PRESSIONI SULL'UNIONE EUROPEA PER GIUNGERE AD UN ACCORDO SUI DIRITTI IN MATERIA DI PRIVACY

Gli Americani cercano di facilitare il commercio elettronico in Europa

Mentre aumentano le tensioni fra le due sponde dell’Atlantico, lo scorso venerdì un funzionario USA ha invitato a giungere rapidamente all’approvazione di un accordo preliminare raggiunto in settimana su una delle questioni più spinose nel dibattito USA-Europa: i diritti dei consumatori in materia di privacy.

David Aaron, sottosegretario USA per il commercio, ha dichiarato che se non sarà possibile raggiungere un accordo definitivo entro la fine di marzo, probabilmente sarà la prossima amministrazione a Washington a doversene occupare.

Senza un accordo sulla regolamentazione della raccolta di dati personali relativi a consumatori europei, le imprese di commercio elettronico degli USA dovrebbero fare i conti con diversi anni di incertezza per quanto riguarda le loro attività in Europa — dove è in vigore una rigida normativa in materia di privacy imposta dai governi, a differenza dell’approccio basato sull’autoregolamentazione che prevale negli USA.

"Abbiamo fatto la migliore offerta possibile", ha detto Aaron. Mentre i negoziatori europei hanno accettato il piano proposto, nessun commento è giunto sinora dal versante politico e le associazioni dei consumatori sembrano incerte sul punto. "Speriamo di perfezionare condizioni e accordo entro la fine di marzo", ha dichiarato un portavoce di Fritz Bolkestein, commissario dell’UE per il mercato interno.

Il rifiuto o un ritardo nell’approvazione della proposta significherebbe un’altra battuta di arresto nei rapporti commerciali USA-Europa, dopo la sconfitta degli USA decretata la scorsa settimana dall’Organizzazione Mondiale per il Commercio su un tema fiscale di grande importanza. L’amministrazione USA ha reagito con irritazione alla decisione con cui l’OMC ha respinto l’appello contro una sentenza in base alla quale una violazione della normativa fiscale da parte di società USA che effettuino vendite all’estero violerebbe la normativa commerciale. "Non condividiamo nessun elemento della decisione dell’OMC", ha dichiarato Aaron in un’intervista, aggiungendo però che "nessuno vuole dare alla questione più importanza di quella che merita" — il che sembra indicare che Washington e Bruxelles intendono giungere ad una soluzione negoziale entro ottobre, termine oltre il quale l’UE sarebbe autorizzata ad imporre sanzioni.

Anche funzionari europei in materia di commercio hanno indicato che preferirebbero una soluzione negoziale, per quanto il Ministro delle finanze francese, Christian Sauter, abbia dichiarato lo scorso venerdì che "gli Stati Uniti dovrebbero adeguare la loro legislazione" alla decisione presa dall’OMC.

Sul fronte privacy i tempi sono più stretti, dato che Aaron dovrebbe lasciare l’incarico alla fine di marzo.

La proposta di accordo raggiunta in sede negoziale a Bruxelles prevede una combinazione di elementi tratti dal contesto normativo europeo e da quello statunitense.

Le società americane che raccolgono informazioni relative a consumatori europei dovrebbero sostanzialmente rispettare i rigidi standard europei se ritrasmettono tali informazioni a computer situati negli USA.

Tuttavia, il compito di vigilare sul rispetto di tali regole spetterebbe alle società stesse e alle associazioni di categoria, che potrebbero prendere misure come la pubblicazione dei nomi di eventuali trasgressori.

In ultima istanza potrebbe intervenire anche la Federal Trade Commission degli USA.

Benché Aaron abbia riconosciuto la fondatezza delle preoccupazioni espresse dagli europei, secondo cui il piano — noto come "approdo sicuro" — potrebbe ricordare la storia "della volpe che fa la guardia al pollaio", ha aggiunto che "Abbiamo potuto dimostrare che accanto alla volpe c’è un contadino che imbraccia un fucile. Vi sono molti fattori deterrenti e molti strumenti di attuazione".

Jim Murray, presidente della European Consumers’ Union [Unione dei consumatori europei] di Bruxelles, non ne è altrettanto sicuro. "Giudichiamo in maniera molto critica il sistema dell’’approdo sicuro’", ha dichiarato. "Non pensiamo che offra una tutela adeguata". Graham Watson, deputato del partito liberaldemocratico inglese e presidente della Commissione del Parlamento Europeo per le libertà dei cittadini, ha detto di sperare nella possibilità di giungere ad un accordo in materia di protezione dati, aggiungendo però che "la Commissione europea dovrebbe fornirci rassicurazioni molto più consistenti" sulle modalità di attuazione dei principi in materia di privacy perché il Parlamento avalli un accordo con gli USA. Ha riconosciuto, però, che il Parlamento probabilmente non avrebbe il potere di bloccare un eventuale accordo. Intanto a Washington verranno sollecitate osservazioni sulla proposta. Aaron ha dichiarato di sperare che i progressi compiuti nella trattativa in materia di privacy "possano fungere da modello per altri temi" oggetto dei colloqui fra Europa e USA in materia di commercio. "Dobbiamo trovare il modo di risolvere i problemi attraverso la collaborazione reciproca", ha dichiarato, riferendosi ad una serie di disaccordi in materia commerciale che hanno visto Washington opposta a Bruxelles entro l’OMC. Altri funzionari USA hanno indicato al Washington Post che l’amministrazione sta valutando gli strumenti per convincere l’Europa a giungere ad un accordo sulla questione delle società di vendita straniere — filiali offshore attraverso le quali multinazionali USA indirizzano le vendite per sfuggire al fisco USA. Secondo il Post, le proposte contemplate prevedono riduzioni delle tariffe USA sulle merci europee. Sembra inoltre che funzionari USA stiano adoperandosi per ottenere il sostegno di società europee le cui filiali USA beneficiano dei crediti all’esportazione.

(Ndr: articolo pubblicato sull' International Herald Tribune del 26 febbraio)