Cina:
anche il terrore viaggia su Internet

Gli agenti del "terrore bu", come vengono comunemente chiamati dal colore dell'uniforme, hanno ottenuto i fondi per costituire dei reparti che in ogni provincia tengano sotto controllo gli abbonati al Web, mentre dal canto loro gli "eretici on line" hanno cominciato a escogitare nuovi metodi per diffondere il loro materiale sulla difesa dei diritti umani

Ma il sogno dei giovani che speravano di dare "ali elettroniche" alle loro aspirazioni libertarie non sembra del tutto svanito. I gruppi che si battono per diffondere concetti considerati ancora pericolosamente sovversivi come il multipartitismo stanno riorganizzandosi

di
Lu Yizhi

Primi per tante invenzioni dell'antichità, anche con Internet i cinesi possono vantare ora un primato mondiale: la prima condanna per "sovversione telematica".

Due anni di galera niente affatto virtuali sono stati inflitti il 20 gennaio a Lin Hai, un trentenne di Shanghai che aveva pensato di dare contenuto informatico al nuovo spirito imprenditoriale che le autorità si sforzano di inculcare fra i giovani.

Per un po' gli era andata bene e si era affermato come "provider" telematico in un mercato in piena espansione: oltre due milioni di abbonati, in aumento al ritmo di quasi il dieci per cento al mese.

Sull'onda del successo, però, Lin ha dimenticato che, se in Cina si sconfina nell'ideologia, anche il silicio può trasmettere la scossa. Egli ha fornito l'indirizzo di decine di migliaia di caselle elettroniche a un paio di gruppi di dissidenti all'estero, che ne hanno approfittato per riversarvi tutto il loro materiale di propaganda.

Un pasticciaccio brutto via Internet, anche perché ha coinciso con un momento politico assai delicato, con i riformisti sulla difensiva e i tradizionalisti imbaldanziti da qualche rovescio subito ultimamente dal presidente Jiang Zemin, soprattutto sul piano diplomatico.

E anche Lin non ci ha messo molto a capire: dopo nove mesi di carcere preventivo e un processo conclusosi con una condanna lampo nel giro di quattro ore, ha mostrato di avere imparato perfettamente la lezione: ha accettato subito di pagare anche una multa non indifferente, pari a due milioni di lire, e ha rinunciato a qualsiasi ricorso in appello che, ha detto sua moglie, "non servirebbe a niente".

La vicenda però ha rinfocolato la battaglia sotterranea fra dissidenti e poliziotti. Gli agenti del "terrore blu", come vengono comunemente chiamati dal colore dell'uniforme, hanno ottenuto i fondi per dotarsi di reparti che in ogni provincia tengano sotto controllo gli abbonati alla Web, mentre dal canto loro gli "eretici on line" hanno cominciato a escogitare nuovi metodi per diffondere il loro materiale sulla difesa dei diritti umani.

Uno scontro fra Davide e Golia, in cui ciascuno ha tentato di sfruttare al massimo i mezzi a propria disposizione. Da una parte le innumerevoli ramificazioni della dissidenza e i suoi legami con gli studenti all'estero, soprattutto negli Stati Uniti. Dall'altra lo strapotere di uno Stato che non ha mai lesinato i mezzi per i sistemi di sorveglianza e che in breve ha fatto mettere sotto controllo anche i "caffè internet" sorti come funghi da qualche mese in tutti i maggiori centri urbani. A nove anni e mezzo dalla sanguinosa repressione del Movimento democratico sulla piazza della Tianan men, infatti, il Golia cinese ha imparato bene a non sottovalutare il suo Davide.

Ma il sogno dei giovani che speravano di dare "ali elettroniche" alle loro aspirazioni libertarie non sembra del tutto svanito. I gruppi che si battono per diffondere concetti considerati ancora pericolosamente sovversivi come il multipartitismo stanno riorganizzandosi. I più noti si chiamano "Galleria" e "Materiale di riferimento generale". Agiscono dagli Usa, hanno informatori in tutta la Cina e possono contare su due grosse carte: i progressi dell'elettronica, che consentono ora di collegarsi a Internet anche con un cellulare totalmente autonomo, e i "colpi di mano" con elaboratori appartenenti a enti pubblici (è accaduto che messaggi sulla dissidenza siano stati clandestinamente diffusi dalla Cina stessa tramite computer di ministeri o di organi di stampa e vi sono state anche azioni dimostrative di "hacker" su siti ufficiali).

