L'impronta digitale entra in banca di Stefano Gulmanelli La biometria entra in banca. Dopo averli incontrati in vari sistemi aeroportuali e alle frontiere di un numero crescente di Stati - gli Usa in primis - ora infatti ci si può imbattere in strumenti che operano il riconoscimento individuale misurando parametri biofisici quali le impronte digitali anche andando a fare un bonifico o a controllare il proprio conto corrente. Sono sempre più numerose infatti le filiali di istituti di credito (come ad esempio in Italia alcune di quelle di Banca AntonVeneta) per accedere alle quali è necessario poggiare il proprio dito su un rilevatore di impronte digitali e lasciarsi filmare prima di potere vedere la seconda porta della cosiddetta "bussola" aprirsi e concedere l'accesso all'interno. "Lo scopo è assicurare a clienti e personale operativo l'incolumità durante le operazioni bancarie - fa sapere il gruppo bancario di Padova, forte di oltre 1.000 sportelli e 10mila dipendenti -. Il sistema è assolutamente rispettoso delle norme di legge e delle disposizioni del Garante della privacy in materia di trattamento dei dati personali ed è in uso in altri istituti di credito". Effettivamente anche il gruppo Banca Intesa conferma l'utilizzo in alcune decine delle sue filiali sparse sul territorio di un metodo di rilevazione delle impronte digitali attraverso la tecnologia standard denominata Biodigit. Metodologie di questo tipo sono in fase di adozione da parte di altri gruppi bancari nazionali primari quali Sanpaolo e Unicredit. A progettare e realizzare sistemi di misurazioni biometriche pensati per le banche c'è anche un'azienda fiorentina, la Bassnet srl, uno spin-off della Bassilichi Spa e nel cui capitale è presente anche il Monte Paschi di Siena per il tramite del Fondo Siena Venture. Nell'ambito della sua offerta di prodotti rivolti alla sicurezza fisica e logica, BassNet ha infatti realizzato un sistema biometrico integrato con bussola antirapina. La soluzione - denominata BassnetBioSystem2 (BBS2) - prevede per l'appunto che, superata la porta esterna della bussola, venga richiesto a chi vuole entrare (che viene nel frattempo filmato) di farsi rilevare l'impronta digitale dall'apposito scanner. A operazione conclusa, viene aperta la seconda porta, quella interna. Il template - ovvero la stringa di valori matematici rappresentativa dell'impronta rilevata - e non quindi l'immagine della stessa, a garanzia di anonimato del rilevamento viene poi archiviato per un massimo di sette giorni, trascorsi i quali il sistema provvede alla sua cancellazione in automatico. Il "reverse engineering" del processo, cioè la decodifica del template e la sua associazione a un'impronta digitale, può essere fatto solo dietro esplicita richiesta delle Forze dell'ordine e in presenza di un atto criminoso. Un procedimento che riesce cosi a ottemperare alle rigide disposizioni date in questo campo dal Garante della privacy con le norme in materia di protezione dei dati personali, le disposizioni conten te nel provvedimento del 28 settembre 2001 riferite all'uso di tecniche di rilevamento biometrico agli accessi a banche e istituti di credito e le raccomandazioni presenti nel provvedimento generale sulla videosorveglianza datato 29 aprile 2004. Disposizioni che peraltro, stando a fonti ben informate, sarebbero oggetto di una revisione - alla luce delle novità sia tecnologiche che di contesto - da formalizzare in autunno in un nuovo documento condiviso fra Garante e Associazione bancaria italiana (Abi). "Il trend verso l'adozione di questo tipo di soluzioni è ormai definito - è il commento di Antonio Zulianello, direttore commerciale della Divisione It&Solutions di Nec Italia, che ha contribuito allo sviluppo di BBS2, realizzandone la parte algoritmica e di software -. A fare da battistrada ci stanno pensando gli Stati Uniti che, con le loro nuove procedure alla frontiera e agli aeroporti, hanno fatto capire alla maggioranza delle persone che ormai queste non sono più cose da film". Certo, c'è una bella differenza fra passare il controllo all'ufficio immigrazione di uno Stato estero e cercare di entrare nella banca sotto casa. "Ma a parte un iniziale attrito che potrà esserci in qualche fascia di clienti - prevede Zulianello - credo che la novità verrà accettata e metabolizzata abbastanza rapidamente. Un po' perché l'introduzione sarà graduale e ci sarà il tempo per digerirla; un po' perché gli eventi di cronaca ormai quotidiana fanno considerare benvenuto ogni incremento nel livello di sicurezza, da chiunque e ovunque venga offerta". In altre parole, se la banca, richiedendo ai propri clienti di sottoporsi a queste procedure, riuscirà a convincere che sta fornendo un surplus di protezione, la clientela apprezzerà e ringrazierà. Che poi l'onda di emotività possa toccare non solo la popolazione comune ma anche attori istituzionali o grosse realtà aziendali come le banche lo conferma lo stesso Zulianello: "Negli ultimi 15 giorni abbiamo noi stessi percepito un rapido picco di interesse verso questo tipo di soluzioni di sicurezza. Titubanze e pause di riflessione che avevamo visto e riscontrato prima, anche in nome di una politica di contenimento dei budget, sono quasi d'incanto sparite e siamo stati caldamente invitati a presentare proposte e progetti". (Ndr: ripreso da Il Sole-24 Ore del 21 luglio 2005) |