I quattro nodi irrisolti dell'ecommerce

Manca ancora una completa regolamentazione su privacy, garanzie sui prodotti, sicurezza dei pagamenti e tassazione. La tutela dei consumatori è uno degli argomenti più delicati e molto deve ancora essere fatto

di
Massimiliano Di Pace

Privacy degli utenti, garanzie sui prodotti, sicurezza dei pagamenti, e tassazione. Sono ancora tante le questioni irrisolte per il commercio elettronico. Vediamole una per una.

Per l'utente una delle preoccupazioni principali derivano dal rispetto della privacy, non solo per quanto attiene la sfera strettamente personale (es. abitudini di acquisto), ma anche per i dati sensibili che vengono comunicati al momento dell'ordine (es. numero della carta di credito, indirizzo della propria abitazione, numero di telefono).

A questo riguardo va detto che in Italia c'è una legge, la 675/96, che tutela la privacy dei cittadini, ed impone a coloro che detengono i dati personali particolari accorgimenti (es. password, procedure di criptazione, che vengono certificate da appositi enti), per evitarne usi impropri.

Se però i dati sono destinati ad un sito gestito da un server (o dal provider che lo gestisce) che si trova in un altro paese, il problema si pone, in quanto non è detto che la legislazione di quel paese (specie se extracomunitario) assicura lo stesso livello di privacy.

Paradossalmente, pur essendo Internet una realtà globale, la dislocazione fisica (ossia la sede) delle società e dei relativi server che gestiscono il sito mantiene la sua rilevanza, proprio per l'applicazione della normativa (es. di regolamentazione dei contratti).

Un secondo aspetto problematico è dato dalle garanzie associate al prodotto/servizio acquistato in rete, e alle condizioni di sicurezza del pagamento.

D'altro canto la tutela dei consumatori è una delle questioni più delicate. In Italia occorre fare riferimento per questo aspetto alle norme sulla vendita effettuata fuori dai locali commerciali (D.Lgs 50/92 e 185/99), che prevedono il diritto di recesso e l'obbligo per il venditore di fornire un'informativa al cliente.

Anche in questo caso va detto che la stipulazione di contratti via Internet con operatori stranieri (ed in particolare di paesi non Ue) crea potenziali difficoltà, soprattutto in caso di controversie, in quanto, pur essendo la disciplina da applicare quella del paese del consumatore (Convenzione di Roma del 19/6/80), in termini operativi non è facile farla rispettare da un operatore che si trova magari al di là degli oceani.

Inoltre non va trascurato il fatto che l'utente dell'ecommerce non necessariamente può risalire dall'indirizzo Internet al soggetto che se ne avvale, per presentare eventuali reclami in via non telematica.Anche per quanto riguarda i pagamenti vi sono degli aspetti da valutare attentamente. A questo proposito va detto che molti siti di ecommerce offrono l'opportunità di pagare al momento della consegna con il classico metodo del contrassegno (si paga al postino che porta la merce), oppure con metodi abbastanza sicuri come il vaglia postale o il bonifico bancario.

Accanto a questi pagamenti "offline", vi sono quelli tipici "online", che consistono nel pagamento mediante carta di credito con lo standard Ssl (Secure Socket Layer) che effettua la criptazione per evitare intercettazioni.

In genere però resta il problema dato dal fatto che chiunque conosca il numero di una carta di credito di una determinata persona, può effettuare l'acquisto, addebitando l'importo sul conto di quella persona.

Per questo motivo sono state previste procedure di pagamento altamente sicure come Telepay e Set. Telepay è un sistema di pagamento valido solo per gli acquisti presso venditori convenzionati con la Società per i servizi bancari (Ssb) delle banche italiane (non tutte però). Con questo sistema i dati sulla carta di credito non vanno al venditore (ossia al titolare del sito), ma direttamente a Ssb, che provvede all'addebito.

Alcune società di gestione di carte di credito (Visa, Mastercard) hanno introdotto Set (Secure Electronic Transaction), che è un protocollo che assicura un elevato livello di sicurezza.

Per attivarlo occorre installare nel computer dell'acquirente un software, dotato di un Pin (un numero di identificazione personale).

In sostanza chi effettua acquisti su Internet da quel computer, e che è a conoscenza del Pin, non può che essere il titolare della carta di credito, e per questo motivo non è prevista la possibilità di contestare successivamente l'addebito.

Un'ultima questione riguarda la tassazione, la cui applicazione è resa complessa dalla circostanza che laddove il prodotto è immateriale (es. scaricamento di un software da un sito Internet) è difficile per le autorità fiscali verificare che lo scambio è avvenuto, e che quindi l'imposta va applicata (in capo al soggetto passivo), in particolare se si utilizza la moneta elettronica. In questo caso la soluzione dovrebbe essere quella di considerare la vendita del bene come un servizio e applicare l'Iva nel paese di destinazione del servizio.

Quando questa operazione avviene tra operatori situati nei paesi dell'Ue si applicano le normali procedure previste per gli scambi di bene o la prestazione di servizi intracomunitari (applicazione dell'Iva in capo all'acquirente, che è il soggetto passivo dell'imposta).

Ma se l'acquisto avviene da un operatore extracomunitario, occorrerebbe recarsi in dogana per pagare l'Iva e l'eventuale dazio sul servizio/prodotto acquistato via Internet. Va segnalato che ancora devono però essere definite a livello internazionale (in ambito Ocse) le modalità con le quali applicare la tassazione.


Quei software che fidelizzano il cliente

Se ti conosco, ti fidelizzo. Sembra essere questo il programma di molti siti di ecommerce: conoscere meglio il cliente per potergli offrire quello che più desidera. Ma come fare a sapere quello che un cliente, magari occasionale, vuole? In giro ci sono molte soluzioni. Quella scelta dalla Sas, un gruppo americano ben presente anche in Italia, consente ad analisti e responsabili marketing grazie a sofisticate tecniche di "Web mining" (analisi dei dati web) di vagliare enormi volumi di dati transazionali per segmentare i clienti e ricavarne precisi profili.

Ad esempio, esaminando il "clickstream" (analisi dei click effettuati) e la sequenza delle pagine visitate, si possono rilevare comportamenti, propensioni e interessi dei consumatori, senza ledere alcun diritto alla privacy, perché le analisi sono di tipo statico.

L'ultimo tassello di questa gigantesca ricerca di marketing in tempo reale su Internet è poi quello di modificare, personalizzandole, le pagine del web durante l'accesso al sito di un cliente. In questo modo al cliente vengono presentati i prodotti e i contenuti informativi (notizie, banner, link, ecc.) commisurati e anzi "ritagliati" sul suo specifico profilo. Il cliente, che su Internet è piuttosto potendo cambiare sito in qualsiasi momento con un click, perde così anche meno tempo per tornare su ciò che lo interessa.

(Ndr: ripreso da Affari &Finanza de La Repubblica di lunedi 19 Marzo 2001)