LA CINA CHIEDE DI CONOSCERE INFORMAZIONI SULLA CIFRATURA CHE POTREBBERO FACILITARE I CONTROLLI SUL WEB

Il governo cinese ha intenzione di chiedere alle società straniere di rivelare uno dei segreti più gelosamente custoditi: il software utilizzato per proteggere trasferimenti particolarmente delicati di informazioni via Internet.

Entro lunedì della prossima settimana (30 gennaio 2000), le società cinesi e straniere dovranno comunicare ufficialmente quale software utilizzano per la cifratura. Si tratta di programmi che rendono più difficile lo spionaggio dei messaggi elettronici da parte di pirati informatici (o governi). Le società devono indicare, in ultima istanza, le generalità dei dipendenti che utilizzano tale software, facilitando quindi il controllo da parte delle autorità sull’utilizzazione di Internet a fini personali e commerciali.

La normativa prevede inoltre il divieto per le società cinesi di acquistare prodotti contenenti programmi di cifratura sviluppati all’estero. Di fatto, un’interpretazione rigida della norma ne imporrebbe l’applicazione anche a prodotti informatici di larga diffusione quali i browser Netscape o Microsoft Outlook, nonché ai dispositivi più complessi che sono indispensabili per garantire la sicurezza delle transazioni economiche e commerciali su Internet.

Si tratta della più recente manifestazione del disagio con cui Pechino vive il fenomeno Internet — quest’ultimo è stato utilizzato infatti da dissidenti e membri della setta illegale dei Falun Dafa per comunicare e diffondere notizie. Le autorità hanno tentato di bloccare siti Web e di imporre l’obbligo di registrazione per gli utenti, ma questi ultimi continuano comunque ad aumentare ed hanno ormai raggiunto i 9 milioni circa.

Tuttavia, la normativa in questione potrebbe rallentare lo sviluppo di Internet spingendo il commercio elettronico verso altri lidi. Se le imprese che offrono servizi via Internet dovessero temere che il governo cinese ne sorvegli le trasmissioni, potrebbero decidere di trasferirsi fuori dal territorio cinese — dove non sarebbero costrette a rivelare i programmi di cifratura da esse utilizzati. "E’ un messaggio sbagliato per gli investitori stranieri", ha dichiarato Patrick Powers, direttore degli interventi in Cina per l’US-China Business Council, aggiungendo che "il mondo delle imprese straniere nutre serie preoccupazioni.".

(Ndr: articolo pubblicato sul Wall Street Journal Europe del 25 gennaio)