Italia, scusate il ritardo

Il gap accumulato nello sviluppo di Internet può essere recuperato. Ma solo con una strategia e una MANOVRA di incentivazione MIRATA alle imprese che vanno in rete

di
Roberto Azzano

Le condizioni di base che identificano i servizi di commercio elettronico su Internet sono:

  • la presenza di un servizio web accessibile a tutti gli utenti,
  • la possibilità di consultare un catalogo dei beni/servizi,
  • la disponibilità di modulistica per ordinare ed effettuare il pagamento on-line,
  • la presenza di informazioni sulle modalità di pagamento off-line accettate,
  • la disponibilità di informazioni sulle modalità di spedizione della merce (solo nel caso di beni materiali),
  • la presenza di un servizio di customer care ed help desk via e-mail.

Sulla base di queste funzioni, siamo in presenza di una vera e propria attività di commercio elettronico quando le attività di promozione e vendita su Internet avvengono tramite servizi web accessibili a tutti gli utenti della Rete, dove i beni e i servizi offerti e venduti sono ordinabili on-line e sono acquistabili sia con modalità di pagamento on-line (es. carta di credito), che con modalità off-line (es. con contrassegno, bonifico, c/c postale). Questa definizione include quindi tutto il comparto business to consumer e parte del comparto business to business.

Ma qual è lo scenario nazionale del commercio elettronico? Le imprese italiane evidenziano una buona propensione ad utilizzare Internet come vetrina: 50 mila web nel 1999 (1,7% del totale imprese), 143 mila nel 2000 (4,3%) e 410 mila nel 2003 (12,4%), ma molto meno a trasformare i loro siti in strumenti di commercio elettronico. Infatti

  • si stimano appena 250 siti nel 1999 (quasi tutti business to consumer),
  • si registrano pochi segnali incoraggianti di crescita nel primo semestre 1999,
  • restano molto ridotti i volumi di transato medio per sito.

Esistono però fattori di freno. Anzitutto le aziende sono poco reattive ai processi di innovazione nelle aree di marketing e commerciali (Internet come opportunità di nuovi mercati) e non hanno ancora concrete motivazioni a tentare nuove soluzioni (Internet come minaccia). Poi le problematiche di installazione/avvio della nuova attività sono complesse, le società di servizi (offerta di piattaforme) poco incisive, gli aspetti di logistica/delivery frustanti. Infine il quadro regolatorio, con i problemi di sicurezza legati ai pagamenti, è ancora confuso.

Per quanto riguarda le previsioni di sviluppo, secondo l'Ocse il commercio elettronico avrà a livello mondiale la seguente evoluzione:

 

1998

1999

2000

2001

2002

2003

% del Pil

0,06

0,14

0,33

0,79

2,53

3,5

Per stimare il ritardo italiano abbiamo utilizzato il medesimo gap evidenziato dall'incidenza della spesa in information tecnology (fonte Eito): Usa 4,53%, Europa 2,34% e Italia 1,45%, dove la spesa di famiglie e aziende tramite commercio elettronico sarebbe quindi nel 2003 pari all'1,5% del Pil (32.600 miliardi di lire).

Il ritardo italiano trova conferma nelle previsioni condivise sullo sviluppo di siti italiani di commercio elettronico: 600 nel '99 con un valore medio transato di 0,4 miliardi, che sale a 0,8 miliardi medi nel 2000 con 1.300 siti e a 1,2 miliardi nel 2001 con 2.400 siti. Nel 2002 si prevedono invece 1,6 miliardi di transazioni medie effettuate da 3.800 siti, e 2 miliardi in media nel 2003 con ben 5.300 siti. Il valore complessivo delle vendite elettroniche delle aziende italiane sarà quindi di circa 11 mila miliardi nel 2003. Ipotizzando una quota di export sul transato pari al 20% (allineata alla quota dell'export nazionale), si può prevedere che nel 2003 ci saranno circa 24 mila miliardi di fatturato esposto alla concorrenza internazionale.

I COSTI

L'azienda che intende sviluppare un'attività di commercio elettronico deve sostenere, nella maggior parte dei casi, per la fase di avviamento (1 anno), alcuni costi fissi che possono essere così ripartiti: hardware e software standard 5%, sviluppo web 15%, accesso a piattaforma e personalizzazione 15%, housing/hosting e connettività 5%, gestione del servizio (tempo uomo incluso) 20%, customer care (tempo uomo incluso) 20%, promozione su Internet 20%. Escluse le imprese top, si può prevedere una spesa che va dai 60 ai 400-500 milioni.

Nell'espletamento delle attività on line l'azienda dovrà inoltre sostenere anche costi variabili (correlati al numero di ordini ricevuti) relativi a transazioni finanziarie (3-5% del fatturato), spese di delivery/logistica e di riorganizzazione aziendale.

UN RITARDO DA RECUPERARE

Una manovra che intenda contribuire a riequilibrare la futura bilancia commerciale del commercio elettronico dovrebbe puntare a:

  • creare 16-17 mila siti operanti (nel 2003) con almeno 2 miliardi di transato cadauno,

  • accrescere la quota di export per compensare l'inevitabile import di beni e servizi on line che contraddistingue la prima fase temporale di internet (hw e sw informatico),
  • incentivare, indirettamente, la nascita di società di servizi sulle cui piattaforme di commercio elettronico le piccole e medie imprese possono appoggiarsi ed evolvere.

E' poi importante prevedere il finanziamento di una parte significativa (40%) dei costi fissi di avviamento del primo anno sotto forma di credito d'imposta e degli ulteriori investimenti di upgrading del secondo anno in funzione degli obiettivi raggiunti.

Dati i tempi non brevi di avviamento delle attività commerciali on line, solo iniziando ora si possono attendere risultati nel periodo successivo Se è quindi essenziale la tempestività di intervento lo sono altresì lo stabilire un arco temporale triennale e l'elasticità e modularità di intervento. Lo sviluppo del commercio elettronico è monitorabile (in particolare dall'osservatorio del Ministero dell'Industria) e quindi sono possibili variazioni in corso d'opera. Possono essere oggetto di finanziamento le spese di avviamento alle voci:

  • acquisto hardware in house,
  • progettazione e sviluppo sito web,
  • servizi di connettività o di housing/hosting,
  • promozione e lancio nell'anno di avviamento su Internet,
  • gestione del servizio e del sito.

Sono escluse le spese variabili per servizi di pagamento on line e delivery. In caso di accesso a servizi esterni per le voci incluse nel piano le spese relative saranno anch'esse oggetto di finanziamento.

Ipotizzando un tasso di successo del 50%, un incentivo iniziale (per il primo anno) dell'ordine del 40% su tutte le attività di avviamento, sotto forma di credito d'imposta, e un incentivo ulteriore (per il secondo anno) subordinato alla realizzazione di determinati obiettivi, dell'ordine del 40% solo sulle spese di upgrading e promozione (sempre credito d'imposta), sono due le ipotesi di applicazione:

Ipotesi 1

periodo 2000-2002

969 miliardi

Ipotesi 2

periodo 2001-2003

1.289 miliardi

Si tratta quindi di costi che possono essere considerati del tutto ragionevoli per la finanza pubblica, e che potrebbero dare un impulso decisivo ad un settore strategico per l'economia italiana.

evoluz i-comm

(Ndr: ripreso dalla rivista bimestrale "Bancaforte" di Settembre-Ottobre 1999)