INTERNET E' UN MEZZO DI COMUNICAZIONE PRIVATO

Internet non può essere assimilato ad un mezzo di comunicazione di massa, ed i suoi contenuti non devono essere regolamentati.

Questa posizione, chiarissima, è stata adottata dall'organismo di regolamentazione [radiotelevisiva] canadese (CRTC) lo scorso aprile.

"Per molti aspetti, Internet è assimilabile alla radio, ma abbiamo deciso di escludere qualsiasi regolamentazione applicabile ai contenuti diffusi su Internet", ha dichiarato Françoise Bertrand all'UNESCO dinanzi ad un pubblico formato da una sessantina di delegazioni di tutto il mondo, riunite per il summit mondiale delle autorità di regolamentazione che sta svolgendosi in questi giorni a Parigi.

Con questa presa di posizione, l'organismo canadese intende prevenire qualsiasi attacco alla "libertà ed alla creatività della rete delle reti".

Alla luce di questa decisione, i fornitori di contenuti restano liberi di diffondere qualsiasi tipo di informazione, sia in video sia in audio o in forma testuale, con il solo limite rappresentato dal diritto comune o dal diritto privato.

A tale proposito, Françoise Bertrand ritiene che Internet sia al centro delle riflessioni sulla globalizzazione e, pertanto, sfugga a qualsiasi tentativo di regolamentazione.

L'internauta canadese con un po' di esperienza sarà dunque libero, per parte sua, di offrire in rete la propria televisione o radio on-line, senza dover temere i fulmini dell'organismo nazionale di regolamentazione. Anche se la CRTC ha riconosciuto l'esistenza su Internet di attività televisive o radiofoniche, ha ritenuto che questi media on-line siano complementari, e non alternativi, rispetto ai media tradizionali.

Françoise Bertrand è, infatti, profondamente convinta che "Internet non è né sarà mai un mezzo di comunicazione di massa, bensì uno spazio privilegiato di comunicazione privata, e dunque il riflesso di una diversità culturale mondiale". La CRTC non ha, peraltro, fissato alcuna soglia oltre la quale il Web verrà considerato un media competitivo al quale sarebbe corretto applicare qualche forma di regolamentazione.

Sul fronte opposto, la posizione francese è stata sintetizzata per la stampa da Hervé Bourges, presidente del Consiglio superiore degli audiovisivi: "Non sappiamo ancora se sia opportuno regolamentare Internet, né ciò che debba essere regolamentato su Internet". Il summit da lui convocato dovrebbe dunque permettere di "definire principi e approcci comuni. Perché Internet travalica le frontiere".

Tuttavia, benché il presidente del Consiglio superiore degli audiovisivi si astenga dal formulare un giudizio, Jacqueline de Guillenschmidt, consigliere del CSA in materia di nuove tecnologie, ha già un'idea in proposito: "La cosa migliore è far passare una legge sui programmi di filtraggio, i quali consentono di selezionare la tipologia dei contenuti ai quali accedere grazie ad una codificazione opportuna".

La proposta fa parte anche delle raccomandazioni formulate dal CRTC canadese, che prevede di introdurre su Internet un sistema di responsabilità condivisa basato sull'utilizzo di una specifica codificazione, analogamente a quanto avviene per la televisione.

Infine, ricordiamo che Internet, nonostante la diffusione crescente, è riuscito in genere ad autoregolamentarsi a livello mondiale dopo l'apertura generalizzata al pubblico, senza altri ausili che la buona volontà comune e solidale degli utenti.

(Ndr: articolo pubblicato su Le Figaro - économie del 2 dicembre)