Quel numero non è più un segreto

Anche una chiamata dal cellulare può essere localizzata dalla polizia. Negli Stati Uniti hanno fatto una legge ad hoc. Ma contro questo sistema di controllo globale sono pronti a insorgere i difensori della privacy

di
George Lawton

Rintracciabili anche dal portatile? Presto sarà possibile. Entro questo mese infatti, tutti i carrier di servizi senza fili degli Stati Uniti dovranno dichiarare quale tipo di sistema intendono attivare per localizzate le chiamate di telefonia mobile effettuate con le loro reti. I sistemi di monitoraggio - con la capacità di fornire dati sulla posizione entro un raggio di 120 metri per i due terzi delle chiamate - dovranno essere allestiti e operativi entro l'ottobre del 2001. La disposizione è stata emessa direttamente dalla Federal Communications Commission, nell'ambito della direttiva "Enhanced 911" del 1996, più comunemente nota come E911.

E' in arrivo il Grande Fratello? Stando alle versioni ufficiali che giustificano quest'intervento autoritario sembra che il pericolo, almeno per ora, non esista. Infatti, secondo una ricerca condotta da Cellular Telecommunications Industry Association (Cria), almeno un terzo delle chiamate di emergenza proviene dai telefoni cellulari. Purtroppo moltissime di queste vanno perdute perché, mentre i telefoni tradizionali offrono all'istante al personale di soccorso l'esatto indirizzo della chiamata, non esiste nessun metodo sicuro per rintracciare la provenienza di una chiamata effettuata da un cellulare.

Naturalmente, l'attuazione di questa direttiva renderà geograficamente identificabili tutte le telefonate effettuate dai portatili e non solo quelle indirizzate ai servizi di emergenza.

Logiche quindi le reazioni sia dell'opinione pubblica sia dei tecnici, che hanno immediatamente fatto rilevare le notevoli difficoltà insite nella creazione di un sistema di monitoraggio affidabile. Proprio per questo, l'anno scorso, William E. Kennard, Chairman di Fcc, ha inviato una lettera aperta ai Ceo delle reti wireless, dichiarando: "Riconosco che potrebbero esserci notevoli ostacoli tecnici da superare prima di poter ottenere la conformità alla direttiva; sono tuttavia fermamente convinto che questa rappresenti una iniziativa di importanza cruciale, dato che noi non vogliamo impedire praticamente l'accesso ai servizi di emergenza di una così larga fetta della nostra società, rappresentata appunto dagli utenti dei telefoni mobili". Ma i problemi non finiscono qui. Un sistema di monitoraggio su scala nazionale solleva anche seri e legittimi problemi relativi alla privacy. "L'industria del wireless è sempre stata preoccupata dal fatto che i tutori della legge possano vedere questo sistema come un'opportunità per espandere illecitamente la propria autorità nel campo delle intercettazioni ambientali", afferma Jeff Nelson, communications director per la Cria.

Tutti sembrano trovarsi d'accordo sul fatto che, se realizzata con il consenso degli utenti, la direttiva è ottima. Questo consenso sarebbe implicito ogni volta che qualcuno chiamasse un numero di emergenza, o chiedesse informazioni sulla propria posizione geografica, come, ad esempio, un'indicazione stradale. Tuttavia, molti sono preoccupati dalla possibilità che le registrazioni dei cellulari siano memorizzate e conservate e dal possibile uso arbitrario di queste informazioni da parte della polizia.

A cosa servono i dati

I vari dipartimenti di pubblica sicurezza, comunque, sono già al lavoro per estendere le proprie capacità di monitoraggio nell'area dei servizi di telefonia mobile, secondo quanto già disposto dalla legge Communications Assistance for Law Enforcement Act (Calea), approvata dal Congresso nel 1994 e concepita proprio per fornire alla polizia l'autorità di effettuare intercettazioni telefoniche sulle linee digitali così come su quelle analogiche.

Oggi le informazioni di cui possono disporre i vari dipartimenti si limitano molto spesso alla sola localizzazione dell'antenna ricevente utilizzata dal cellulare per effettuare la chiamata, senza fornire alcun dato sulla posizione precisa del telefono; ma le forze dell'ordine stanno facendo forti pressioni per ottenere la tecnologia necessaria a rintracciare le telefonate con la precisione richiesta dalla nuova direttiva E911. Se tale possibilità fosse offerta anche ai cittadini, i genitori potrebbero sorvegliare continuamente i loro figli, così come i dirigenti di un'azienda riuscirebbero a tenere sotto costante controllo i loro agenti di vendita.

