60 ANNI DALLADICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO
di
Domenico Gallo
"Considerato che il riconoscimento della dignitinerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti uguali edinalienabili costituisce il fondamento della libert, della pace e dellagiustizia nel mondo;
Considerato che il disconoscimento ed il disprezzodei diritti umani hanno portato ad atti di barbarie che offendono la coscienzadell'umanit e che l'avvento di un mondo in cui gli essere umani godano dellalibert di parola e di credo e della libert dal timore e dal bisogno statoproclamato come la pi alta aspirazione dell'uomo."
Sono queste le grandi parole con le quali si apre ladichiarazione universale dei diritti umani approvata dall'Assemblea Generale delleNazioni Unite il 10 dicembre 1948.
Non retorico affermare che la DichiarazioneUniversale rappresenta un punto di svolta nella storia e costituisce una sortadi Magna Carta dell'Umanit.
Essa il punto pi alto della svolta che la Comunitinternazionale ha operato nel 1945, creando un nuovo ordinamento di istituzionie diritti, a partire dalla Carta della Nazioni Unite, inteso a costruire lapace attraverso il diritto ed a cambiare il diritto, inserendovi come suoconnotato essenziale, il riconoscimento della dignit della persona edell'universalit dei suoi diritti fondamentali.
Non un caso che la Dichiarazione universale siaentrata in vigore lo stesso anno nel quale entrata in vigore la Costituzioneitaliana. L'accostamento tra i due documenti non casuale: entrambi sono ilfrutto dello stesso spirito, dello stesso "grande fatto globale, cio isei anni della seconda guerra mondiale", come per le origini e ifondamenti della nostra costituzione ebbe a dire Giuseppe Dossetti nel 1994. Laterribile guerra e gli eventi che la avevano preceduta e causata il drammaticotrionfo dei regimi fascisti e nazista, la passione e la lezione dellaresistenza, generarono infatti a livello globale la rinascita d'una profondariflessione sulla condizione umana che port alla volont di creare un nuovoassetto per molti paesi e per tutto il mondo (U.Allegretti). La Costituzione per l'Italia la conquista di un ordinamento fondato sui diritti fondamentalidell'essere umano e sulla democrazia politica ed economica; la Dichiarazioneuniversale segna "la proiezione dei diritti umani sanciti dallecostituzioni democratiche sul piano internazionale" (A. Cassese),inaugurando cos una nuova fase della vita del mondo e una nuova concezione deldiritto internazionale che, da ordinamento che ha per soggetti solo gli Statitende a trasformarsi in un sistema in cui l'uomo esso stesso soggetto, con isuoi diritti e i suoi doveri. La Dichiarazione sviluppa i semi contenuti nellaCarta delle Nazioni unite, approvata nel 1945, che aveva gi prefigurato questonuovo orizzonte affermando nel suo preambolo "la fede nei dirittifondamentali dell'uomo, nella dignit e nel valore della persona umana", eponendo, per conseguenza nell'art. 1.3 tra i compiti della nuova Organizzazionequello di "promuovere e incoraggiare il rispetto dei diritti dell'uomo edelle libert fondamentali".
La Dichiarazione fu approvata, praticamenteall'unanimit, con solo otto astensioni su 58 paesi votanti. Per quanto essanon sia un documento giuridicamente vincolante per gli Stati, tuttavia essacostituisce un punto di svolta perch ha tracciato i binari lungo i quali stata sviluppata la grande codificazione del diritto internazionale dei dirittiumani, a cui appartengono la Convenzione internazionale contro il genocidio, laConvenzione contro la tortura, la Convenzione contro la discriminazione delladonna, la Convenzione contro la discriminazione razziale, la Convenzione per idiritti del fanciullo, la Convenzione Europea sui diritti dell'uomo (CEDU) ed ifondamentali Patti dell'ONU del 1966 sui diritti economico sociali e suidiritti civili e politici.
In tal modo si andato formando un diritto che, perla prima volta nella storia, sanava la contraddizione antichissima esistentefra il diritto e la giustizia. Con la Dichiarazione universale e con gli attisusseguenti, la giustizia stata incorporata nel diritto. Questa stata lavera lezione positiva che l'umanit ha tratto, uscendo fuori dalla notte dellaII guerra mondiale, la gloria del novecento, il patrimonio morale chel'Occidente (compresi i paesi socialisti) ha costruito per l'umanit intera.
Dopo la dichiarazione universale non piconcepibile, come in passato, un diritto della tortura, un diritto delladiscriminazione razziale, un diritto della schiavit. Neppure la guerra, checostituisce, pur sempre una ferita inflitta al diritto, pu comportare la(completa) sospensione dei diritti umani fondamentali, in quanto la guerrastessa giudicata dal diritto. Dal diritto dei conflitti armati, incentratosulle Convenzioni di Ginevra, che vieta ai belligeranti il ricorso allatortura, alle punizioni collettive, alle uccisioni arbitrarie, etc.
