Internet e cellulari sull'aereo
Addio al "lusso" del silenzio

di Massimo Gaggi

Mentre la minaccia del terrorismo rende il nostro diritto alla privacy estremamente vulnerabile, la disponibilità di tecnologie di comunicazione sempre più potenti, ma anche invasive, ci offre nuove possibilità, ma distorce ulteriormente stili di vita già molto frenetici. Per chi è abituato a viaggiare in aereo, le ore trascorse in volo sono una delle ultime oasi rimaste nella giostra della comunicazione senza limiti di tempo e di spazio: una rara possibilità di concentrarsi su una lettura o di completare un lavoro senza essere interrotti. Anche questo sta per finire: ieri la Fcc, la Commissione federale che regola il sistema delle telecomunicazioni, ha dato via libera all'introduzione dei collegamenti Internet dagli aerei a partire dal 2006 ed ha avviato le procedure per liberalizzare (probabilmente in un arco di tre anni) anche le comunicazioni telefoniche via cellulare.

L'Europa e l'Italia per adesso stanno a guardare, ma è evidente che, se le nuove tecnologie dimostreranno di funzionare bene e senza rischi per la sicurezza, verranno ben presto utilizzate in tutto il mondo. Anche perché le compagnie aeree, che vivono una stagione difficile in molti Paesi, sono alla disperata ricerca di nuove entrate e quindi non si faranno di certo sfuggire un business - quello della comunicazione dai velivoli - stimato 5-6 miliardi ai dollari l'anno per il solo mercato americano.

Del resto gli esperimenti più avanzati in questo campo li ha condotti, nel settembre scorso, il consorzio europeo Airbus, che ha installato a bordo di un aereo un'antenna che convoglia i segnali provenienti dai telefoni Gsm dei passeggeri e li trasmette ad un satellite che a sua volta li invia a terra.

Buone notizie per chi ha bisogno di comunicare in tempo reale, anche quando è in volo. Un pot meno per chi si sente assediato dall'inquinamento acustico. Il problema si è già posto nei treni ad alta velocità. Qualcuno lo ha risolto con divieti o imponendo almeno di disattivare la suoneria. La Amtrak ha introdotto nei supertreni che collegano New York con Washington e Boston le "silent car", carrozze in cui è vietato telefonare. In treno, però, ci si può muovere. In aereo, invece, non ci sono "spazi di fuga": l'idea che la conversazione classica ("Cara, sono già in aereo... No, prima telefonavo dal taxi. Ora devo spegnere ma ti richiamo appena atterro") possa continuare ad oltranza, è già un incubo. Ma nessun operatore si fermerà davanti a considerazioni di opportunità: nella cultura americana ogni business, se è lecito, deve potersi sviluppare liberamente. Bloccarlo è un attentato alla crescita del Pil - e quindi della ricchezza - del Paese. Forse verranno create sezioni speciali - o voli speciali - per chi non vuole essere disturbato. Magari con un sovrapprezzo, perché anche il silenzio può essere un lusso (soprattutto se la compagnia aerea guadagna anche con le telefonate).

La fine della tranquillità coincide con la fine di una piccola menzogna: quella del pericolo di interferenze dei cellulari con i sistemi di volo dell'aereo. È proprio in base a considerazioni di sicurezza che oggi viene vietato l'uso dei telefoni a bordo (che comunque non funzionerebbero a quote superiori ai tremila metri). Ora, però, i tecnici della Fcc ammettono candidamente che quel divieto è stato introdotto in via prudenziale vent'anni fa, all'alba dell'era della telefonia mobile, quando le conoscenze in materia erano assai vaghe. Tutte le sperimentazioni fatte fin qui non sono riuscite a provare l'esistenza di rischi reali.

(Ndr: ripreso da la Repubblica di venerdì 17 dicembre 2004)