L'annuncio del tutto inaspettato che l'amministrazione Clinton avrebbe intenzione di allentare i vincoli all'esportazione di prodotti "robusti" per la cifratura - codici non decifrabili in grado di mascherare comunicazioni elettroniche - sembra, a prima vista, una clamorosa inversione di marcia. Per anni, nonostante le pressioni esercitate dall'industria informatica, dai sostenitori della privacy e dal Congresso, che chiedevano l'eliminazione di tutte le restrizioni alle tecniche crittografiche "forti", la Casa Bianca ha sostenuto - a nostro avviso correttamente - che era necessario un attento bilanciamento di questi interessi con i rischi per la sicurezza nazionale e pubblica derivanti dalla disponibilità di tecniche crittografiche a prova di decifrazione per terroristi e signori della droga. La Casa Bianca è rimasta fedele a questo principio generale anche ogniqualvolta venivano annunciati emendamenti alle limitazioni all'esportazione, tutti finalizzati (senza successo) ad ammorbidire un settore imprenditoriale che temeva di perdere i ricchi mercati d'oltreoceano a vantaggio di prodotti crittografici stranieri. E' per questo che l'annuncio fa nascere purtroppo il sospetto, peraltro familiare, che la Casa Bianca faccia politica su una questione che investe la sicurezza nazionale. In fin dei conti, appena due mesi fa il direttore dell'FBI, Louis Freeh, dichiarava dinanzi al Congresso che le forze dell'ordine "concordano in modo unanime sul fatto che la disponibilità e l'uso diffusi di tecniche crittografiche robuste finiranno per avere effetti dirompenti sulle nostre capacità di combattere il crimine e prevenire il terrorismo." E la posizione dell'amministrazione sulle tecniche crittografiche è stata oggetto di un aspro confronto fra il vicepresidente Al Gore e la comunità high-tech di prevalente estrazione californiana. E' anche vero, però, che sette anni di dibattito hanno indebolito un po' alla volta la validità del principio per cui controllando le esportazioni si sarebbe riusciti ad evitare che la criminalità internazionale mettesse le mani su tecniche crittografiche forti. Nel 1996, esperti della sicurezza nazionale riconoscevano che nessun vincolo all'esportazione era a prova di elusione, ma ritenevano di disporre ancora di una "finestra" di due anni per rallentare la diffusione delle tecniche crittografiche forti ed impedirne l'adozione su vasta scala - una finestra che oggi è probabilmente chiusa. Chi analizza l'operato dei servizi segreti, necessariamente a distanza, dice che questi servizi operano già in un contesto caratterizzato dalla disponibilità diffusa di tecniche crittografiche forti provenienti da paesi stranieri e da fonti illecite. Questi stessi analisti sembrano indicare, tuttavia, che siano in via di definizione contromisure adeguate. La proposta dell'amministrazione intende supportare queste contromisure. Ma si tratta di iniziative minime per combattere quelli che restano rischi potenzialmente enormi. L'amministrazione oggi fa proprie le tesi dei difensori della privacy, affermando che l'utilizzazione diffusa di tecniche comunicative sicure permetterà di prevenire più atti criminali di quelli che deriveranno dalla disponibilità per i responsabili di queste tecnologie. E' un'osservazione corretta, ma non affronta il tema chiave: se la Casa Bianca continui a prendere sul serio i gravi rischi contro i quali ha messo in guardia per tanto tempo. (Ndr: articolo ripreso dallInternational Herald Tribune del 1 ottobre) |