PRIVACY ANNO QUINTO: UN PROMEMORIA PER WOODY ALLEN di (Avvocato - Professore di Diritto privato dei Consumi e del Marketing Università di Parma
La legge sulla privacy funziona? La domanda può sembrare provocatoria ma vuole solo essere linizio di una riflessione. E di pochi giorni fa la schietta presa di posizione del Prof. Rasi, componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali, circa i problemi di efficacia e di efficienza dellUfficio del quale è entrato a far parte nel marzo di questanno. Per chi non fosse informato ecco il testo diffuso dallagenzia Adnkronos del 13 giugno 2001 PRIVACY: AUTHORITY AL COLLASSO, MIGLIAIA LE PRATICHE INEVASE: RASI, REALTA' GRAVE E PURTROPPO VERA, OCCORRONO MODIFICHE Roma, 13 giu. (Adnkronos)- Rischia il collasso l'Authority per la Privacy. L'organismo presieduto da Stefano Rodota' non riuscirebbe a stare dietro alle richieste dei cittadini e ormai sarebbero oltre diecimila le pratiche inevase ammassate negli uffici dell'Autorita'. A denunciarlo e' Gaetano Rasi, membro del nuovo collegio dei garanti insediatosi lo scorso marzo. La segnalazione è troppo seria per tentare di sdrammatizzarla, ma con lironia di Woody Allen verrebbe da dire: " Va bene, Ragazzi: Dio è morto .. ed anche il Garante non si sente troppo bene!". Per la verità, da testimone appassionato di questi anni di privacy, osservo che sarebbe ingeneroso non ricordare quanto di buono ha fatto il Garante, soprattutto nei suoi primi anni di vita, per diffondere la cultura della riservatezza nel nostro Paese. LUfficio si è trovato spesso nella necessità di mediare tra una legge di difficile interpretazione ed un contesto sociale che spesso non ha resistito alla tentazione di usare la privacy come alibi o come scusa per limitare oneri o per evitare doveri. Cito per tutte la vicenda della pretestuosa contrapposizione tra trasparenza amministrativa e diritto alla riservatezza sulla quale proprio il Garante è intervenuto con coerenza e risolutezza chiarendo bene i termini della questione: lepisodio ha lasciato tracce visibili nei repertori di giurisprudenza e sarebbe interessante se su questo che con locchio del comparatista definirei uno scandalo tutto italiano - si avviasse un dibattito serio almeno da parte della Dottrina giuridica (perché su questo tema la Politica finora è rimasta latitante). Ma al di là delle segnalate difficoltà organizzative e di gestione che riguardano il nostro Garante, il quesito iniziale va ben al di là del caso italiano e da tempo appassiona gli studiosi di tutto il mondo che si confrontano sul tema della tutela dei dati personali. Dal 1970 si è diffusa- soprattutto nei paesi europei- la scelta di disciplinare per legge la tutela della riservatezza, attribuendo al cittadino ampi diritti di controllo, garantiti da unAutorità Indipendente che agisce al di fuori dellordine giudiziario. Certamente in questo modo il cittadino diventa controllore dei suoi stessi diritti ed è stimolato ad agire per proteggere la sua privacy. Ma è questo il sistema più efficiente per impedire che si abusi della riservatezza? In concreto il cittadino che vede lesa la sua privacy dispone di strumenti efficaci per far valere i suoi diritti? La legge sulla privacy ha colto un bisogno sociale diffuso. Ha dato voce ad una domanda di giustizia reale che fino a qualche tempo fa non trovava gli strumenti per farsi sentire. Ma il rischio, come insegnano i principi elementari dellEconomia, è che leccesso di domanda provochi linflazione ed impedisca lo sviluppo armonioso del sistema. Oggi allinterno dello stesso Collegio del Garante emerge che leccesso di domanda di giustizia rischia di creare problemi allordinaria azione di verifica e di controllo. Diventa essenziale quindi porsi il problema di capire quali strumenti possano mettersi a disposizione dei cittadini per creare un senso diffuso della privacy e, allo stesso tempo, per decongestionare gli uffici. Con una visione ampia del problema è bene chiedersi come può affermarsi la riservatezza individuale di fronte ad una società e ad un mercato che, pur muovendosi verso la globalizzazione, in realtà mirano sempre di più a stabilire un rapporto diretto con le singole persone: fidelizzazione; one to one, permission marketing, sono i termini che identificano una chiara tendenza in atto. In estrema sintesi, sulla base delle esperienze che altre nazioni hanno fatto prima di noi, possono indicarsi queste linee di azione da perseguire con coerenza, attraverso la collaborazione tra istituzioni, Associazioni di Categoria, Consumatori e Cittadini:
La strada per raggiungere la meta è lunga e tortuosa e non è corretto indicare scorciatoie dove non ci sono. Ma nellimmediato qualcosa può essere fatto, non solo per rendere la privacy compatibile con lo sviluppo della società dellinformazione ma anche per dare effettività ai diritti che sulla carta la legge attribuisce ai cittadini. Per la buona salute di un sistema giuridico il male peggiore è il riconoscimento di diritti ingombranti ed appariscenti ma vuoti, che stanno scritti sulle pagine delle Gazzette Ufficiali ma non migliorano la qualità di vita dei cittadini. Lauspicio è che il sistema italiano adotti le soluzioni che altre nazioni europee, integrando legge, autodisciplina e tecnologia, già da tempo hanno sperimentato con piena soddisfazione di tutti. Anche del Garante che disporrà così degli strumenti che gli permetteranno di essere realisticamente efficiente ed efficace. Le tre linee di azione Indicate sono una modesta proposta per aiutare a mettere ordine negli archivi polverosi dei diritti insoddisfatti e a non aver paura del futuro, guardando verso la nuova frontiera della società e del mercato globali ed individuali. E sono anche un piccolo promemoria per i tanti Woody Allen nostrani che hanno sempre vissuto la legge n. 675/1996 come un fastidio, per indurli a resistere alla tentazione di pensare che "la privacy è morta .ed anche il Garante non si sente troppo bene". Al contrario, la privacy è un diritto vitale e multiforme, dinamico ed in continuo divenire; è il presupposto stesso per laffermazione dei nostri diritti, sia nella vita concreta, sia nel cyberspazio. Per questo è essenziale favorirne lo sviluppo utilizzando tutti gli strumenti a disposizione: legge, autodisciplina, tecnologia .e soprattutto tanto buon senso. (Ndr: articolo pubblicato sul quotidiano ."PUNTOCOM" del 15 giugno 2001) |