Garante per la protezione
    dei dati personali

Newsletter

NO DEI GARANTI PRIVACY UE AL PNR EUROPEO

Critiche allaproposta della Commissione di introdurre in Europa lobbligo di comunicare alleautorit di polizia e di frontiera i dati dei passeggeri aerei

 

La proposta presentata lo scorso novembre dalla Commissioneeuropea, secondo cui verrebbe introdotto in Europa lobbligo di comunicare alleautorit competenti i dati dei passeggeri aerei diretti verso i PaesidellUe, come gi avviene per gli Usa, stata accolta con forti critiche datutte le autorit europee per la protezione dei dati. Un parere adottatocongiuntamente dal gruppo di lavoro Ue (Gruppo articolo 29) e dal WorkingParty on Police and Justice, presieduto da Francesco Pizzetti, ha richiamatolattenzione del Consiglio Ue e della Commissione sugli aspetti giudicaticontrari ai principi fondamentali in materia di tutela dei dati personali (http://ec.europa.eu/justice_home/fsj/privacy/docs/wpdocs/2007/wp145_en.pdf).

Le Autorit per la privacy di tutti i Paesi europei hanno espressocritiche molto serrate contro la proposta di decisione quadro del Consiglio cheistituirebbe il cosiddetto Pnr europeo. I Garanti ritengono che la propostacomporti una grave compressione dei diritti fondamentali dei cittadini europei,sanciti non soltanto dalla direttiva sulla protezione dei dati, ma ancor primadalla Convenzione di Roma del 1950 (sui diritti umani fondamentali, compreso ildiritto al rispetto della vita privata) e, successivamente, dalla Convenzione108 del Consiglio dEuropa (sulla protezione dei dati personali).

Secondo i Garanti Ue per il Pnr europeo non sono dimostrate n lanecessit n la proporzionalit del trattamento previsto nel progetto didecisione quadro. Soprattutto perch esiste gi una direttiva Ue, la 2004/82,che prevede lobbligo per i vettori aerei europei di raccogliere e renderedisponibile, a richiesta, i dati Api (Advance Passenger Information), cio idati utilizzati per il check-in. Tale direttiva, peraltro, non ha trovatoancora piena attuazione in tutti gli Stati Membri. Appare quanto meno eccessivointrodurre, dunque, un obbligo ulteriore per finalit di sicurezza quando nonsi ancora verificata lefficacia di un sistema istituito per vigilare sullefrontiere europee.

Numerosi altri aspetti della proposta appaiono problematici: sonotroppe le categorie di informazione oggetto di trasferimento, addiritturaulteriori rispetto a quelle previste nellAccordo sul Pnr Usa; il periodo diconservazione dei dati da parte delle autorit competenti eccessivo (tredicianni); non vi chiarezza sulla necessit di prevedere esclusivamente unsistema del tipo push (invio di dati su richiesta), e non pull (accessodallesterno ai database per recuperare le informazioni di interesse), come giindicato nei pareri sul Pnr Usa; leliminazione dei dati sensibilieventualmente raccolti (indispensabile per evitare il trattamento di questidati, che riservato solo ad alcuni specifici soggetti) va lasciato ai singolivettori aerei, e non alle autorit riceventi; sono troppo larghi i marginidella discrezionalit lasciata agli Stati Membri nellattuare le disposizionicontenute nella decisione, soprattutto per quanto riguarda lambito dicircolazione delle informazioni che dovrebbero essere fornite dai vettoriaerei.

Le Autorit europee per la privacy chiedono di avviare quantoprima un serio dibattito sul tema che coinvolga tutte le parti in causa: daiParlamenti nazionali alle compagnie aeree; dal Parlamento europeo alle autoritdi protezione dati. Si tratta di evitare che i cittadini, non solo quellieuropei, siano oggetto di una sorveglianza generalizzata nei loro spostamentiaerei in Europa.