Pronti al decollo

In tutto il mondo non si parla d'altro.
Anche per le banche, l'opportunità è da non perdere

di
Roberto Dadda

Trecento mila miliardi di lire. E' questa la cifra prevista da ldc per il commercio elettronico a livello mondiale nel 2001. Stati Uniti e Canada ne faranno una metà, pari al 2,7% del Pil. La parte del leone va al commercio elettronico rivolto alle imprese, il business to business (88%). Per gli Stati Uniti si prevedono per quella data cento milioni di utenti Internet, per l'Europa circa la metà.

Le previsioni di questo genere si sprecano, cambiano i numeri e le date, ma una cosa è certa: anche essendo molto conservativi si tratta di volumi molto rilevanti. E dato che il commercio elettronico richiede sistemi di pagamento, se le banche non saranno della partita nel modo più efficiente ed efficace possibile qualcun altro le sostituirà e accumulerà vantaggi di posizione che non sarà né facile né a buon mercato colmare.

Per avere un'idea dello scenario delle opportunità e dei rischi basta pensare alla storia delle carte di credito e dall'atteggiamento che le banche hanno tenuto in quella circostanza. Allora qualcuno affermava che "nessuno avrebbe mai accettato di pagare con un pezzo di plastica!". E' stato smentito. Oggi c'è chi guarda il commercio elettronico come quel signore guardava le novità seduto al tavolo di un caffè esclamando "Dura minga, non dura, non può durare!". Sarà smentito, sarà clamorosamente smentito! Un'interessante rilevazione della Sda Bocconi su 116 siti esamina la situazione italiana di chi già vende in rete. Si evidenzia una netta dislocazione geografica, con forte peso del Nord, ma questo era prevedibile. Il 60% dei siti è in mano ad imprese di distribuzione, il 16% sono mall, specie di supermercati virtuali che aggregano molti negozi diversi. La grande maggioranza delle imprese vede il canale Internet come canale aggiuntivo a quelli tradizionali. Interessante la casistica della tipologia dei prodotti venduti nel commercio elettronico business to consumer: al primo posto i prodotti digitalizzabili (documenti, musica, ecc.), seguono i prodotti tipici italiani (questo deriva dal fatto che molti tendono ad aggredire il mercato statunitense che è più pronto e che è "ghiotto" di questi prodotti), seguono gli alimentari, i prodotti informatici sia hardware che software, gli oggetti da regalo e quelli legati agli hobbies e al collezionismo. La fotografia attuale cambierà presto: la sensazione prevalente è che quattro grandi categorie si faranno strada:

  • i beni di consumo di acquisto usuale e considerati poco ludici; supermercati, drogherie, ecc.,
  • i beni molto "speciali" e di difficile reperimento nel mondo fisico: il pudding di Natale comperato direttamente da Harrods a Londra, la grappa friulana venduta in California,
  • le informazioni: giornali, vocabolari, lessici, ecc.,
  • il software scaricabile direttamente dalla rete e perché no affittabile per il solo periodo in cui ne avete bisogno.

Un'ultima osservazione sui mall: la replica di una realtà fisica come il centro commerciale in una realtà virtuale può avere un senso nella fase iniziale del fenomeno. La maturazione di questo mercato comporterà molto probabilmente la sparizione di queste "gabbie" e prenderà il sopravvento la tradizionale libertà di una rete che non accetta confini di nessun genere. Molto più logico dunque non chiudere siti di vendita di prodotti diversi in una unica struttura, ma lasciare il tutto il più aperto possibile cercando di essere ben rappresentati sui motori di ricerca e sui portali che diventeranno gli strumenti principi per la ricerca in rete di beni e di servizi.

La banca, oltre che come venditore dei propri prodotti e come facilitatore dei pagamenti sui siti commerciali spesso partecipa a questo fenomeno nella sua naturale veste di finanziatore di iniziative commerciali. Qui è molto importante notare come il commercio elettronico non sia mai quella cosa facile, immediata e a costi contenutissimi che spesso viene descritta. Attenzione dunque agli affidamenti dati con la leggerezza di chi si lascia abbagliare dai numeri senza analizzare i fenomeni. Qui più che altrove per avere successo sono indispensabili una corretta visione del fenomeno e un disegno industriale ben ideato e ancora meglio perseguito. Pena cadere in uno degli innumerevoli bagni di sangue che hanno caratterizzato molte iniziative nel settore.

Grandi e irrinunciabili opportunità, dunque. Ma non scevre da livelli di rischio non irrilevanti. Non giocare questa partita potrebbe essere però pericoloso, molto pericoloso, forse troppo.

(Ndr: ripreso dalla rivista bimestrale "Bancaforte" di Settembre-Ottobre 1999)