LA FRANCIA VUOLE DOTARSI DI UNA LEGGE SULLA SOCIETA' DELL'INFORMAZIONE

Il progetto, che sarà presentato al Parlamento agli inizi del 2000, intende rassicurare i francesi in modo da promuovere lo sviluppo di Internet.

Esso si inquadra in una volontà politica di controllo globale, in contrapposizione al liberismo predicato dagli americani.

Nella realizzazione della società digitale il governo intende contrapporsi al mondo del commercio. Dinanzi a 4000 persone, riunite giovedì 26 agosto a Hourtin (Gironda) nel quadro dell'Università estiva della comunicazione, il primo ministro Lionel Jospin (il cui sito Internet premier-ministre.gouv è stato giudicato il secondo miglior sito governativo europeo in base alla prima valutazione comparativa condotta ad Amsterdam, dopo quello di Tony Blair e prima di quello di Gerhard Schröder) ha annunciato che il governo presenterà "al Parlamento, all'inizio del 2000, un progetto di legge sulla società dell'informazione".

L'iniziativa, la cui concretizzazione non è meglio definita, si inserisce nel piano di azione governativo per l'ingresso della Francia nella società dell'informazione (PAGSI), lanciato all'inizio del 1998. L'annuncio del progetto, affidato al ministro dell'economia Dominique Strauss-Kahn, è stato accolto in modo tiepido a Hourtin. Più che di una modifica radicale dei processi di integrazione delle nuove tecnologie nell'ambito sociale, si tratta di un gesto politico: Lionel Jospin vuole rassicurare i francesi.

In effetti, lo sviluppo diffuso di Internet è legato al grado di fiducia che il cittadino-consumatore nutre nei confronti di questo strumento per realizzare i propri acquisti o espletare le procedure amministrative. Il fatto è che i francesi continuano a temere che il numero della propria tessera bancomat venga carpito, oppure che siano intercettati i loro messaggi. Vedono in Internet uno spazio di non-diritto. All'improvviso, proprio mentre il numero di personal computer venduti (3.4 milioni nel 1998) supera quello dei televisori, la Francia si trova ad essere in ritardo per il numero di connessioni Internet. Secondo l'ultimo studio Médiamétrie (luglio '99), 4.7 milioni sono i navigatori della Rete in Francia (173 milioni a livello mondiale). Meno che in Germania e in Gran Bretagna, anche se, secondo il primo ministro, "l'utilizzo di Internet ha conosciuto nell'ultimo semestre una crescita spettacolare pari al 45%, che fa prevedere un rapido recupero".

Firma elettronica

Effettivamente Internet continua ad essere solo un giocattolo per uomini (71%) piuttosto giovani (30 anni) il cui livello di istruzione e di reddito è superiore alla media. La rete non è accessibile alla maggioranza dei francesi - solo il 5% dei quali ha un accesso Internet -, né si prevedono cambiamenti a breve termine. Per i più digiuni di queste conoscenze, il progetto "Cyberposte" avrebbe dovuto mettere una stazione di lavoro a disposizione del pubblico, ma sinora sono stati installati appena un migliaio di terminali nei 17000 uffici postali. Inoltre, chi possiede un computer non è ancora convinto dell'opportunità di avere una connessione Internet. Ad esempio, l'amministrazione elettronica non è che ai primi passi: è possibile scaricare sul proprio computer alcuni modelli, come quello per la dichiarazione dei redditi, ma successivamente risulta impossibile ottenerne la registrazione on-line da parte delle amministrazioni competenti. In particolare, si dovrebbe garantire la riservatezza dei dati, conferire validità giuridica alla firma elettronica e permettere di allegare la documentazione pertinente. Il primo passo sarà costituito dalla firma elettronica. Il governo presenterà infatti, nel prossimo Consiglio dei ministri, un progetto di legge finalizzato a dare alla firma elettronica un valore legale equivalente a quello della firma tradizionale. Ciò permetterà di eliminare uno degli ostacoli giuridici allo sviluppo delle transazioni virtuali.

In materia di sicurezza, un terzo testo dovrebbe consentire alla Francia di adeguarsi alla legislazione comunitaria per la tutela dei dati personali. Il primo ministro ha inoltre annunciato la creazione, entro le prossime settimane, di un "ufficio centrale per la lotta alla criminalità legata alle nuove tecnologie", nell'ambito della direzione generale di polizia.

Dietro questa iperproduzione legislativa non si nasconde forse la volontà di lanciare un segnale agli americani, i quali controllano la rete delle reti? Jospin non nasconde di considerare "pericoloso", per quanto riguarda le nuove tecnologie dell'informazione, il concetto per cui "bisogna affidarsi esclusivamente al mercato". Peraltro, è proprio in contrasto con la posizione difesa strenuamente dagli USA nell'ambito delle sedi internazionali di negoziazione (OCSE, OMC, ecc.) che il governo francese modifica un po' per volta il quadro legislativo nazionale - allo scopo, per esempio, di dare "all'autorità giudiziaria gli strumenti giuridici per svolgere i compiti di lotta alla criminalità". E' anche un modo per consentire alla politica di "riprendere il controllo" di questo mondo digitale senza frontiere che tende a calpestare il principio della sovranità degli Stati.

(Ndr: pubblicato su Le Monde del 28 agosto 1999)