In campo contro i furti delle impronte digitali

di Paolo Bricco

L'ultima frontiera della contraffazione è la falsificazione delle impronte digitali, per garantirsi l'accesso in luoghi protetti da questa tecnologia biometrica spacciandosi per un'altra persona alla quale è stata "rubata" l'identità. Ma le polizie scientifiche dei Paesi più avanzati stanno già mettendo a punto le contromosse tecnologiche per sventare questa ennesima minaccia alla sicurezza delle imprese e degli Stati.

Ieri a Torino, nel corso del congresso internazionale Security, è stato presentato un innovativo sistema biometrico anti-clonazione concepito e realizzato nel laboratorio di ricerca della Polizia scientifica del Piemonte e della Valle d'Aosta. Un metodo sviluppato in sinergia con il servizio sicurezza del terzo gruppo bancario italiano, il Sanpaolo-Imi. "Siamo partiti da un paradosso investigativo - spiega Maurizio Celia, dirigente della scientifica dal 1998 al 2003 e responsabile del progetto - una impronta potrebbe risultare vera, ma non essere genuina; e questo può capitare se è stata rubata". La sua squadra di specialisti ha giocato d'anticipo sui criminali e sui terroristi. "Finora - rivela Celia - nessuno era riuscito a clonare perfettamente un'impronta. Solo letteratura pseudo-scientifica di bassa qualità e qualche tentativo maldestro hanno fatto la loro comparsa su Internet. Noi, invece, ci siamo riusciti, mettendoci nei panni dei ladri d'identità. E abbiamo elaborato un metodo per cogliere le impercettibili differenze tra il polpastrello originale e quello rubato".

La scena simulata nel laboratorio della scientifica è quella classica: su un tavolino, un'impronta lasciata da uno sconosciuto. Che viene evidenziata attraverso polveri grigie e poi riportata sul normale adesivo nero dai poliziotti-ricercatori. A questo punto, tramite uno scanner ad alta definizione l'immagine è diventata un file. Con un applicativo Cad una sinterizzatrice di resina poliammidica (nylon in polvere) è prodotto un basamento trimensionale: un piccolo dado con impressi in negativo i solchi papillari. Su questi si effettua una colata di silicone ad alta definizione ottenendo un calco in positivo, dal quale, attraverso un processo molto costoso, si ricava un guanto in gomma siliconata. Con quest'ultimo, alla fine, è stato violato l'impianto di sicurezza biometrico di accesso a una filiale del Sanpaolo-Imi, naturalmente con l'accordo della banca.

"Nessuno è mai stato in grado di forzare questo tipo di sistemi - asserisce il poliziotto -, noi ce l'abbiamo fatta. La collaborazione del servizio di sicurezza dell'istituto di Piazza San Carlo, uno dei migliori in Europa, è risultata essenziale in tutta l'operazione: il nostro comune obiettivo è migliorare gli impianti biometrici e cercare di acquisire dati per distinguere l'immagine riprodotta da quella genuina". Un target centrato: "Abbiamo capito - rivela Celia - come scoprire chi, eventualmente, ci emulerà fra qualche tempo: è possibile identificarlo grazie a una tecnologia segreta basata sulle analisi minute di linee dermiche e di punti di identità, oltre che attraverso l'identificazione delle cosiddette figure parassite (sbavature impercettibili del polpastrello, ndr) non reperibili nell'impronta digitale genuina". Un informatico di alto livello, un esperto di impronte digitali, un guru dei trucchi scenici per i calchi e, in più, molte risorse finanziarie. "Solo la mafia e la rete del terrorismo internazionale possono avere in mano tutte queste carte - afferma -, ma noi ormai disponiamo della tecnologia per fare saltare il banco".