Questo non vuol dire che non esistono forme dischiavit, pratiche di tortura o di discriminazione. Per queste pratiche,generalmente, avvengono fuori dal diritto. Negli ultimi anni la pratica piostentata di violazione del diritto, la deportazione e detenzione a Guantanamodei presunti terroristi, combattenti-nemici dell'impero americano, nonch l'appaltodella tortura attraverso le " extraordinary renditions" (come nelcaso di Abu Omar, rapito da agenti CIA a Milano il 17/2/2003) avvenutaattraverso una aperta ribellione al diritto, con il rifiutodell'amministrazione Bush di applicare ai detenuti di Guantanamo, tanto leConvenzioni internazionali, quanto i principi dell'"habeas corpus"del diritto anglosassone. Per questo Amnesty International ha definitoGuantanamo un "buco nero" del diritto.
Purtroppo noi viviamo in un tempo in cui, a 60 annidalla dichiarazione universale, la politica si ribella apertamente e disconosceil valore dei diritti umani come base della convivenza civile e della vitadelle nazioni sulla terra.
Si tratta di un processo che viene da lontano,iniziato con la prima guerra del Golfo, nel 1991, e proseguito con la guerraalla Jugoslavia, con la II guerra del golfo e con la c.d. "guerra alterrorismo" che contemporaneamente hanno rilegittimato il ricorso allaguerra, come strumento ordinario della politica ed hanno ricondotto il discorsosui diritti umani all'interno di un paradigma razzista. Le guerre asimmetrichein cui i morti stanno tutti dall'altra parte, non sono semplicementeespressione della politica dei due pesi e due misure praticata dai principalipaesi dell'occidente, bens costituiscono la negazione della qualit essenzialedella concezione dei diritti dell'uomo introdotta dalla Dichiarazione del 48:l'universalit.
Senza l'universalit, i diritti dell'uomo sitrasformano nel loro contrario. Se la fraternit "bianca", se ladignit della persona da proteggere quella degli appartenenti al nostrogruppo sociale, etnico o religioso, allora si riapre la strada aldisconoscimento ed al disprezzo dei diritti umani.
Il dato pi preoccupante di questo stato di cose nonconsiste nelle innumerevoli "violazioni di fatto" compiute dagoverni, da gruppi, da singoli, e che non trovano sufficiente reazione da partedell'opinione pubblica e dei leaders politici, bens nel fatto che violazionisistematiche sono compiute non con i soli comportamenti ma con quei moltissimiatti di diritto internazionale e di diritto interno che entrano incontraddizione diretta con le risoluzioni, le convenzioni e le stessecostituzioni degli Stati.
Questa serie di violazioni che avviene per viagiuridica e normativa infatti particolarmente grave perch rappresenta lapunta di iceberg di una tendenza che punta a cambiare nuovamente la natura deldiritto, separandolo dalla giustizia e restituendolo alla dimensione del merocomando politico reso obbligatorio dall'esercizio della sovranit. In altreparole il diritto diventerebbe puramente e semplicemente l'arbitrio delsovrano. In questo modo verrebbe cancellata per sempre la lezione del novecentoe le grandi carte con le dichiarazioni dei diritti diventerebbero oggettid'antiquariato. Questo patrimonio specifico, sviluppatosi nell'occidente, edall'interno della cultura occidentale, verrebbe cancellato, dilapidato persempre.
Anche nel nostro paese sono stati compiutisignificativi passi nella direzione della contestazione per via giuridica enormativa della Dichiarazione universale (oltre che della Costituzioneitaliana). Basti pensare al c.d. "pacchetto sicurezza", attraverso ilquale stato introdotto una sorta di diritto penale (ed amministrativo) delnemico, inteso come sotto-sistema (sostanziale, processuale, penitenziario)differenziale, caratterizzato da una forte riduzione delle garanzie e da unasignificativa deroga ai principi del diritto penale liberale e destinato adapplicarsi a coloro che, percepiti come diversi, sono rappresentati come nemicipubblici' (immigrati, rom, senza casa). In virt di questo nuovo sistema sipotr infliggere agli imputati con la pelle scura (cio gli immigratiirregolari) una pena pi elevata di quella riservata agli imputati con la pellechiara. A 70 anni dall'introduzione in Italia delle leggi razziali, i semidelle leggi razziali sono messi di nuovo in circolazione e sparsi a piene maninella pieghe della legislazione Nel luglio del 1938 fu istituita presso ilMinistero dell'Interno la Direzione generale per la Demografia e la Razza, conil compito di provvedere al censimento della popolazione ebraica presente inItalia, e quindi di mantenere ed aggiornare un registro degli ebrei. Oggil'art. 44 del D.L. 733 sulla sicurezza (che il Senato ha approvato in questigiorni) prevede l'istituzione presso il Ministero dell'Interno di un registrodei senza casa.
