World Trade Organization - Il direttore Renato Ruggiero ripercorre la storia dell'organizzazione del commercio e delinea le sfide per il futuro

Dal club dei ricchi alla globalizzazione
di
Gerardo Pelosi

Da "club dei ricchi"a Governo della globalizzazione. All'inizio c'era il Gatt, Generalagreement on Tariffs and Trade, con sede a Ginevra. Raggruppavasolo 23 Stati. Era visto, da molti Paesi in via di sviluppo, comeuna minaccia più che come un'opportunità. Da allorasono passati 50 anni. I Paesi sono ora 131, quelli in listad'attesa 32, tra cui Cina e Russia. Per l'80% si tratta di Paesiin via di sviluppo o economie in fase di transizione. L'organizzazioneche governa il commercio mondiale, da tre anni, ha cambiato nome.Dalle ceneri del Gatt è nata la Wto (World trade organization)che ha inaugurato un meccanismo, invidiato da tutte le altre istituzioniinternazionali, di regole e procedure basate sul consenso. Proprioper celebrare il mezzo secolo di vita del sistema commercialemultilaterale, il direttore della Wto, l'italiano Renato Ruggiero,ha chiamato a raccolta a Ginevra, da lunedì prossimo, igrandi leader mondiali, da Bill Clinton a Fidel Castro, da TonyBlair a Nelson Mandela per partecipare alle manifestazioni chesi terranno in concomitanza con la riunione ministeriale dellaWto in cui si cercherà, non senza difficoltà, diaprire la strada alla ripresa del nuovo round negoziale, il cosiddetto"Millennium Round".

Ambasciatore Ruggiero, questa celebrazione saràun'occasione per riflettere sul futuro del sistema multilaterale?

Sarà un appuntamento di grande significatopolitico e culturale che segna anche un cambiamento nella strutturadella nostra organizzazione che sta aumentando sempre di piùla dimensione politica. A Ginevra, per la prima volta, i maggiorileader si scambieranno le visioni di come il mondo deve andareavanti. Lunedì parlerà Clinton mentre gli altri.capi di Stato e di Governo interverranno martedì. ParleràFidel Castro, dal quale si attendono critiche alla globalizzazione.Parlerà anche il presidente sudafricano Nelson Mandelae interverranno leader di molti altri Paesi: ci sarà TonyBlair come presidente di turno del Consiglio europeo e il presidenteitaliano Romano Prodi. Ognuno di loro lancerà un messaggiopubblico che riguarda le priorità del futuro, i passagginecessari per migliorare la governabilità del sistema.Clinton farà un discorso sull'agenda economica del XXIsecolo, un discorso quindi tutto proiettato verso il futuro. Sitratterà, in definitiva, di uno spettacolo quale non siera visto prima perché sarà una celebrazione incui si parla di sostanza certamente con dei punti di vista moltodiversi, ma che è la dimostrazione della grande vitalitàdell'organizzazione.

Dopo 50 anni sembra essersi compiuto il disegnodei padri fondatori di Bretton Woods ma siamo ancora lontani daun Governo dell'economia mondiale...

Abbiamo raggiunto un alto grado di interdipendenzae una forte riduzione degli ostacoli agli scambi e proprio perquesto è venuta alla superficie tutta una serie di preoccupazioniche sono in collegamento con la liberalizzazione degli scambi,ma la liberalizzazione non è la causa di tutto questo.Oggi quando si parla di commercio, si tocca il problema dellaprotezione dell'ambiente dei diritti sociali, dell'occupazione,dei redditi dei lavoratori, della marginalizzazione, dello sviluppodella diversità culturale e anche dell'instabilitàdei mercati finanziari. Ma si tocca anche il problema della sicurezzae della pace. Cosa vuol dire tutto questo? Il senso della celebrazioneè proprio questo: che il mondo è cresciuto in talmodo che oggi si pongono, a livello globale, tutta una serie diproblemi che necessitano risposte a livello globale. Questo ilproblema della governabilità. Il sistema è diventatomolto sofisticato, la globalizzazione è andata piùavanti di quel che si crede ma ciò non vuole dire che l'obiettivosia il liberismo esasperato, anche perché l'80% dei Paesimembri della Wto sono Paesi in via di sviluppo o economie in transizioneche non accetterebbero mai un liberismo selvaggio.

Ma come mai tutte queste tensioni si stanno scaricandosul sistema commerciale?

Perché è il sistema più progredito nell'economia internazionale, con regole e procedure accettateda tutti e un meccanismo di risoluzione delle controversie chesi è rivelato molto efficace. E' un sistema che comprendeoggi 131 Paesi con 32 candidati, tra cui Cina e Russia. Un sistemamolto articolato, l'unico che assicuri che le regole concordateverranno applicate. Il nodo vero è che spesso si guardaalla nostra organizzazione per risolvere tutta una serie di problemisenza che le regole siano state ancora scritte. Ad esempio, comepossiamo risolvere il problema della protezione dell'ambientecon regole che ancora non esistono? Insomma, non possiamo caricarcidel compito di Governo dell'economia mondiale, quello che alcunichiamano l'Onu dell'economia, perché siamo ancora moltolontani da questo ruolo.

Questi tre anni di vita della Wto sono stati annidi grande negoziato (servizi finanziari, telecomunicazioni, informationtechnology) pur non essendo in corso nessuna tornata negozialedopo la conclusione deIl'Uruguay Round...

Ma sono stati anni fantastici, di grandi risultati.Questo non lo nega più nessuno anche dal punto di vistadel funzionamento dell'istituzione. Il dibattito semmai riguardail futuro, come affrontare e risolvere le nuove sfide. Forse ancheper questo la nostra è l'unica istituzione mondiale, oltrealle Nazioni Unite, dove i leader del mondo hanno pensato di parteciparealla celebrazione dei 50 anni. Questo, tre anni fa, nonera neppure pensabile.

L'organizzazione è cresciuta ma senza l'ingressodi due colossi economici come Cina e Russia il disegno non potràdirsi compiuto. Che tempi si prevedono?

Permangono ancora difficoltà per l'ingressodi Cina e Russia nell'organizzazione. I colloqui proseguono anchese le difficoltà non mancano. L'anno prossimo potrebbeessere quello decisivo.

Se le celebrazioni dei 50 anni saranno un grandeavvenimento politico, diverso sembra l'esito della conferenzaministeriale della Wto che si terrà per tre giorni finoa mercoledì e sulla quale incombe l'ombra della crisi asiatica.Si riuscirà a concordare qualche impegno per iniziare ilprocesso che dovrà portare, nel '99, alla decisione dilanciare il Millennium Round?

La conferenza ministeriale non sarà facile.L'agenda prevede due punti: la messa in opera degli accordi eil futuro programma. Ma alla conferenza manca una delle forzetradizionali di propulsione, ossia i Paesi del Sudest asiaticoda sempre all'avanguardia nel chiedere maggiori liberalizzazionie oggi ripiegati su se stessi. Oltre a ciò, molti Paesiin via di sviluppo temono forti contraccolpi sull'economia mondialeper la crisi asiatica. E' un momento difficile per il sistemacommerciale e per l'economia mondiale e quindi i grandi discorsicome il lancio del "Millennium round" trovano un'accoglienzamolto fredda nei Paesi in via di sviluppo. Per questi motivi saràuna conferenza in cui i compromessi e le mediazioni saranno complessi.Tuttavia alcuni di questa negoziati andranno fatti perchél'impegno è stato già preso a Marrakesh almeno peragricoltura, servizi e parte della proprietà intellettuale.

(Ndr: intervista ripresa da Il Sole-24ore del 16 maggio 1998)