Nel complesso, però, i tamponi posti dalle autorità sembrano per il momento in grado di impedire che la "sovversione telematica" dilaghi significativamente fra la popolazione.

D'altronde sullo stesso futuro di Internet nel Paese più popoloso del mondo esistono valutazioni assai differenti. Gli abbonati sono decuplicati dal 1997 e c'è chi pensa che saranno cinque milioni o addirittura dieci entro il prossimo anno.

Dal novembre scorso è anche sbarcato in Cina "Yahoo", uno dei più noti "motori di ricerca" americani, mentre quelli locali sono diventati una decina, con in testa "Sohu" (700 mila connessioni al giorno) "Sina" e "Stone".

"Sina", che in un anno di esistenza ha investito soprattutto nella propria espansione, si propone di imitare al più presto le colleghe americane e di essere quotata nel 2000 alla borsa di Hong Kong.

Nel complesso tuttavia i computer sono ancora scarsi (circa uno ogni 250 abitanti), l'accesso al Web è lento, i costi di abbonamento elevati, il mercato pubblicitario limitato. Esistono inoltre difficoltà assai maggiori che in Occidente o in Giappone per uno sviluppo di Internet come strumento di affari o di acquisti per posta (ostacolati se non altro dalla minima diffusione delle carte di credito).

Per le masse della popolazione l'accesso all'informatica sembra destinato a restare remoto: problemi di lingua, alfabetizzazione, tastiere e ideogrammi non rendono facile l'utilizzo della posta elettronica.

C'è pertanto chi ritiene che, dopo una prima impennata dovuta essenzialmente alla curiosità fra i ceti urbani medioalti, l'interesse effettivo per Internet possa crollare e portare a una rapida saturazione nel numero di abbonati: l'uso di mezzi telematici in tal caso sarebbe destinato a restare per diverso tempo circoscritto essenzialmente alle organizzazioni governative e agli ambienti scientifici e accademici.

In certi settori la ricerca e la tecnologia cinesi sono riuscite a raggiungere settori di punta, come nel caso delle apparecchiature per il comando vocale dei computer presentate di recente a Hong Kong.

Su Internet ha trovato ultimamente posto anche un sito dedicato al più noto dei saggi cinesi dell'antichità, Confucio: ma perché la Cina si avvii in massa sul cammino del progresso informatico occorrerà ancora una delle sue doti predilette, la pazienza.

Alle autorità cinesi, invece, non manca minimamente la malizia: ne hanno dato prova, con una raffinatezza degna delle remote tradizioni imperiali, nell'affrontare il più attuale dei problemi informatici: il "millennium bug".

Per essere certi che la bomba elettronica non faccia davvero alcun danno in Cina e che le rassicurazioni fornite in proposito ai livelli intermedi non siano frottole, i massimi dirigenti del Paese hanno messo i loro sottoposti in un dilemma micidiale, presentandolo perfidamente come una "vacanza".

Per decreto ministeriale, infatti, i responsabili di vari settori informatici a cominciare da quelli delle compagnie aeree dovranno "festeggiare" in volo la mezzanotte del 2000: se vi saranno problemi con l'aggiornamento delle reti computerizzate saranno loro i primi a rischiare la pelle.

E non è detto che il pericolo sia solo simbolico: la commissione governativa incaricata di neutralizzare il "bug" si è imbattuta in innumerevoli grattacapi perché in Cina viene spesso usato sofware pirata ed è dunque difficile se non impossibile ricorrere direttamente ai consigli delle case madri.

Per ovviare al problema la commissione governativa ha fatto appositamente addestrare 5.000 tecnici in tutto il paese e ha adottato misure di emergenza che impongono ovunque l'adozione di sistemi di backup e di salvataggio dei dati.

(Ndr: ripreso dalla rivista mensile "Media Duemila" di marzo 1999)