RAFFORZATA LA POSIZIONE DEL GARANTE TEDESCO LIncaricato federale per la protezione dei dati [Bundesbeauftragter für den Datenschutz] ha il diritto di fare pubbliche dichiarazioni relative ad ogni problematica importante in materia di protezione dati, anche in forme molto esplicite. Ciò vale anche qualora si tratti di situazioni in rapporto alle quali, secondo le vigenti disposizioni, l'Incaricato federale non ha in via diretta una propria competenza. I poteri del responsabile federale per la protezione dei dati si fondano infatti sulla sua particolare posizione, riconosciutagli dalla Legge federale sulla protezione dei dati; tali poteri si fondano dunque sul diritto di rivolgersi in qualsiasi momento al Parlamento federale e al Governo federale. E' questo quanto chiarito espressamente in una sentenza, da poco pubblicata, del Tribunale amministrativo di Colonia (sentenza dell'11 marzo 1999). Il Tribunale ha pertanto censurato solo in parte le dichiarazioni del responsabile federale per la protezione dei dati, Joachim Jacob, in merito alla creazione di un registro elettronico generale dell'edilizia da parte della casa editrice Tele-Info Verlag SpA, mentre ha espressamente autorizzato altre affermazioni a contrasto di quanto dichiarato dalla ditta. Il Tribunale non si è pronunciato sull'ammissibilità della banca dati in questione, dato che la materia non costituiva oggetto del contendere. Il progetto elaborato dalla casa editrice, che ha sede a Garbsen, prevedeva la registrazione con videocamere elettroniche e la memorizzazione in formato digitale di immagini degli edifici e dei fondi situati su strade e piazze pubbliche in tutte le principali città tedesche, ma fin dall'inizio aveva incontrato una forte opposizione da parte dell'opinione pubblica. Anche l'Incaricato federale per la protezione dei dati aveva preso posizione con una dichiarazione a mezzo stampa del 23 ottobre 1998. In essa l'Incaricato faceva varie affermazioni, che a giudizio della ditta costituivano una violazione del diritto fondamentale all'esercizio di un'attività professionale e alla proprietà. Fra le altre cose, Jacob affermava che il progetto rappresentava "una nuova dimensione del potere informazionale in mani private". Si trattava di "un grave vulnus della sfera privata dei singoli". Il progetto "è in netto conflitto con l'interesse alla (auto)tutela dei cittadini e delle cittadine". Tuttavia, Jacob dichiarava anche che esisteva il pericolo di "spalancare le porte ad attività criminali" attraverso il progetto in questione, e che "l'iniziativa non è ammissibile neppure in base alla normativa vigente". Nell'istanza presentata dalla casa editrice per ottenere un'ordinanza provvisoria, si affermava che l'Incaricato federale per la protezione dei dati non aveva alcuna autorità per fare dichiarazioni del genere. Nella sentenza dell'11 marzo 1999, contro cui non è stato presentato ricorso al Tribunale amministrativo superiore, il Tribunale ammette l'istanza solo in parte e riconosce espressamente all'Incaricato federale per la protezione dei dati la possibilità di fare determinate affermazioni. Nelle motivazioni dettagliate della sentenza, i giudici mettono a confronto le ragioni della ditta con gli interessi dell'Incaricato federale per la protezione dei dati. Riconoscono a quest'ultimo in modo espresso il diritto di ammonire e prendere posizione anche relativamente ad imprese private. Tuttavia, nel caso di un ammonimento sostanziale rivolto contro una determinata iniziativa, occorre attenersi con particolare rigore al principio di proporzionalità, poiché si vanno a colpire attività professionali ed economiche. L'Incaricato federale è andato oltre tale limite affermando di giudicare illegittima l'iniziativa della casa editrice; una constatazione negativa di questo tipo può infatti essere compiuta solo all'esito di un'attenta valutazione delle circostanze di fatto e di diritto. I giudici non ritengono che il caso in oggetto configuri un'eccezione, quale può verificarsi in presenza di una palese illegittimità e di un rischio attuale per la collettività. Anche la valutazione conclusiva compiuta da Jacob, secondo cui l'iniziativa offrirebbe nuove possibilità di reato, non è stata giudicata ammissibile dal Tribunale, in quanto attribuisce al prodotto ancora in via di elaborazione un '"aura di criminosità" che è lesiva dell'attività imprenditoriale. I giudici hanno invece espressamente ritenuto ammissibili tutte le altre critiche rivolte da Jacob alla banca dati in oggetto, poiché rientrano nell'ampio diritto di espressione riconosciuto all'Incaricato federale per la protezione dei dati. (Ndr: traduzione di un articolo pubblicato sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung del 9 aprile 1999) |