| RAVVEDIMENTO OPEROSO ? (Ndr) Riportiamo il testo di una intervista di Antonello Cherchi de "il Sole 24 Ore" al Presidente dell'Autorità garante, Prof. Stefano Rodotà che, per la prima volta, dichiara la necessità di eliminare gran parte delle sanzioni penali, previste dalla L.675/1996 e dal DPR 318/1999, sostituendole con sanzioni amministrative. La situazione di fatto delle inadempienze da parte dell'utenza affari privata e della pubblica amministrazione è talmente vasta che, un ulteriore ritardo, potrebbe causare un contenzioso penale senza eguali nel resto dei Paesi industrializzati. Esemplificando, infatti, ogni ufficiale e agente di polizia giudiziaria, in occasione di altre attività di ispezione amministrativa o fiscale, trattandosi di penale, dovrebbe intervenire d'ufficio, con implicazioni facilmente immaginabili. Grazie, quindi, al Garante per questa proposta al Parlamento di modifica della normativa italiana. Diverso è il discorso per quanto attiene i dati transfrontalieri, per i quali il Garante dichiara che, da settembre, si inizierà a fare sul serio, applicando ben precise condizioni al trasferimento di dati personali verso Paesi extra-UE. Il Gruppo dei Garanti europei, infatti, ha recentemente messo a punto alcune clausole contrattuali, che dovranno essere applicate nel caso di invio di dati personali verso paesi non comunitari che non garantiscano tutele analoghe a quelle previste dalla direttiva 95/46/CE. In effetti, si presenteranno tre diverse situazioni di tutela: quella delle aziende statunitensi che aderiscono all'accordo "safe harbour", quella delle aziende dei paesi la cui disciplina nazionale è stata riconosciuta adeguata dal Gruppo dei Garanti europei e quella di tutti gli altri paesi, per i quali si applicheranno le nuove clausole contrattuali. Resta la disparità di trattamento verso le aziende statunitensi che, grazie ad un'azione di forza (o a uno scambio diplomatico-commerciale) del Governo USA, nei riguardi del Governo europeo, beneficiano di un accordo, il "Safe Harbour", appunto, che tutela molto marginalmente e solo parzialmente i dati personali dei cittadini europei e del quale non si è nemmeno tentato l'annullamento, con l'applicazione delle nuove clausole contrattuali europee. Il Governo UE, dopo aver messo a punto una legislazione di tutela dei dati personali dei suoi cittadini, che è divenuta la normativa di riferimento per tutti i Paesi degli altri continenti, non è stata capace, almeno fino ad oggi, di difenderla come avrebbe dovuto, nei riguardi del Paese maggiormente interessato dal fenomeno.
"Per la privacy sanzioni leggere"
Protezione dei dati - Tra una settimana la relazione del Garante al Parlamento, che farà il punto sui primi quattro anni di attività intervista di Antonello Cherchi
Professor Rodotà, nella relazione dello scorso anno ha lanciato lallarme sul commercio illegittimo dei dati personali. Cosa dirà questa volta al Parlamento?
Sarà una relazione tra passato e futuro: il bilancio dei primi quattro anni e il programma per i prossimi quattro. Anche se usare la parola "programma" in un settore in rapida evoluzione è impegnativo. Ci sono, comunque, questioni da affrontare in tempi stretti, come lattuazione della delega governativa per regolamentare lutilizzo dei dati personali in determinati settori: la videosorveglianza, Internet, il direct marketing, la pubblica amministrazione. Settori a cui corrisponderanno altrettanti decreti?
Sarà il Governo a deciderlo. Ma secondo voi?
Un solo grande decreto o una molteplicità di provvedimenti? Non abbiamo un orientamento definito. Dipenderà anche dal tipo di norme che si metteranno a punto. Può darsi, infatti, che per alcuni settori la questione possa essere affrontata con un numero ridotto di disposizioni. State pensando a una cornice normativa da "riempire" con i codici deontologici?