Un ulteriore colpo al business sporco della criminalità organizzata e del terrorismo può provenire da un'altra tecnologia presentata ieri a Torino: un dispositivo in grado di distinguere documenti e banconote false. La versione elaborata per le Forze dell'ordine è ancora in fase di sperimentazione; quella destinata ai cittadini è già in fase di pre-industrializzazione . All'origine, ci sono gli studi e i brevetti di Bruno Fabbiani, specialista in sistemi di anticontraffazione e antifalsificazione, oltre che docente al Politecnico di Torino. Davanti all'obiettivo di un normale cellulare in grado di scattare fotografie, è montato un filtro ottico che esclude i colori naturali e permette di captare le radiazioni all'infrarosso. Si fotografano le banconote: se sulla filigrana ci sono questi inchiostri speciali, adoperati dalle banche centrali per stamparle, allora l'immagine all'infrarosso appare completa. Se ciò non accade, l'inchiostro artefatto non viene eviden-ziato: quindi, l'immagine è monca oppure caratterizzata da evidenti anomalie.

"Con questa tecnologia - spiega Roberto Scaramuzza, amministratore delegato dell'azienda L.A. Torino - abbiamo realizzato il dispositivo Money control system. Stiamo trattando con canali distributivi per un prodotto destinato all'utenza consumer: ad, esempio, i commercianti e i tassisti". Proprio due delle categorie che più maneggiano banconote potenzialmente false: un fenomeno che nel 2003 ha visto in Italia, secondo il ministero del Tesoro, la segnalazione di più di 65mila casi. In Europa, complessivamente, nel solo secondo semestre dell'anno scorso ne sono state sequestrate 312mila Invece "Police doc", il dispositivo per le forze dell'ordine in via di sperimentazione alla Polizia Municipale di Alessandria, ha fino a quattro filtri e diverse bande selettive a infrarossi, calibrate sui principali documenti comunitari e stranieri, oltre che sulle semplici banconote. Se ci sono dubbi, chi sta operando il controllo può spedire via telefonino la fotografia alla centrale, per ulteriori verifiche.

"Occorre accelerare - afferma, Fabbiani - nella ricerca e nei prodotti innovativi anticontraffazione e antifalsificazione. Anche perché diverse imprese europee, coinvolte in patria dai governi e dagli istituti monetari centrali come fornitori di componenti sensibili e fuori commercio, hanno delocalizzato la produzione in India, Cina e Taiwan. Alcuni addetti ai lavori temono che i segreti custoditi là possano risultare meno tutelati di quanto non siano nel Paese d'origine"

E la biometria diventa business

Tra affari e rischio privacy. Il volume d'affari delle tecnologie biometriche nel 2003 ha sfiorato il miliardo di dollari e, secondo le stime dell'International biometric group, arriverà a 1,5 miliardi di dollari quest'anno. A dominare il business sono i dispositivi per la scansione delle impronte digitali che rappresentano il 28% del mercato; segue con il 6% il riconoscimento facciale e, con il 4%, l'identificazione dell'iride. Ma come si concilia la biometria con la privacy? Secondo uno studio sponsorizzato dal Servizio di statistica giudiziaria degli Usa, l'87%degli intervistati (2.063 persone) ritiene probabile che l'adozione di sistemi biometrici si associ alla messa in atto di opportune garanzie, mentre l'82% è convinta che entro il 2010 quasi tutti "avranno un identificatore biometrico memorizzato in qualche documento".

Glossario
Tecnologie biometriche
: sistemi con cui si identificano le persone in base ad alcune caratteristiche fisiche (impronte digitali, iride, retina, volto, Dna).
Software Cad: Cad è acronimo di Computer aided design; si tratta di software usati soprattuto da architetti, ingegneri, artisti per creare progetti o illustrazioni tecniche ad alta precisione. Questi software possono lavorare a due o a tre dimensioni. Il Cad/Cam, invece, è usato soprattutto nei prodotti elettronici.

(Ndr: ripreso da Il Sole 24-Ore di sabato 8 maggio 2004)