Ma sul piano internazionale che avvengono lecontestazioni pi gravi e pi estreme del principio della universalit deidiritti dell'uomo e del riconoscimento della uguale dignit inerente a tutti imembri della famiglia umana.
La nascita dei conflitti in Medio Oriente coevaalla Dichiarazione universale, ma nei sessant'anni trascorsi non si era mai vistoun conflitto cosi ingiusto, cos brutale, cos tragicamente futile ed inutile,come l'aggressione di Israele al martoriato popolo di profughi ammassato inquel grande campo di concentramento che la striscia di Gaza. Una guerrapreordinata a tavolino, costruita come operazione patriottica per catturare ilconsenso elettorale e scatenata nello spazio di tempo vuoto che precedel'insediamento di Obama alla Casa Bianca. "Ancora una volta - ha osservatoil giornalista israeliano Gideon Levy allo scoppio del conflitto - le risposteviolente di Israele, anche se hanno una giustificazione, eccedono qualsiasimisura e superano ogni limite di umanit, moralit, legalit internazionale, oragionevolezza."
Proprio questo il punto. Quali che siano le ragionidi Israele e quali che siano le colpe di Hamas, quando un esercito, forte dicentinaia di carri armati, di aerei da guerra e di navi militari, attacca dallaterra, dal cielo e dal mare, le baracche dei campi profughi ed una citt in cuivivono accatastati un milione e mezzo di persone (di cui la met costituita dafanciulli), stremate da un embargo che le ha ridotte alla fame, allora vuoldire che piet l' morta. Ma non morta solo la piet, la legalitinternazionale che viene calpestata assieme alla dignit inerente a ciascunmembro della famiglia umana. Non sono solo i crimini, usualmente connessi allaguerra, che sono stati praticati senza alcun risparmio, attraverso ilbombardamento di Ospedali, delle scuole dell'ONU o di altri rifugi dellapopolazione civile ed il fuoco sulle ambulanze. E' la guerra stessa checostituisce un crimine in s, in quanto atto estremo di punizione collettiva edi vendetta per i danni subiti da Israele per il lancio dei missili qassam.Azione provocatoria che avrebbe potuto molto pi facilmente essere fermata, esenza spargimento di sangue, se, per esempio, Israele avesse posto fine allapratica degli omicidi mirati dei militanti di Hamas.
L'indifferenza con cui stato accolto daglioperatori culturali dei principali media e dai leaders politici (non solo dicentro-destra) la strage degli innocenti di Gaza, un terribile segno deitempi.
Quando di fronte all'indecenza di questo massacro,l'unico discorso che tiene banco la verifica se siamo filo-palestinesi oanti-israeliani, e ci si indigna per qualche bandiera bruciata o per unatrasmissione televisiva che fa passare qualche immagine della strage, vuol direche il linguaggio della politica si completamente affrancato e non riconoscepi i valori universali che la Dichiarazione ha cercato di porre a fondamentodella vita delle nazioni (come del resto si affrancato dai valori dellaCostituzione). Per questo nessuno si chiesto se gli eventi della guerracostituissero anche un oltraggio ai diritti dell'uomo,o un fatto eversivo dellalegalit internazionale di fronte al quale la Comunit internazionale avrebbedovuto reagire. In questo contesto, purtroppo, non dobbiamo stupirci se unleader del PD (Rutelli) ha scoperto che il muro dell'apartheid che frantuma laCisgiordania bello, incurante della condanna da parte della CorteInternazionale di Giustizia dell'ONU.
Tuttavia da questi eventi sarebbe sbagliato trarne laconclusione che la vicenda dei diritti umani, aperta dalla Dichiarazioneuniversale si avvia definitivamente al tramonto. Se la bandiera dei dirittiumani stata gettata nel fango dai ceti dirigenti e persino dai leaders diquelle nazioni che hanno partorito il costituzionalismo moderno, non vuol direche di quella bandiera non abbiamo bisogno o che essi siano menzogneri perchgrandemente disconosciuti.
Anzi proprio dove i diritti umani sono statimassimamente disconosciuti dalle pratiche del potere, adesso si aprono deisegnali di speranza, se il primo atto della nuova amministrazione americana -come promesso - sar quello di chiudere Guantanamo.
Il mondo che verr avrsempre pi bisogno che venga restaurato il primato dei diritti dell'uomo evenga delegittimata quella politica che ricerca l'onnipotenza costruendo nuovicimiteri.
2 marzo 2009
(Ripreso dal sito internet www.domenicogallo.it)