Cina patria dei siti promossi dallo spam

di Antonio Carlo Larizza

In pochi non lo conoscono, in molti ne fanno le spese. Lo spam, l'equivalente elettronico della posta indesiderata, è un fenomeno in crescita esponenziale che, secondo i più pessimisti, potrebbe in futuro scoraggiare l'utilizzo della posta elettronica. Ma da dove vengono i messaggi spazzatura? E che percorso compiono prima di arrivare nelle nostre caselle email?

Provenienza Una recente ricerca condotta da Sybari, società specializzata in soluzioni per la sicurezza informatica, in collaborazione con Commtouch, ha rivelato che nel mese di aprile il 71% dei siti Web reclamizzati dagli spammer era localizzato in Cina. Al secondo e terzo posto seguono i siti statunitensi (22%) e quelli brasiliani (2,3%). Ma se la Cina si è rivelata la più "accogliente" per i siti che distribuiscono messaggi spazzatura nel mondo, gli Stati Uniti restano il Paese da cui viene inviata la maggior quantità di posta indesiderata (60,5%). In altre parole, questo potrebbe significare che gran parte dello spam viene trasmesso da un Paese (gli Usa), mentre un altro (la Cina) è usato per ospitare i siti Web pubblicizzati.

Perché proprio in Cina? "Al momento si possono fare solo delle ipotesi - spiega Paolo Cavalsassi, amministratore delegato di Sybari per l'Italia e per i Paesi dell'Est europeo - una delle ragioni è puramente statistica: il mercato cinese è vasto e ha un tasso di crescita molto elevato. Ma il vero motivo potrebbe essere giuridico: in Cina ci sono pochi controlli e mancano leggi contro lo spam". Per quanto riguarda il primato degli Stati Uniti, invece, il discorso si fa più sottile: "In questo Paese si tende a estremizzare le politiche commerciali - spiega Cavalsassi - negli Usa impedire una comunicazione commerciale, anche se condotta ai margini della legalità, potrebbe essere visto come un danno per l'economia". Questo spiegherebbe perché gli spammer statunitensi preferiscono, piuttosto che interrompere l'attività di spamming, "rubare" server in quei Paesi dove le leggi dell'economia ancora non si scontrano con leggi del diritto.

Problema internazionale. Quest'ultimo aspetto mette però in luce un altro problema: di fronte a un fenomeno globalizzato i tentativi compiuti dai singoli Paesi di bloccare lo spam con mezzi giuridici rischiano di rivelarsi poco efficaci. Come testimoniano ogni giorno le nostre caselle di posta, questo è quello che sta accadendo nella Ue, che proprio due anni fa, il 12 luglio 2002, emanò una direttiva per regolamentare la comunicazione elettronica. "Il fatto - spiega Cavalsassi - che gran parte dello spam giunga da fuori diminuisce considerevolmente l'efficacia della legislazione europea". E nell'attesa che gli Stati adottino strategie di difesa internazionali (sia legali che tecnologiche), gli spammer continuano a esercitare la loro attività. Stando alle stime degli analisti, in traffico delle e-mail spazzatura è destinato a crescere, almeno fino al 2007.

Costi minimi. Chi pratica lo spamming, abusando di Internet può distribuire un messaggio a un enorme numero di persone con costi minimi e benefici elevati. I messaggi commerciali riguardano per lo più medicinali (pillole come ad esempio il Viagra), materiale pornografico e, recentemente, prodotti finanziari come prestiti e mutui agevolati. Naturalmente, chi lo fa lo fa per soldi, "e anche se si calcola - spiega Cavalsassi - che solo lo 0,1% dei destinatari acquisti uno dei prodotti reclamizzati, i guadagni sono sostenuti, visto che sono centinaia di milioni le e-mail inviate". Anche le tecniche ci fanno sempre più insidiose: per non essere riconosciuti e bloccati dai sistemi anti-spam i messaggi spazzatura cambiano spesso il contenuto e la lingua e sono in grado di "presentarsi" con gli indirizzi memorizzati nella rubrica del destinatario. Sempre più spesso gli spammer assoldano hacker che, colpendo i computer, sono in grado di lasciare delle porte aperte per i loro messaggi. "Un rimedio - tanto semplice quanto efficace - spiega Cavalsassi - potrebbe essere quello di usare buon senso, cercando di frenare la propria curiosità. Spesso, infatti, questi messaggi si diffondono proprio attraverso la curiosità di chi li riceve".

(Ndr: ripreso dall'inserto @lfa del Sole-24 Ore di giovedì 3 giugno 2004)