Arriva la "scatola nera" dell'uomo
"Così ripercorreremo la nostra vita"

Pronto a Cambridge un dispositivo che registra la giornata minuto per minuto. I timori per la privacy

di Giancarlo Mola

Una vita nel disco fisso di un computer. Miliardi di immagini e parole, milioni di persone incontrate o incrociate per caso, decine di migliaia di luoghi visitati. Una vita registrata, minuto per minuto, da rivedere o da riascoltare o ancora da mostrare a figli, nipoti, genitori. Piaccia o no, adesso è possibile, con un congegno capace di realizzare il sogno - o l'incubo- di vivere all'interno di un personalissimo reality show, Un congegno tutto sommato semplice, grande quanto una carta di credito, che i ricercatori di Microsoft hanno chiamato SenseCam ma che hanno più efficacemente definito "la scatola nera del corpo umano".

SenseCam è in realtà una minuscola macchina fotografica digitale che si porta al collo come un medaglione. E' però programmata per scattare 2.000 immagini ogni 12 ore, quasi una ogni venti secondi. Non sono foto causali: il dispositivo entra in funzione ogni volta che c'è un cambio di luce o di temperatura, ogni volta che davanti a chi lo porta c'è un movimento. Il materiale, a fine giornata, è destinato a finire in un pc, che lo archivia con estrema precisione. Per ora il prototipo realizzato nei laboratori di Cambridge, Gran Bretagna, del colosso mondiale del software si limita alle fotografie. Ma presto sarà potenziato e arriverà a registrare anche suoni e dati biometrici come la temperatura corporea o il battito cardiaco.

L'idea di Microsoft è fare di SenseCam, che sarà presentata a giugno, il gadget del terzo millennio. "Darà alla gente la possibilità di registrare la propria vita permettendo alle persone e ai loro discendenti di rivederne ogni momento significativo, dalle riunioni d'affari al tempo passato con i propri cari", ha spiegato al Sunday Times Lyndsay Williams, la donna che ha inventato il congegno. Ma le possibilità sono infinite: si potrà per esempio, ricostruire con precisione la dinamica degli incidenti stradali o illustrare ai medici l'evoluzione del proprio stato fisico.

Non che tutto questo sia desiderabile. Agli entusiasti (tra i quali Bill Gates in persona, che ha chiesto due prototipi per i suoi figli) si sono già contrapposti i critici. Che temono per la privacy, soprattutto per quella delle persone fotografate a loro insaputa. Ma ci sono contestazioni più profonde: "Registrare vuol dire imitare", dice Nick Baylis, docente di psicologia a Cambridge. "Non si cattura cosi l'essenza della vita; sbagliamo se pensiamo di ottenere di più da un momento registrandolo".

(Ndr: ripreso da La Repubblica di lunedì 10 maggio 2004)