È una delle possibilità. La delega scade a fine anno. Ce la farete?
Penso di sì, anche se i decreti devono arrivare in Parlamento al più tardi allinizio di novembre. I primi contatti con la presidenza del Consiglio sono, però, stati positivi.
Una delle deleghe riguarda Internet. Avete concluso lindagine sui siti italiani?
No, è ancora in corso. Il fatto è che non ci si può fermare a valutare qualche schermata. Bisogna andare più a fondo per verificare che linformativa e la richiesta di consenso al trattamento dei dati siano espressi in maniera adeguata. Anche perché le tecnologie di raccolta delle informazioni personali si fanno sempre più sottili. Cè chi continua a reclamare la libertà della Rete.
La privacy non può essere considerata come un valore antagonista alle esigenze di mercato. E le imprese più avanzate, in particolare negli Stati Uniti, se ne sono rese conto. Hanno capito che adottare politiche di riservatezza rappresenta un valore aggiunto, che crea una relazione di fiducia con i consumatori. Ci sono, dunque, possibilità di alleanze virtuose tra i Garanti della privacy e settori avanzati dellindustria. Il nuovo Governo è liberista. La legge 675/96 impone, invece, molti vincoli. Non teme frizioni?
Io parto, ovviamente, da una premessa diversa: non si tratta di vincoli, ma di strumenti necessari per la tutela di libertà fondamentali della persona. Cè, certo, lesigenza di trovare un equilibrio tra liniziativa economica e i valori della libertà personale. Ma devo dire che in molti settori economici la contrapposizione sta venendo meno. Cè ripeto la possibilità di unallenza virtuosa. Di recente, al Parlamento europeo ho partecipato a unaudizione in cui era presente anche la Nokia, che parlava a nome di un consistente numero di imprese europee. La società telefonica si è detta contro lo spamming, linvio di pubblicità allinsaputa dellutente. Il ragionamento è semplice: se infastidisco il mio potenziale cliente, rischio di perderlo. Lalleanza virtuosa è più facile se la normativa da applicare è snella. Pensate di alleggerire la legge sulla privacy?
Sì, anche se non ci deve essere alcuna diminuzione delle garanzie della persona. Ma come abbiamo fatto fin dallinizio, quando ci siamo resi conto che imporre la notificazione alla bocciofila di periferia era una pura idiozia, così ora stiamo lavorando per introdurre altre facilitazioni. Cioè?
Per esempio, le norme penali. In molti casi, a nostro giudizio, sono eccessive. Se un adempimento è assistito da una norma penale, come si fa poi a fare "emergere" gli inadempienti? Ma di fronte al carcere si dovrebbe essere poco disinvolti...
Mi spiego con un esempio relativo alla notificazione. Se non lho fatta, non cercherò di mettervi riparo. Perché in caso di notifica tardiva, il Garante è comunque obbligato a segnalare il ritardo allautorità giudiziaria. E scattano le sanzioni penali. Ecco perché stiamo ragionando sulla possibilità di sostituire alla sanzione penale quella amministrativa, che consente di fare emergere un ravvedimento virtuoso. Insomma, un condono?
No, per carità. Condoni niente. Ciò che cambia è proprio la norma di base. Ci sono, poi, altre situazioni per esempio il mancato rispetto di un provvedimento del Garante o le misure minime di sicurezza dove la sanzione penale è lunico strumento sanzionatorio. In questi primi quattro anni avete ricevuto circa 300mila notificazioni. Ma che fine ha fatto il registro dei trattamenti?
Esiste, anche se dobbiamo ancora mettere a punto le modalità tecniche per poterlo consultare dallesterno. Nel registro sono state già inserite 270mila notifiche. Per le altre è stato stipulato un contratto con una società esterna. Un po poco per quella che doveva essere una fotografia a tutto tondo dei trattamenti di dati personali effettuati in Italia.
