Vendere l'anima a Gmail di Roberto Casati Google - il motore di ricerca che si è imposto sul web grazie alla qualità dei suoi risultati - ha sempre mantenuto un profilo piuttosto basso per quanto riguarda gli aspetti pubblicitari, il che è anche probabilmente parte del suo successo. Non ci sono, sulla pagina web di Google, annunci vistosi o finestre che si aprono all'improvviso offrendovi qualcosa che assomiglia (a volte) a quello che cercavate. Compaiono dei discretissimi annunci sulla destra o in cima alla pagina. Questi annunci sono incastonati nella pagina dei risultati da un programma (AdSense) che analizza le pagine ottenute come primi risultati della ricerca e cerca in un data-base gli annunci che si pensa siano pertinenti e quindi possano interessare chi ha svolto la ricerca. Il tutto secondo la più pura filosofia di Google, che è un sistema completamente automatico di analisi dei dati, senza interventi umani, e che ha dato sinora risultati straordinari, tanto da farne l'autorità epistemica numero uno, estesa anche all'informazione giornalistica (si vedano le Google news). Nelle ultime settimane Google ha annunciato (https://gmail.google.com) il lancio di un nuovo servizio che rivoluzionerebbe anche la posta elettronica (di tipo web-mail, ovvero quella che si consulta su un sito web). Google mail (Gmail), ci vien detto, sarebbe basato sul principio "cerca, non stare a organizzare". In pratica non si dovrebbero più creare i soliti raccoglitori organizzati per tema o per mittente, e si affiderebbe la struttura del nostro database di messaggi alle possenti capacità del motore di Google, che ce li riordinerebbe in "trecce" basate sul contenuto. Ci si può chiedere se il principio "Cerca, non stare a organizzare" sia veramente così rivoluzionario. Un programma di posta in locale (come Eudora od Outlook) di solito possiede una funzione di ricerca che fa quello che dovrebbe fare Gmail: e dato che la potenza del motore di Google è smisurata rispetto a quella della funzione di ricerca del programma di posta elettronica, vien fatto di pensare che ci sia una strana sproporzione tra i mezzi e i fini. Google è stato progettato per ricercare tra miliardi di pagine, serve davvero tanta potenza di fuoco per le nostre poche migliaia di messaggi elettronici? Ma in fondo perché Google vuole entrare nel mondo dell'e-mail e offrire un servizio diverso dal suo core business? E non si tratterebbe di un intervento leggero: per invogliare gli utenti viene offerto un giga gratuito di spazio per le mail, chiaramente una mossa volta a scardinare la concorrenza (per esempio Yahoo offre 100 mega a 50 dollari, e l'offerta gratuita è di soli 4 mega). La domanda è stata prevista dalla società, che offre una risposta sul suo sito: "La missione di Google è di organizzare l'informazione del mondo e di renderla universalmente utile e accessibile. Per molte persone l'e-mail contiene informazioni importanti che possono essere difficili da recuperare. Riteniamo di poter dare una mano... Usata in tal modo, la ricerca migliora l'efficienza dell'e-mail, per cui riteniamo che questo sia un settore del tutto naturale per i servizi di Google". C'è qualcosa che non convince in questa risposta prefabbricata. "Organizzare l'informazione del mondo"? (nientemeno!) Renderla "universalmente utile e accessibile"? Sembrano propositi lodevoli, ma naturalmente a meno di chiarire alcune profonde ambiguità nella formulazione chiunque voglia prestare un orecchio attento alla questione della privacy avrebbe di che preoccuparsi. In particolare se a essere "organizzata" e resa "universalmente utile e accessibile" non è una pagina web, che nasce come pubblicazione, ma un messaggio di e-mail, che nasce come comunicazione privata. E i dubbi non sono affatto fugati, anzi sono rinforzati, dalla dichiarazione che Gmail userà la tecnologia "AdSense" per incollare nelle mail dei messaggi pubblicitari basati (presumibilmente) sul contenuto delle mail A poco serve annunciare che "nessun esser umano leggerà mai le vostre mail per profilare gli annunci" (formulazione ambigua! lascia aperta la possibilità che l'essere umano in questione li legga per altri scopi!) e ancor meno dichiarare che "nessun contenuto delle mail o altre informazioni identificabili come personali verrano mai fornite ai pubblicitari (formulazione ambiguissima! Lascia aperta la possibilità che vengano fornite agli annunciatori delle informazioni aggregate, e lascia aperta la possibilità che informazioni personali e aggregate vengano fornite a terzi che non sono dei pubblicitari !). Il servizio di Gmail é attualmente in fase di test. Diverse associazioni per i diritti civili negli Stati Uniti hanno sollevato dei dubbi sulle garanzie di privacy offerte dal servizio così come è stato presentato. Le implicazioni legali della possibilità di ricerche illimitate svolte - automaticamente o meno - da terzi sul contenuto delle mail degli utilizzatori dovrebbero in effetti venir soppesate attentamente. Naturalmente, in un mondo in cui il semplice aprire un conto di posta elettronica per webmail rischia di far inondare la vostra casella di spam, potrebbe sembrare eccessivo preoccuparsi delle mosse commerciali di Google. Resta il fatto che Google è la più potente macchina epistemica mai prodotta, e se questa si mette a raccogliere dati personali sul suo server potremmo essere di fronte a un salto di qualità. Forse si potrebbe aprire un negoziato in cui esplicitamente la rinuncia alla riservatezza viene commisurata a contropartite economiche o a servizi (come la disponibilità di un giga di spazio). Ma per l'appunto, quest'apertura negoziale dovrebbe venir resa esplicita e l'attività di ricerca di Google non venir contrabbandata come una innocua quasi filantropica "missione". (Ndr: ripreso da Il Sole 24-Ore di domenica 25 aprile 2004) |