Il numero crescente di videocamere utilizzate per la sorveglianza di luoghi pubblici costituisce un pericolo per i diritti fondamentali e quindi, nel lungo periodo, per la democrazia: questa è l'opinione delle autorità garanti della protezione dei dati personali in Germania. Chi è costretto a sentirsi continuamente sotto osservazione non può sviluppare una vera coscienza civile, ha affermato Bäumler - l'incaricato per la protezione dei dati dello Schleswig-Holstein - lo scorso venerdì a Wiesbaden. Per quanto possa essere giustificata la videosorveglianza di parchi, piazze o centri commerciali in rapporto alle specifiche circostanze, le centinaia di migliaia di videocamere costituiscono nel loro complesso una struttura in grado di incidere sul libero sviluppo della società civile e sull'ordinamento democratico. Bäumler ha chiesto regole precise per l'utilizzazione della videosorveglianza, la cui tecnologia ormai sfugge all'ambito di applicazione della legislazione in materia di protezione dati. Associata all'utilizzo di computer che permettono il riconoscimento del volto e sono quindi in grado di seguire in modo mirato determinate persone, essa consente "l'industrializzazione della sorveglianza". E' per tale motivo che le videocamere impiegate per questi scopi devono essere chiaramente visibili, e che occorre indicare chi le abbia installate - ha affermato Bäumler. Inoltre deve essere fornita al cittadino una possibilità di ricorso, e questa funzione potrebbe essere attribuita alle Autorità per la protezione dei dati personali. Bäumler ha riconosciuto che molti cittadini si sentono più sicuri nei luoghi sottoposti a sorveglianza, ed è perciò che le autorità di protezione devono sottolineare con più forza i pericoli per i diritti fondamentali. "Accanto ad ogni videocamera deve esserci una targa con la frase 'Registrazione in corso' ", ha dichiarato l'incaricato dell'Assia per la protezione dei dati, von Zezschwitz. C'è bisogno di una legge sulla protezione dei dati che si applichi anche alla registrazione di questi dati, e non soltanto alla loro diffusione, e che riconosca con più forza l'importanza dei diritti fondamentali. (Ndr: articolo pubblicato sulla Frankfurter Allgemeine Zeitung del 20 novembre) |