Dobbiamo metterci daccordo. Per avere una fotografia di tutte le informazioni trattate in Italia avremmo dovuto ricevere 10 milioni di notificazioni, con un effetto di accumulo che avrebbe paralizzato la nostra attività. Per questo abbiamo, a suo tempo, circoscritto lobbligo della notificazione a determinate realtà. Certo, così non si ottiene la fotografia che si pensava. Che senso ha, allora, questa mini-fotografia, tanto più che è stata scattata con un modello di notificazione "prolisso"?
Stiamo lavorando anche alla semplificazione del modello e per linizio del 2002 partirà la notificazione telematica. Che senso ha questo adempimento? Di certo lo aveva quando le banche dati erano poche e grandi e si poteva dare ai cittadini lopportunità di conoscerne i contenuti, in modo da assicurare un controllo sociale. Oggi gli archivi sono milioni e lutilità della notificazione è bassa. Cè, però, un vincolo comunitario di cui tener conto. Per questo, valuteremo se portare in sede di Garanti europei la proposta sullabolizione del vincolo. Informazioni oltreconfine se sotto scorta
Il "periodo di grazia", come lo definisce il presidente del Garante della privacy, Stefano Rodotà, finirà con lestate. Chiusi gli ombrelloni, si chiuderà anche un periodo durato quattro anni in cui il trasferimento dei dati personali allestero è proseguito come se la legge 675/96 sulla privacy non esistesse.Finora, infatti, di blocco della trasmissione di informazioni personali verso Paesi privi di garanzie analoghe a quelle comunitarie si è solo parlato. Ma senza crederci più di tanto. E, infatti, Rodotà ammette: "il blocco non labbiamo mai preso in considerazione". A settembre, però, si inizierà a fare sul serio, perché il gruppo dei Garanti della privacy europei voterà un provvedimento che vincolerà il trasferimento dei dati personali verso Paesi extra-Ue a ben precise condizioni. Che non sono solo i principi generali sanciti dalla direttiva europea 95/46/Ce e recepiti dai legislatori nazionali. Per quanto ci riguarda, è larticolo 28 della legge 675 che disciplina la trasmissione di informazioni personali oltreconfine, imponendone il divieto quando lordinamento dello Stato di destinazione o di transito dei dati non assicura un livello di tutela della privacy adeguato o, nel caso di informazioni sensibili, pari a quello italiano. A settembre, a queste regole generali si aggiungeranno quelle operative stilate dai Garanti europei alla luce del cosiddetto safe harbour (il "porto sicuro" in cui, secondo laccordo raggiunto con gli Usa, "riparano" i dati personali quando viaggiano verso gli Stati Uniti; accordo al quale hanno aderito aziende come la Microsoft, la Hewlett Packard, la General Electric) e delle clausole contrattuali messe a punto dalla commissione europea a metà giugno scorso. In pratica, cosa accadrà? "Agli operatori spiega Rodotà diremo: se volete trasferire dati personali verso Paesi extra-Ue dovete verificare se linterlocutore fa riferimento al safe harbour (questo, nel caso linterlocutore sia statunitense). Se, invece, si tratta di un altro Paese, dovete controllare se esiste una dichiarazione, da parte dei Garanti europei, di adeguatezza della disciplina nazionale dello Stato destinatario delle informazioni personali a quella comunitaria. Un simile riconoscimento è avvenuto per la Svizzera, lUngheria, il Canada. Non, per esempio, per lAustralia, che pure è un mercato importante. Nel caso dellAustralia, così come di tutti i Paesi extra-Ue per i quali non cè stata la dichiarazione di adeguatezza, si farà riferimento alle clausole contrattuali fissate a livello europeo. Ultima ipotesi è quella di predisporre un contratto ad hoc e di sottoporlo al Garante nazionale per una valutazione". (Ndr: Ripreso da "Il Sole 24-Ore" di lunedí 9 Luglio 2001) |