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L'AUTORITA' ITALIANA ALLA CONFERENZA MONDIALE SULLA PRIVACY

Si è conclusa a Cardiff la 24° Conferenza internazionale sulla privacy che ha visto riuniti oltre 25 Paesi provenienti dai diversi continenti a discutere su temi cruciali quali all'uso delle nuove tecnologie, all'e-government e alle misure per bilanciare sicurezza sociale e privacy individuale dopo i fatti dell'11 settembre.

L'Autorità era rappresentata dal presidente Stefano Rodotà, dai componenti Gaetano Rasi e Mauro Paissan e dal segretario generale Giovanni Buttarelli.

Aprendo la sessione finale della Conferenza, Stefano Rodotà ha affermato che "le persone hanno sempre più bisogno di una tutela del loro "corpo elettronico" perché la nostra rappresentazione sociale è sempre più affidata alle informazioni sparse in una molteplicità di banche dati e ai " profili" che su questa base vengono costruiti".

Rodotà ha posto l'accento sul ruolo imprescindibile svolto dalle autorità indipendenti nell'assicurare la tutela dei diritti fondamentali in una realtà dominata dai rischi derivanti dal massiccio uso delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione e dalla costruzione di grandi banche dati. "Siamo sempre più conosciuti da soggetti pubblici e privati attraverso i nostri dati personali in forme che — ha osservato Rodotà — possono incidere sul principio di eguaglianza, sulla libertà di comunicazione, di espressione o di circolazione, sul diritto alla salute, sulla condizione di lavoratore, sull’accesso al credito e alle assicurazioni". La protezione dei dati personali diviene, quindi, una componente essenziale della nuova cittadinanza ed una " ineliminabile garanzia contro ogni forma di potere pubblico o privato". In particolare in una situazione storica in cui si presentano nuove esigenze di sicurezza e si esercitano pressioni da parte di molte imprese.

Rodotà — che oltre ad essere presidente dell’ Autorità italiana per la privacy è anche presidente dei Garanti europei — ha ricordato come il modello europeo di tutela dei dati, caratterizzato dall'istituzione delle autorità indipendenti non può essere considerato "una stranezza" perché si ritrova anche in Canada, in America Latina, nell'area Asia-Pacifico e perfino negli USA sono state avanzate proposte in questo senso. Nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE l'unico articolo in cui si parla di autorità indipendenti - ha sottolineato Rodotà — è proprio quello riguardante il diritto alla protezione dei dati personali.

Affrontando più in generale il tema delle autorità di controllo, Rodotà ha affermato che i nuovi organismi esprimono esigenze di articolazione dell'azione pubblica e di equilibrio tra i poteri che non era più possibile soddisfare nel solo circuito governo-parlamento-magistratura, contribuendo a "mantenere nell'area pubblica decisioni socialmente ed economicamente rilevanti e a ristabilire quel sistema di pesi e contrappesi necessari per la democraticità stessa del sistema".