BATTERIA
L'invenzione di Alessandro Volta - Duecento anni di rivoluzione

Scoprì il modo per produrre e imbrigliare l'energia elettrica in contenitori di zinco e rame

di
Matteo Merzago

Se ci rechiamo presso il Tempio Voltiano di Como, città dove Alessandro Volta nacque nel 1745 o visitiamo il museo dell'Università di Pavia, dove il fisico ha lavorato tra 1778 e il 1819, saremo sorpresi dalla apparente limitatezza dei mezzi con cui fu realizzato il dispositivo che ha rivoluzionato il mondo: la pila. Alcuni dischetti di zinco e di rame, disposti uno sopra l'altro e intrammezzati da altri di stoffa imbevuti di sostanze saline: ecco tutto. "Parva sunt principia rerum", dicevano i latini.

Oggi è sufficiente girare la testa e il nostro sguardo incontrerà inevitabilmente una pila: orologi, telefoni, computer, apparecchi radio, calcolatrici tascabili, torce elettriche ...l'energia che alimenta tutti questi oggetti ha la sua origine - almeno in parte - dalle reazioni chimiche ottenute giusto duecento anni fa da Alessandro Volta nel Gabinetto di Fisica dell'Università di Pavia.

E' tempo di celebrazioni, dunque, che possono essere momenti importanti di riflessione, fornendo nuova linfa a discussioni in alcuni casi sulla sorte del mondo. Ma non è la singola conferenza, la mostra, il restauro, la pubblicazione di eleganti saggi a trasformare un bicentenario in un evento: è piuttosto il verificarsi di imprevedibili coincidenze per cui l'oggetto della celebrazione diventa rilevante per il tempo presente. Il bicentenario dell'invenzione della pila da parte di Alessandro Volta appartiene a questa categoria. Le ragioni sono diverse, prima fra tutte la questione energetica e la necessità di promuovere uno "sviluppo sostenibile". Lo ha ricordato il 20 marzo, durante la conferenza di inaugurazione dell'Anno Voltiano all'Università di Pavia, il premio Nobel per la Fisica Carlo Rubbia parlando nel "teatrino vago e confortevole" che ospitò le lezioni dello stessoVolta: "Oggi per procurarci energia bruciamo petrolio. Il petrolio è una materia preziosissima. Ogni anno consumiamo una quantità di combustibile fossile pari a quello accumulato da madre natura in oltre un milione di anni. E' un comportamento sciocco". Le alternative? L'innovazione, secondo Rubbia, sta nella capacità di investire nella ricerca, unica via per arrivare a concepire soluzioni nuove. E almeno una di queste vie ha le radici proprio nel lavoro di Alessandro Volta. Nel campo dei trasporti su strada, infatti, la produzione di energia per via elettrochimica, la pila rappresenta oggi la vera alternativa al motore a scoppio, che proprio a causa dell'emergenza ambientale è ormai vicino al capolinea.

Ironia della sorte, anche il motore a scoppio può essere fatto risalire ai lavori dello scienziato lombardo. Fu proprio Volta che, osservando "l'aria infiammabile delle paludi" attorno ad Angera, sul lago Maggiore, scoprì il metano e, con lo sviluppo di uno dei tanti strumenti da lui realizzati - la "pistola di Volta"- intuì per primo la possibilità di ottenere una detonazione comprimendo il gas tramite un pistone.

"Il motore del futuro si chiama "pila a combustibile", o fuel cell, precisa Rubbia. Ovvero, la pila composta da dischetti di zinco e rame viene sostituita da idrogeno che reagisce con l'ossigeno dell'aria, producendo come gas di scarico vapore acqueo. Ma il principio di base è lo stesso. Certo, restano molti problemi da risolvere, come la produzione e il trasporto dell'idrogeno, un gas altamente pericoloso, e i costi ancora troppo elevati, ma non vi è dubbio che nel giro di qualche anno l'elettrochimica tornerà ad essere una tecnica d'avanguardia per la produzione di energia.

Esattamente come lo fu duecento anni fa. Nel 1799 i fenomeni elettrici erano infatti noti, ma solo sotto forma di scintille e scariche. Fu proprio l'invenzione di Volta, consentendo la produzione di una corrente continua, a determinare la straordinaria affermazione della corrente elettrica come mezzo di trasporto dell'energia, e a far diventare l'elettricità, per usare ancora le parole di Carlo Rubbia, "la regina delle forme di energia".

La pila e il metano: a collegare queste due scoperte un'altra intuizione di Volta da cui è possibile far discendere il grande sviluppo del mondo delle telecomunicazioni. In una lettera al collega Barletti, Volta descrisse come era possibile azionare il grilletto della sua "pistola" a metano collocata a Milano producendo un impulso elettrico a Como e trasmettendo il segnale fino a Milano. Siamo agli albori della trasmissione di informazioni tramite cavi elettrici del telegrafo fino a Internet...

Oggi Alessandro Volta pervade ogni angolo della nostra vita quotidiana. Il suo nome compare su quasi tutti gli oggetti che fanno uso di energia elettrica: a lui fu infatti dedicata la grandezza fisica che indica il potenziale elettrico, il Volt, se pur attraverso l'anglicizzazione che lo ha privato della "a" finale.

(Ndr: ripreso dal supplemento de la Repubblica "Computer" del 27 maggio 1999)