RIFLETTORI PUNTATI SULLA PRIVACY

Un nuovo sito Web permetterà a chiunque sia in possesso di una carta di credito di comprare in un attimo informazioni praticamente su qualunque cittadino USA.

Col crescere negli USA delle preoccupazioni per la tutela della privacy, sono sorte varie imprese su Internet che puntano a fare profitti dando alle persone maggiori possibilità di verificare quali informazioni nei loro riguardi vengano passate alle imprese.

Ma c'è una società che sta cercando di ricavare profitti dall'attività esattamente opposta, ossia dalla vendita via Internet di informazioni personali che altri cercano di contribuire a mantenere riservate. La US Search.com di Beverly Hills gestisce un sito Web sul quale chiunque sia in possesso di una carta di credito può comprare in un attimo informazioni praticamente su qualunque cittadino USA.

I servizi offerti sul sito Web della società, www.ussearch.com, vanno dalla Instant Search, che per 10 dollari fornisce immediatamente nome, indirizzo, numero di telefono, data di nascita ed informazioni sul decesso, fino all'Individual Profile Report, del costo di 140 dollari, che comprende informazioni su alias, precedenti indirizzi, autovetture e abitazioni di proprietà, eventuali dichiarazioni fallimentari, fedina penale e rapporti con persone giuridiche/imprese.

Gran parte delle ricerche vengono effettuate immediatamente. La società inoltra le informazioni inserite dal visitatore del sito a vari database, che ricevono un pagamento per ogni transazione compiuta, e quindi aggrega i risultati in un modello di facile leggibilità e impiego.

Ricerche più complesse richiedono l'intervento di un operatore, e la società mette a disposizione dei clienti anche un numero verde.

La sola gamma delle informazioni disponibili basta a suscitare la preoccupazione degli Europei, abituati in genere ad una maggiore severità nella tutela dei dati.

Tuttavia, bisogna ammettere che US Search.com svolge un servizio utile nella misura in cui rende più democratico l'accesso a queste informazioni. La maggioranza dei dati presenti nel sito probabilmente era già disponibile da qualche parte cinque anni fa: la differenza sta nel fatto che, in passato, solo le imprese o chi disponeva di molti soldi e di un buon investigatore privato, o di un database adatto, era in grado di metterci le mani. Oggi, grazie a questa società, è facile per la gente comune scoprire quali informazioni sul proprio conto siano di dominio pubblico.

Anche le piccole imprese ne possono beneficiare. Le verifiche sulla solvibilità risultano facilitate, ed è più facile anche verificare l'effettiva identità di una persona. Nei prossimi mesi sarà offerto un nuovo servizio di screening dei dipendenti, che prevede il tipo di controlli sui candidati all'assunzione che in passato solo le grosse imprese trovavano vantaggioso far svolgere in rapporto ai costi.

Tuttavia, per chi si interessa di Internet la US search.com solleva un interessante quesito di diversa natura: si può guadagnare con questo tipo di attività?

La scorsa settimana la società è stata quotata in borsa, nell'indice Nasdaq. Alla chiusura di venerdì il valore di mercato era di poco superiore a 200 milioni di dollari. Tuttavia, in base alla documentazione in possesso della SEC [la commissione di controllo delle attività di borsa], ci sono pesanti dubbi sulle capacità dell'impresa di realizzare profitti.

Con 4.600.000 visitatori dichiarati del sito, e 230.000 richieste telefoniche nel primo trimestre del 1999, il volume di vendite realizzate dalla società nello stesso trimestre (3.2 milioni di dollari) appare di tutto rispetto. Tuttavia, si tratta di vendite frutto di una campagna pubblicitaria martellante, che è costata 2.5 milioni di dollari nel primo trimestre e 7 milioni di dollari durante lo scorso anno.

La società ha avuto inoltre fluttuazioni significative delle vendite in rapporto alla maggiore o minore capacità di trovare finanziamenti per queste campagne pubblicitarie. Nel 1997 i ricavi del servizio telefonico hanno subito un calo nettissimo quando la società ha dovuto tagliare le spese per la pubblicità, e anche durante il quarto trimestre del 1998 un taglio di queste spese da 2.4 a 2 milioni di dollari ha comportato un calo delle vendite nell'ordine del 15%.

Il motivo per cui questi dati sono importanti non risiede nel fatto che il marketing rappresenta una quota così elevata delle spese - benché le cose stiano effettivamente così: lo scorso anno, ogni 10 dollari di spese ne sono stati utilizzati 4 per il marketing su Internet. Semmai, i dubbi maggiori riguardano il fatto che per riuscire nel lungo periodo la società deve crearsi uno zoccolo stabile di clienti che ricorrano più volte ai servizi offerti - ossia, non deve trattarsi di clienti occasionali che si collegano al sito per cercare un parente di cui da tempo non hanno più notizie, o per verificare i dati sulla propria solvibilità, e poi non utilizzano mai più il sito.

E' questa la differenza fra imprese che hanno le potenzialità per realizzare profitti elevati, ma devono sostenere spese considerevoli per costruire la propria immagine commerciale, ed imprese che non riescono a ricavare dai visitatori del sito Web sufficienti profitti - tali da compensare i costi necessari, in primo luogo, per attirare la clientela.

La US Search.com è in grado di fare profitti? In un certo senso, il mercato ha già dato un primo segnale al riguardo. Molte società operanti in settori ad alto margine di profitto, dove fungono unicamente da intermediari di dati senza gestire alcun prodotto fisico, presentano un rapporto elevato costi/ricavi.

Con una valutazione intorno a 20 volte l'ultimo trimestre, la US Search.com si colloca su livelli relativamente bassi. E' probabile che ci˜ rifletta l'incertezza degli investitori sulla possibilitˆ (per non parlare dei tempi) di realizzazione di un profitto.

(Ndr: articolo pubblicato sul Financial Times del 6 luglio 1999)