d'obbligo, in quanto non è chiaro non tanto come applicare la normativa ma quale applicare, come evidenziato da Andrea Trimarchi, responsabile del settore tributario dell'ABI. Si prenda l'esempio dell'Iva: è un'imposta sui consumi, pagata dal venditore, e ha come discriminante l'erogazione di prodotti fisici o di servizi. Il software acquistato e distribuito via rete è un prodotto fisico (come quello comprato sullo scaffale di una software house) o diviene un bene logico? Lo stesso dilemma si pone, in maniera ancor più problematica, con il disco o il libro consegnato via rete (in formato per Mpeg3 per l'audio o Acrobat per lo "stampato").

Analogo il discorso per le imposte sui redditi: esiste il problema della qualificazione dei prodotti che sono venduti, in quanto la normativa tributaria prevede che nel secondo caso sia dovuta una ritenuta del 30% per i soggetti non residenti.

Infine la Guardia di Finanza può avere significativi problemi di accertamento: esiste incertezza sull'identità dell'operatore economico (chi fa l'operazione?), così come sulla residenza sia del venditore che dell'acquirente (una società con residenza alle Cayman che vende in Italia come deve essere trattata?).

(Ndr: ripreso dalla rivista bimestrale "Bancaforte" di Settembre-Ottobre 1999)