Dati appesi a un filo

di
Alberto Monterosso
Colt Telecom

La componente telecomunicazioni rappresenta circa il 15% dei costi totali di un intero progetto di disaster recovery. Tuttavia questo non è un buon motivo per dedicare poco tempo ad analizzare questa componente e per trovare la migliore soluzione e il miglior fornitore cui appoggiarsi. È noto infatti che componenti a basso costo possono comunque rappresentare fattori di alta criticità per il successo del progetto complessivo. È comunque facile (ma non inevitabile) dimenticarsi di questa considerazione nel momento in cui i vincoli relativi al budget totale disponibile impongono di spendere tempo ed energie sulla parte informatica, essendo questa la più costosa. Il risultato è che spesso rimane poco tempo per valutare la parte telecomunicazioni, oppure addirittura questo compito viene delegato a terzi, magari gli stessi interlocutori che curano la fornitura delI'applicazione, che non necessariamente hanno la cultura aziendale e gli strumenti necessari per valutare appieno gli aspetti di telecomunicazioni e di trasporto dati.

Eppure, per le applicazioni di disaster recovery, il semplice servizio di trasporto dei dati dalla sede primaria alla sede di back-up rappresenta una componente delicata e fondamentale per il buon funzionamento dell'applicazione e quindi merita una valutazione diretta da parte dell'azienda utente finale, possibilmente interloquendo con un operatore di telecomunicazioni qualificato e riconosciuto per doti di professionalità ed affidabilità. In chi è abituato da anni a lavorare prevalentemente in ambito informatico, è possibile che si sia consolidata l'abitudine di assimilare il servizio di trasporto dati fra due edifici ad un semplice cavo "un po' più lungo del solito", ma nel momento in cui si oltrepassa la soglia della proprietà privata e si percorrono alcuni chilometri di suolo pubblico, questa visione non corrisponde più alla realtà e le insidie si moltiplicano.

A TUTTA VELOCITÀ

Per prima cosa va considerato che sul suolo pubblico è necessario utilizzare un operatore di telecomunicazioni e non è possibile occuparsi direttamente di scavi, posa delle infrastrutture e loro gestione. In altre parole, ciò che è possibile realizzare corrisponde a quello che gli operatori pubblici presenti sul mercato offrono all'interno del loro portafoglio servizi, quindi i gradi di libertà disponibili per l'applicazione soprastante sono irrimediabilmente legati alle offerte commerciali esistenti. Per un'applicazione di disaster recovery i cui requisiti di velocità trasmissiva, soprattutto nel caso in cui lavori in modalità sincrona, si misurano in gigabit al secondo, il numero di operatori in grado di offrire velocità cosi elevate su un numero significativo di sedi in ambito metropolitano sono pochissimi; questi sono gli operatori che hanno portato a termine consistenti investimenti in infrastrutture in fibra ottica dotate di elevata capillarità a livello urbano.

La velocità trasmissiva deve essere sicuramente adeguata all'applicazione, ma è importante che anche il tipo di servizio offerto consenta una facile integrazione con l'ambiente informatico. L'ideale sarebbe poter acquistare un servizio di trasporto dati che "parli" con gli stessi protocolli del mondo informatico e quindi rivolgersi ad un operatore che abbia già consolidato all'interno della propria rete il trasporto dei protocolli tipici delle San (Storage Area Network), quali Escon, Ficon e Fibre Channel, oppure delle Lan (Local Area Network) ad alta velocità, ad esempio Gigaethernet, in modo che sia possibile letteralmente unire con dei semplici cavi gli apparati informatici presenti negli edifici con quelli installati negli stessi edifici dall'operatore di telecomunicazioni. Questo è un passo in avanti enorme fatto da alcuni (pochi) operatori che non ha precedenti nella storia delle telecomunicazioni, la quale ha sempre visto i sistemi - informatici adeguarsi agli standard imposti dagli operatori di telecomunicazioni.

È il caso di ricordare che la tentazione di acquistare separatamente gli apparati e la semplice fibra ottica spenta è quanto di più pericoloso esista, perché in grado di distruggere i vantaggi portati dall'integrazione di cui si è ora parlato. Basti pensare alla differenza fra dover capire, in caso di guasto, se il problema è dovuto all'apparato non funzionante oppure ad un guasto sulla fibra. Questi sono gli accorgimenti più importanti, ma c'è dell'altro: per progetti molto costosi quali il disaster recovery è opportuno non limitarsi alla semplice valutazione dei costi nel primo anno e pensare anche alle possibili esigenze future. È importante esaminare i dettagli tecnici della soluzione proposta, soprattutto per quello che riguarda la scalabilità della soluzione, vale a dire la possibilità di aumentare la velocità di trasmissione a un costo incrementale ragionevole. A questo proposito, è preferibile che l'operatore utilizzi apparati che sfruttino al massimo le potenzialità di ogni singola fibra ottica affinché esse siano in numero sufficiente per soddisfare nuove esigenze, senza sacrificare il percorso di riserva e, gli stessi apparati utilizzati per la prima installazione possano essere adeguati con costi contenuti.

(Ndr: ripreso dalla rivista dell'A.B.I. "Bancaforte" di gennaio-febbraio 2004)