Privacy, sulla tutela dei dati le Regioni in ordine sparso

di
Ugo De Siervo
(Componente dell'Autorità Garante per la protezione dei dati personali)

La riservatezza non pone ostacoli ardui o addirittura insuperabili alla creazione di strumenti di interconnessione fra le anagrafi comunali per il miglioramento della nostra amministrazione, se ciò avviene nelle forme legali, nella piena consapevolezza di ciò che si intende perseguire e dei molteplici e delicati dati personali detenuti da pubbliche amministrazioni.

Pensiamo al lungo confronto fra Garante e ministero dell'Interno, che, essendosi convenzionato con l'Anci, mira ad avviare il Sistema di accesso e interscambio anagrafico (Saia): la vicenda partì in modo discutibile perché nessuno chiese il parere del Garante, malgrado emergessero alcuni grossi problemi, fra cui la necessità di individuare con precisione a livello normativo i soggetti che possono accedere ai vari tipi di dati personali e le garanzie da assicurare alle persone coinvolte; inoltre, in assenza di un mutamento della legislazione anagrafica, non si poteva creare un nuovo tipo di anagrafe.

Progressivamente questi rilievi sono stati accolti, almeno in parte, e il Governo ha accettato di passare attraverso la parziale modifica della legislazione anagrafica per istituire l'indice nazionale delle anagrafi (Ina), che prima si pensava invece di istituire in via amministrativa.

Sono poi stati valutati dal Garante due modelli di interconnessione delle anagrafi comunali a livello regionale. Una legge della Regione Friuli Venezia Giulia ha previsto di trasformare la preesistente anagrafe dei beneficiari di agevolazioni sul prezzo delle benzine in una banca dati polivalente per altre generiche "finalità di carattere istituzionale"; inoltre si prevede che i dati di questo archivio, salvo i soli dati sensibili, possano essere ceduti "a chiunque ne faccia richiesta".

Malgrado si parli di rispetto della legislazione in materia di privacy, sembrano evidenti molteplici disposizioni difformi: ad esempio, le Regioni possono accedere ai dati anagrafici solo nei limiti di legge e non possono certo prelevare dati dagli archivi informatici comunali né formare un proprio archivio a livello regionale per una molteplicità di indeterminate finalità; estremamente dubbia è la generica previsione che in questo archivio possano confluire i dati sanitari; non è possibile un generico accesso dei privati ai dati anagrafici. Il Garante ha pertanto fatto presente alla Regione le proprie valutazioni critiche, chiedendo che nell'attuazione si operi per non produrre una concreta lesione delle norme nazionali ed europea.

Diverso il giudizio sul "progetto di integrazione delle anagrafi" presentato dalla Rete telematica regionale toscana. In questo caso il Garante ha apprezzato la proposta: anzitutto non si tratta di un'anagrafe regionale ma di un collegamento fra basi di dati anagrafici che restano nella disponibilità dei Comuni coinvolti; soprattutto l'accessibilità ai dati è limitata ai soggetti pubblici nella misura in cui la legislazione anagrafica lo permette. Restano solo alcuni problemi di chiarificazione, fra i quali in particolare la necessità che la possibile espansione dei collegamenti anche ai dati Asl riguardi solo quelli di natura strettamente amministrativa.

Infine un suggerimento: quest'ultima iniziativa, così come quella del "Saia", si fonda sulla volontaria adesione dei Comuni, ma ciò depotenzia radicalmente gli obiettivi conseguibili. Ma allora sarebbe opportuno prevedere in via legislativa, insieme all'Ina, anche un vero e proprio obbligo dei Comuni di aderire a iniziative analoghe.

(Ndr: ripreso da Il Sole 24ore di domenica 9 luglio 2000)