I consumatori americani cominciano a preoccuparsi del monitoraggio on-line Ogni società deve scegliere quali valori intende tutelare nel cyberspazio: gli americani hanno finalmente deciso di affrontare questa impresa. Per il momento lattenzione si concentra sulla privacy, il tema sociale di maggiore visibilità nella nuova economia. Dopo un Natale che ha fatto da spartiacque, in cui un numero record di americani ha fatto i propri acquisti online, ed un numero record di americani ha espresso anche i propri timori per i controlli sulle attività online, il tema della privacy e delle nuove tecnologie sta catturando limmaginazione del pubblico. Sullonda di una vera e propria esplosione da fine millennio di articoli su quotidiani nei quali si descriveva come i siti Web e le imprese pubblicitarie possano tenere traccia delle peregrinazioni di chi fa acquisti online, Internet inizia ad essere visto, nellimmaginario collettivo, come una minaccia per uno dei valori fondamentali dellAmerica: il diritto di essere lasciati in pace, sia che si comprino articoli "hard" online, si scarichi musica rap violenta, si leggano pamphlet politici sediziosi o si cerchino consigli sul trattamento delle emorroidi. I politici, soprattutto a livello dei singoli Stati, hanno iniziato a rispondere a questo tema sinora silente della campagna elettorale del 2000, proponendo testi di legge finalizzati a potenziare la tutela della privacy. Questa settimana, il ministro della giustizia dello Stato di New York ha presentato un pacchetto di disegni di legge sulla privacy che prevedono lobbligo per le società operanti sul Web di ottenere il consenso dei consumatori prima di vendere informazioni raccolte online. Anche altri grandi Stati, come la California, hanno in progetto misure legislative di ampia portata. Aumenta anche il numero di azioni legali intentate da soggetti che lamentano intrusioni nella propria privacy ad opera delle nuove tecnologie. Il dibattito sulla privacy non è una novità. Storicamente, ogni progresso tecnologico è stato fonte di nuovi timori; tuttavia, secondo i difensori della privacy, Internet rappresenta un enorme passo avanti in direzione di un mondo in cui vivremo sempre più online rivelando sempre più informazioni su noi stessi informazioni che possono essere conservate per sempre. "I computer sono come gli elefanti: non dimenticano mai", afferma Richard Smith, appartenente ad una delle associazioni per la difesa della privacy. "E non smettono mai di tenerci sotto controllo". Per adesso sono soprattutto le imprese più grosse, e non gli Stati, a utilizzare queste forme di controllo; tuttavia, i sondaggi di opinione hanno mostrato che gran parte degli americani preferisce non essere sottoposta ad alcun tipo di controllo. Gli americani mostrano particolare insofferenza verso i cosiddetti "profili online", con i quali le imprese che fanno pubblicità online raccolgono informazioni tenendo traccia dei movimenti dei consumatori sulla rete, per poter inviare quindi pubblicità di tipo personalizzato. Pochi consumatori si accorgono di quello che avviene, e ancora meno sanno che le imprese di pubblicità sul Web raccolgono informazioni dai banner pubblicitari inseriti nei siti Web indipendentemente dal fatto che un consumatore clicchi sul banner o no. Sinora questi profili erano in genere anonimi, in quanto identificavano il computer più che la persona. Ma la scorsa settimana, DoubleClick, la maggiore società di pubblicità sul Web, ha iniziato a rompere questo anonimato collegando i dati di chi naviga ai dati identificativi personali ed allindirizzo attraverso il database di una società di vendite per corrispondenza. Giovedì scorso una donna californiana ha citato in giudizio la DoubleClick per aver ottenuto e venduto dati personali in modo illegittimo. Ma anche senza laiuto della DoubleClick, chiunque abbia un computer può scovare una mole consistente di dati personali. Prendiamo ad esempio Patti Waldmeir, co-autrice del presente articolo. Nel giro di pochi minuti, utilizzando strumenti di ampia diffusione, Louise Kehoe (responsabile della sezione tecnologie del Financial Times) ha scoperto non soltanto lindirizzo di Patti, il suo numero di telefono, il valore della casa in cui vive e quello del mutuo relativo, ma anche che è in qualche modo in rapporto con la Casa Bianca (vi si è recata due volte per i cocktail di Natale), che le piace il baseball (vero) ed Elvis Presley (falso), e che le si abbassa molto la voce a forza di utilizzare il suo computer che ha un programma di riconoscimento vocale (vero). Tutti concordano sui rischi connessi, ma non sul modo di affrontarli. La Casa Bianca ed il governo federale ritengono che le imprese online dovrebbero autoregolamentarsi, non in ultimo anche perché gli strumenti legislativi sono probabilmente troppo lenti e rigidi da questo punto di vista. Così il governo si è limitato ad invitare le imprese ad adottare politiche precise in materia di privacy, dichiarando in che modo utilizzino le informazioni raccolte online. Ma secondo Marc Rotenberg, dellElectronic Privacy Information Center, le imprese troppo spesso usano queste dichiarazioni (che ben pochi consumatori vanno a leggere) come un paravento per declinare ogni responsabilità in caso di intrusioni nella privacy. Barry Steinhardt, della American Civil Liberties Union, concorda sul punto. "Chi raccoglie i dati dovrebbe avere lobbligo di ottenere il consenso in positivo della persona, sulla base di adeguate informazioni. Non bisognerebbe vendere la privacy in cambio di un prodotto". Ritiene che il governo dovrebbe introdurre norme di legge in materia di privacy, senza lasciare che sia il mercato a fare le regole. In ultima analisi, è probabile che la soluzione al dilemma non sia rappresentata né dallautoregolamentazione pura e semplice né dalladozione di norme di legge in forma isolata. Come afferma Lawrence Lessig, professore di diritto ad Harvard, nel libro dal titolo Code and Other Laws of Cyberspace (Il codice e altre leggi del cyberspazio), è probabile che la soluzione comporti una modifica nellarchitettura stessa del cyberspazio nellhardware e nel software che definiscono le modalità di funzionamento di Internet. Lesito più auspicabile del dibattito sulla privacy, secondo Lessig, potrebbe essere non tanto una situazione in cui i governi fanno le leggi o le imprese decidono di autoregolamentarsi sul mercato, bensì una serie di modifiche alla struttura tecnologica del cyberspazio in quanto tale. (Ndr: articolo pubblicato sul Financial Times del 29 gennaio 2000) |