CHI FA ACQUISTI ONLINE SPESSO MENTE PER PROTEGGERE LA PROPRIA PRIVACY: QUESTI I RISULTATI DI UN SONDAGGIO

David Price ha tre o quattro indirizzi di posta elettronica dei quali si serve per ricevere i messaggi di tipo pubblicitario che gli vengono inviati ogniqualvolta compra prodotti online o chiede di usufruire di servizi gratuiti.

"Faccio moltissimi acquisti online", dichiara il 26enne tecnologo, che ricopre una posizione dirigenziale in un ente che si occupa di antiterrorismo a Washington. Price non ha problemi a lasciare i propri dati a siti che chiedono alcune informazioni personali, ma preferisce evitare quei servizi che vanno troppo sul personale — chiedendo magari il numero di telefono o l’indirizzo di casa.

Stephen Moody, invece, non vuole che nessun gestore di siti Web conosca le informazioni che lo riguardano — almeno quelle giuste.

"Certe volte inserisco dati falsi in tutti i campi dei moduli che mi vengono presentati", dichiara Moody, un consulente per gli investimenti che svolge la propria attività attraverso il telelavoro, da Albuquerque nel Nuovo Messico. "E non sono il solo".

Più di un terzo degli utenti abituali del Web al di sotto dei 35 anni fornisce abitualmente informazioni false online, secondo un recente sondaggio di Shephardson Stern & Kaminsky — una società di New York che offre consulenza per il marketing. Analogamente alla maggioranza dei sondaggi relativi alla privacy online, anche questo ha rilevato che più della metà (62%) degli intervistati vuole tenere i propri dati personali lontano dalla portata di chi fa marketing o svolge altre attività online.

"Tutte le imprese che vendono online, ed i rispettivi azionisti, hanno il massimo interesse a trovare una soluzione rapida e convincente al problema della privacy", ha dichiarato Mark Kaminsky, uno dei soci dello studio che ha commissionato il sondaggio.

Sicurezza e timori per la privacy incombono sul commercio elettronico come una nera nuvola temporalesca. Quasi la metà dei soggetti contattati dalla SS&K non ha mai fornito online i dati della propria carta di credito, e più della metà ha dichiarato di aver interrotto una procedura di acquisto online perché le richieste di informazioni erano eccessive.

"Sono disposto a fornire una certa quantità di informazioni in alcune situazioni di commercio elettronico", ha affermato Moody, "ma non ho intenzione di riempire campi e campi con dati che, ne sono sicuro, servono soltanto per il marketing".

Anche se Moody e Price sono entrambi esperti di tecnologie dell’informazione, i dubbi e le preoccupazioni che esprimono dovrebbero essere presi in seria considerazione dalle imprese che fanno vendite via Internet - questa la conclusione degli autori del sondaggio.

Una soluzione potrebbe giungere da norme di parte governativa, ma i sostenitori di Internet continuano a fare pressione sul Congresso USA per lasciare che prevalga la libera iniziativa delle imprese. Alcuni legislatori stanno pensando di introdurre norme sulla privacy in Internet che prevederebbero l’obbligo per i gestori di siti Web di informare i consumatori sulle prassi e le politiche seguite nella raccolta di informazioni.

La Federal Trade Commission degli USA, l’organismo che ha il compito di tutelare i consumatori contro chi intende depredarli delle loro informazioni, ha indicato chiaramente la probabile necessità di un controllo federale sulle forme di tutela online.

(Ndr: articolo pubblicato su The Wall Street Journal Europe del 16 marzo 2000)