Quest'identità costa davvero troppo di Andrea Di Stefano Poteva essere un primato. Un esempio per i cugini europei ma anche per l'alleato statunitense. Invece, probabilmente, si trasformerà nel solito pasticcio all'italiana. La carta d'identità elettronica, appena nata, rischia di trasformarsi in un clamoroso errore: tecnologico, finanziario e soprattutto funzionale. Perché il modello scelto dal dipartimento di pubblica sicurezza del ministero degli Interni è unico al mondo, costosissimo e di lunghissima realizzazione. La chiave di questa vicenda si chiama banda ottica: come si evince dal documento del gruppo di lavoro dell'Aipa, l'Autorità per l'informatizzazione della pubblica amministrazione, la carta d'identità elettronica deve contenere bande ottiche a lettura laser "per salvaguardare le esigenze di pubblica sicurezza, oltre a mettere a disposizione una elevata capacità di memoria pari a 1,8 megabyte". Ma nessuno sembra conoscere questa tecnologia scelta dal Dipartimento di pubblica sicurezza: "le associazioni di categoria (Anasin, Assinform, Assintel) affermano la non possibilità di certificare le informazioni relative a tale tecnologia", si legge nel documento dell'Aipa sulla carta d'identità elettronica. Quasi un mistero, che si riesce a svelare in parte visitando il sito www.lasercard.com della Drexler Technology, una piccola azienda californiana quotata al Nasdaq che è proprietaria della tecnologia e del know how indispensabile per produrre sia le carte elettroniche con banda ottica sia i lettori in grado di leggerle. Il bilancio 20002001 si è chiuso lo scorso 30 marzo con ricavi per 20 milioni di dollari e un utile netto di ben 6,4 milioni di dollari: è proprio sul sito della Drexler si apprende che la carta a banda ottica, oltre che dallo Stato italiano, probabilmente verrà adottata dall'Arabia Saudita, mentre lo scorso 20 settembre il governo Usa ha ordinato 4,8 milioni di pezzi per un progetto chiamato laser Visa che si affianca a un analogo trial di Green card (il permesso di soggiorno rilasciato agli immigrati negli Stati Uniti) adottato dalla comunità di San Diego e Miami. La carta d'identità italiana conterrà quindi sia la banda ottica sia un microchip per l'identificazione del cittadino da parte della pubblica amministrazione. Ma a che costi e, soprattutto, con quali tempi? Il supporto scelto, per poter ospitare questa tecnologia, è anch'esso particolare: si tratta di policarbonato, un materiale plastico di provenienza aeronautica, mille volte più resistente del pvc, quello più comunemente usato per le carte di credito. La carta d'identità, secondo il ministero degli Interni, costerà 25 mila lire cadauna. Il rappresentante italiano della Drexler è convinto che il costo potrà scendere: "con milioni di carte riusciremo a ridurre i costi unitari spiega Luigi Mezzanotte così come per i lettori". Il programma messo a punto dall'Aipa e dalla direzione di pubblica sicurezza del Ministero degli interni prevede la distribuzione progressiva delle carte anche perché per procedere all'emissione secondo le specifiche è indispensabile possedere un kit ancora non commercializzato in scala industriale così come mancano i lettori delle carte. Si tratta in entrambi i casi di prodotti con costi industriali molto elevati: il kit secondo le indicazioni presenti sul sito della Drexler è venduto intorno ai 1500 dollari (circa 3,5 milioni di lire) mentre per i lettori, se partirà l'impianto in Sardegna, che la rappresentanza italiana della società Usa intende realizzare a Ottana grazie ad un accordo di programma, ci si attesterà intorno al milione di lire. Una cifra comunque molto elevata se si considera che tutte le strutture di pubblica sicurezza (dalle vetture alle caserme e stazioni di polizia presenti su tutto il territorio nazionale) dovranno essere dotate dei dispositivi in grado di leggere la banda ottica delle carte d'identità: "Se il progetto andrà avanti saremo comunque in grado di ridurre ulteriormente il prezzo continua Mezzanotte il lettore potrà scendere intorno alle 500\600 mila mentre per le vetture di Polizia e Carabinieri è allo studio un visualizzatore, il cui costo potrebbe intorno alle 100 mila lire, che permetta di leggere l'embedded ologram contenente fotografia e impronta digitale senza doversi collegare ad un pc". Di fronte a tali problematiche il neo ministro dell'innovazione, Lucio Stanca, aveva lasciato intendere che intendeva procedere ad una revisione del progetto, sostenuto invece dal ministro degli Interni Claudio Scajola. In attesa degli esiti dell'esame di validazione del progetto, affidato dal ministero dell'innovazione ad alcune società di consulenza, Stanca ha deciso di andare avanti per la sua strada lanciando la carta nazionale dei servizi che sarà progressivamente sostituita con la carta d'identità elettronica che contiene anche il microprocessore indispensabile per il riconoscimento in Rete del cittadino. Il problema viene quindi risolto duplicando, almeno parzialmente, le carte per l'identificazione del cittadino con il rischio reale che l'introduzione della carta d'identità elettronica si allontani sempre di più. Secondo le stime del ministero degli Interni sarebbero necessari da sei a otto anni per distribuire le carte ai cittadini rispettando il principio del decentramento. "Tecnologicamente e tecnicamente si tratta di un tempo lunghissimo commenta Sandro Camilleri, amministratore delegato di Pcu Italia, una delle aziende italiane produttrici di smart card anche in presenza di una gara d'appalto credo che si potrebbero realizzare tutte le carte con microprocessore in sei nove mesi al massimo". Tutti gli operatori del settore sono fortemente perplessi sulle motivazioni che sarebbero alla base della scelta del ministero degli Interni di adottare una tecnologia così innovativa e costosa. "Allo stato il microchip possiede standard di sicurezza elevatissimi, con chiavi di incriptazione sempre più potenti dice Simone Cavallo, amministratore delegato della Incard inoltre entro l'anno avremo chip con memoria di 64 kilobyte e con la sperimentazione in corso con le memorie flash si potrà raggiungere rapidamente un megabyte". (Ndr: ripreso da Affari&Finanza de la Repubblica del 5 novembre 2001) |