Sicurezza: informatica aiutaci!
Gli apparecchi più avanzati

di
Massimo Miccoli

Viso, occhi, mani, piedi, voce. In una parola: biometrica. La biometrica, scienza che studia le peculiarità fisiche che rendono ogni essere umano unico sul pianeta terra, sembra essere la branca di ricerca più promettente in fatto di sicurezza. Dopo l’11 settembre, cresce nel mondo l’esigenza di strumenti più affidabili, sia in ambito pubblico sia in quello privato. Dalla sicurezza negli aeroporti a quella in volo; dal controllo degli accessi nei pubblici edifici ai sistemi antiintrusione in appartamenti privati; dalla difesa contro gli attacchi di pirati informatici ai sistemi contro il bioterrorismo.

Negli Usa è boom per la vendita di sistemi di antifurto controllati a distanza. Anche gli investimenti in informatica, dopo l’attacco alle Torri Gemelle, sono stati rivisti. L’acquisto di nuovi sistemi operativi, di nuovi software, hanno ceduto il passo ai sistemi di salvataggio dati, ai Firewall (sistemi di protezione per l’accesso alle reti), ai gruppi elettrogeni. Il senato Usa ha stanziato nei giorni scorsi un finanziamento di un miliardo di dollari a sostegno dello sviluppo di tecnologie informatiche per la sicurezza nel settore pubblico: uffici, trasporti, ecc. Poco meno di due miliardi di dollari sono stati invece destinati alla ricerca per sistemi di difesa per i cittadini.

Immediate le ripercussioni in borsa dove, da qualche settimana, le società che ruotano intorno alla sicurezza, registrano forti balzi in avanti. A riscuotere il maggior successo, è il comparto della biometrica. Entro fine anno, il governo Usa, acquisterà tecnologie biometriche per un valore di 523 milioni di dollari. Strumenti che saranno installati in uffici, aeroporti, stazioni ferroviarie, musei, ospedali. Serviranno a controllare gli accessi, sia del personale sia del pubblico, in modo più accurato. Diversi gli strumenti ed i parametri di rilevazione che saranno adottati. Il più diffuso sarà quello delle impronte digitali. Per entrare bisognerà apporre l’indice su di uno speciale rivelatore in grado di controllarle. Nel caso di un dipendente, il sistema metterà a confronto l’impronta rilevata con quella archiviata nel sistema di registrazione degli accessi, negli altri casi conserverà l’impronta digitalizzata per eventuali indagini di polizia.

Per l’accesso ai computer, la biometrica servirà a riconoscere la velocità d’inserimento di una password digitata sulla tastiera. "Apriti sesamo", e l’antifurto in casa si disattiverà, ma alla sola voce del reale proprietario. Con la biometrica è possibile riconoscere l’impronta vocale che rende la nostra voce unica. Più evoluti i sistemi biometrici dedicati all’identificazione somatica. In questo caso una telecamera collegata ad un computer rileva i segni distintivi che rendono unico il volto di ogni persona sul pianeta: la struttura del viso, il profilo, la conformazione dell’iride. La ricognizione facciale è la tecnologia deputata agli aeroporti, lo strumento più efficace per l’individuazione di terroristi, urché questi siano stati preventivamente schedati come tali, e per la sua bassa intrusività rispetto al controllo degli imbarchi. Dovrebbe soprattutto servire come sistema di sorveglianza antiterrorismo. Ma non tutti sono d’accordo sull’efficacia di questo sistema. L’American Civil Liberties Union ha deriso l’annuncio da parte di alcuni scali Usa dell’adozione di questo tipo di tecnologie, considerandole invasive ed inefficaci. Sistemi di ricognizione facciale saranno tra breve installati al Logan Airport di Boston, all’Internation Airport di Okland, al Green airport di Providence e al Fresno Yosemite International Airport della California.

In anticipo rispetto agli Usa, l’Europa. Il primo aeroporto ad installare un sistema basato sull’analisi digitale dell’iride è stato la scorsa settimana quello di Amsterdam, lo Schiphol. L’importante ed affollato scalo internazionale ha varato un apposito programma, denominato Privium. Aperto a 18 paesi europei, Privium prevede la distribuzione di una speciale carta elettronica ai cittadini che la richiederanno. La carta, che costa 180 mila lire e vale 4 anni, contiene una foto digitalizzata dell’iride. Una volta arrivati al gate per l’imbarco, sarà sufficiente mettersi in posa per alcuni secondi davanti ad una telecamera. Se l'iride combacia con l’immagine digitalizzata la porta si apre e il viaggiatore può entrare. Semplice, ma altrettanto sicuro? Secondo l’Aclu, i sistemi di ricognizione facciale non sono affidabili. A sostegno di tale tesi, una ricerca dello stesso dipartimento di Difesa Usa che mette in luce l’alto numero di errori commessi da questi sistemi di rilevamento. Il sistema non è preciso, e può essere facilmente ingannato. Ma a detta degli esperti, il margine di errore sarebbe limitato al 10%. Resta comunque il problema degli archivi, dei terroristi schedati. Anche con margini di errore prossimi allo zero resta il problema della conoscenza preventiva del volto dei terroristi. Insomma, bisogna sapere chi cercare.

Sul fronte degli archivi digitali si muovono due giganti: Oracle, che propone la creazione di un megaarchivio centralizzato per la raccolta di dati e foto di tutti gli americani, e Sun che promuove l’adozione di una speciale carta d’identità elettronica basata sul linguaggio Java. In questa gara alla schedatura globale, concorre anche la Microsoft con il suo Passport, sistema di autenticazione già adottato per l’accesso a servizi Internet. Fin qui tutto ciò che concerne l’identificazione. Ma la sfida della sicurezza interessa anche altri aspetti. Per il controllo dei dati che passano in Internet, c’è Carnivore, ribattezzato DCS1000. Una porta privilegiata cui l’Fbi può far ricorso per intercettare email e file che transitano sulla Rete. Partendo da quanto accaduto l’11 settembre, la Qualcomm ha annunciato lo sviluppo di un sistema satellitare capace di registrare ed inviare a terra in tempo reale tutto ciò che accade nelle cabine degli aerei. Gli aerei, equipaggiati di trasmettitori audiovideo, saranno monitorati da una costellazione di satelliti capace di trasmettere a terra anche ogni piccola anomalia di rotta. Dopo i primi casi di carbonchio, l’industria farmaceutica e le società operanti nelle biotecnologie hanno focalizzato le loro ricerche su antidoti, vaccini e soluzioni tecnologiche per combattere il bioterrorismo. Il carbonchio si va diffondendo sotto forma di polvere all’interno di buste da lettera. Così la scorsa settimana il Postal Service Usa ha annunciato un investimento di 40 milioni di dollari in una nuova tecnologia che permetterà di distruggere ogni forma di batterio presente in pacchi e buste postali. Il sistema si chiama SureBeam ed è stato messo a punto dalla Titan Corporation di San Diego. SecureBeam, al contrario di altri sistemi basati sull’immissione di fasci di radiazioni, è innocuo per gli esseri umani ma letale per i batteri nocivi. Mutuata da una tecnologia utilizzata per la sterilizzazione di alimenti a livello industriale, il SecureBeam sarà installato nei centri di smistamento posta nell’area di Washington.

(Ndr: ripreso da Affari&Finanza de la Repubblica del 5 novembre 2001)