I responsabili della polizia devono richiedere un mandato prima di poter effettuare un'operazione di sorveglianza e intercettazione telefonica, ma desta serie preoccupazioni la possibilità che questi dati vengano registrati, archiviati e quindi utilizzati ad altri fini di controllo e indagine sui privati cittadini. Jim Dempsey, avvocato specializzato in difesa del diritto alla privacy del Center for Democracy and Technology, dice che "Già oggi è legalmente possibile condurre operazioni di polizia utilizzando le registrazioni delle transazioni Ma la complessità di questo tipo di archiviazione dati potrebbe salvaguardare i provider di servizi di telefonia cellulare dall'eventuale obbligo di conservare registri posizionali dettagliati, afferma Oliver Hilsenrath, chairman e Ceo di U.S. Wireless. "Sarebbe un vero e proprio incubo dover rintracciare ogni chiamata, a meno che non vi sia una buona ragione per farlo. Gli switch per i cellulari sono dispositivi già mostruosamente complessi: è inconcepibile che qualcuno voglia archiviare quelle informazioni, a meno che non siano necessarie per la fatturazione mensile".

Criminali e nuove tecnologie

Anche se venisse creata una struttura legale interamente dedicata alla protezione dei privati, potrebbero comunque verificarsi dei pericolosi incidenti, come fa notare Dempsey: "L'uso di questa tecnologia implica notevoli problemi per la sicurezza e la privacy, che vanno ben oltre il potenziale abuso da parte delle autorità. Gli hacker potrebbero disattivarla. I criminali potrebbero usarla per tenere sotto controllo i movimenti delle vittime designate. Qualsiasi innovazione positiva è inevitabilmente utilizzabile anche a fini criminosi". Gli esempi ci sono già. Racconta, per esempio, Albert Gidari, president della G-Savvy.com di Seattle, di essere stato coinvolto in alcuni casi molto significativi, che hanno visto l'impiego di sistemi per l'individuazione della posizione dei telefoni cellulari. In una di queste circostanze, alcuni rapitoti, preso un ostaggio, usavano il portatile della vittima per negoziare le richieste di riscatto; ma, dato che l'Fbi per localizzare il punto di partenza delle chiamate doveva servirsi dell'aiuto del carrier e del produttore dello switch, sono stati necessari tre giorni per risalire al luogo dove veniva tenuto segregato l'ostaggio.

"È evidente che si spreca tempo prezioso", commenta Albert Gidari, "mentre la polizia ha bisogno di avere questo tipo di informazioni in modo istantaneo".

In un altro caso, una persona che affermava di essere un agente dell'Fbi ha chiamato i servizi di emergenza per denunciare il furto della sua valigetta contenente, fra le altre cose, il telefono e un'arma da fuoco; la persona ha richiesto l'individuazione della posizione del cellulare. Fortunatamente, il carrier ha insistito per ricevere un mandato per la localizzazione della posizione e si è fatto piuttosto diffidente quando la persona ha rifiutato di fornirlo. Quindi ha contattato l'Fbi, scoprendo che nessuno dei loro telefoni cellulari risultava rubato. Sebbene chi chiamava non sia mai stato individuato, appare evidente agli occhi di tutti quanto il suo intento fosse delittuoso, forse teso a neutralizzare l'azione di un agente attivo nella sua zona.

Perché il sistema di individuazione della posizione possa essere adottato con il consenso dell'opinione pubblica, i carrier dei servizi di telefonia mobile dovranno istituire politiche di privacy analoghe a quelle utilizzate per il trattamento dei dati personali acquisiti sul Web. Dempsey riferisce che i gruppi di tutela della privacy hanno dato vita a tre diverse iniziative volte a fronteggiare queste problematiche. Per prima cosa, hanno appoggiato con successo la legislazione che impedisce ai provider di servizi wireless di vendere o divulgare a scopo di marketing le informazioni sulla posizione, senza approvazione preventiva da parte del cliente.

In secondo luogo, stanno esercitando pressioni per fare approvare delle normative che rendano più difficile l'accesso a queste informazioni da parte dei vari dipartimenti di polizia. Al momento, le disposizioni in materia sono ambigue e consentono l'ampio utilizzo di questi dati da parte delle forze dell'ordine. In effetti, queste ultime sono semplicemente tenute a dimostrare che le informazioni richieste risultano essenziali ai fini investigativi, anche se l'individuo oggetto di tali ricerche non viene sospettato di nessun crimine. Per evitare abusi in questo senso, i gruppi di tutela della privacy intendono modificare la normativa vigente in senso restrittivo.

Infine, i paladini della privacy stanno collaborando con i tecnici che si occupano della definizione degli standard per i sistemi di posizionamento wireless. Dempsey fa notare che "La definizione di questi standard ha enormi implicazioni, sia pubbliche che private. Riteniamo possibile creare sistemi di monitoraggio della posizione che offrano ai consumatori tutti i vantaggi previsti, senza per questo esporli al rischio della sorveglianza continua".

(Ndr: ripreso dalla rivista mensile Business 2.0 di novembre 2000)