PRIVACY IN RETE. E' IL MOMENTO DI FARE SULSERIO

Per i fautori dell'autodisciplina su Internet, unodegli spettacoli più deprimenti è stata l'inesorabiletendenza negli ultimi tempi a sacrificare la privacy dei

consumatori in nome di forme mirate di pubblicità.Sul presupposto di un'inesistente dicotomia fra prosperitàeconomica delle imprese in Rete e privacy dei singoli, le societàhanno creato ottusamente tutte le premesse per una reazione ingrande stile. E quando questa reazione è arrivata, comeè successo di recente, ha riguardato tutte le parti incausa: consumatori, investitori, legislatori. Dopo che la DoubleClick,una società di pubblicità via Internet, ha annunciatol'intenzione di fondere i profili Web con nomi e indirizzi deisingoli navigatori, una valanga di azioni legali da parte di consumatori,proteste da parte dei difensori della privacy e indagini da partedelle autorità di controllo ha fatto precipitare il titoloin Borsa. Solo tornando sui propri passi la società hapotuto recuperare parte delle perdite.

Il modello di impresa sulla Rete si basa sugli introitigenerati dalla pubblicità - secondo uno schema non moltodiverso da quello tradizionalmente adottato da televisioni, radio,riviste e quotidiani. Le società di fatto tendono a canalizzarela pubblicità e, in taluni casi, sono disposte a pagaredi più quei media che riescono a raggiungere in modo efficacela fascia di potenziali consumatori dei rispettivi prodotti. Mai mezzi di comunicazione off-line non invadono la privacy deiconsumatori per soddisfare gli appetiti delle imprese che si fannopubblicità, e questo dovrebbe valere anche per le societàche operano on-line - nonostante le possibilità offertedalla tecnologia.

La DoubleClick ed altre imprese in Rete che avevanosottoscritto la Network Advertising Initiative [iniziativa perla pubblicità sulla Rete] avevano promesso, qualche mesefa, di mettere a punto un codice in materia di privacy, ma difatto si sono sottratte alle loro responsabilità. A questopunto occorrono norme a livello federale, se non altro per evitareil caos che senz'altro nascerebbe se venissero approvati i disegnidi legge attualmente all'esame di singoli Stati e comunità.

Business Week ritieneche una serie di parametri minimi definiti a livello federalein materia di privacy online contribuirebbero ad accrescere lafiducia dei consumatori e darebbero impulso al commercio elettronicoin una prospettiva di lungo periodo. Abbiamo indicato quattroprincipi utili ai fini di una normativa sulla privacy:

Chiarezza. I siti Webdovrebbero spiegare con chiarezza, in un linguaggio semplice,come utilizzano i dati personali, in che modo li associano a quellicontenuti in altre basi di dati e a chi li comunicano. I sitied i rispettivi partner commerciali dovrebbero rispettare lo stessoinsieme di principi in materia di privacy.

Libertà di scelta. Ciascuno deve avere la possibilità di scegliere se fornireo meno dati personali rispetto a temi delicati quali la salutefisica e finanziaria. Se si vuole "aderire" (opt-in),lo si potrà fare; in caso contrario, nessun dato dovràessere raccolto. E in nessun caso dovrebbe essere consentitala raccolta di dati presso minori senza il consenso dei genitori.I consumatori, inoltre, devono avere la possibilità dirifiutare il consenso (opt-out) per qualsiasi tipo di trattamento.Le società che operano in Rete si affrettano a dichiarareche oggi chiunque può esprimere questo rifiuto, ma di fattoi meccanismi che ne regolano la manifestazione sono astrusi, difficilied hanno un effetto dissuasivo sui potenziali utenti. Questo statodi cose deve cambiare.

Informazione. I consumatoridevono avere la possibilità di accedere a tutti i fileonline che li riguardano, e di apportarvi modifiche se lo ritengononecessario. Oggi ai singoli è già riconosciuta lapossibilità di accedere ai file relativi alle valutazionisulla solvibilità finanziaria e di correggere eventualierrori. Non dovrebbe essere difficile comprendere che le stesseopportunità dovrebbero applicarsi anche ai file online.

Meccanismi di attuazione.Se i siti online violano la privacy dei consumatori, devono esserepuniti. Dovrebbe occuparsene la Federal Trade Commission, allaquale già spetta dare attuazione al Fair Credit ReportingAct per le agenzie di valutazione della solvibilità, nonchéal Truth in Lending Act [Legge sulle dichiarazioni veritiere inmateria di mutui e prestiti] ed al Children's Online Privacy ProtectionAct [Legge sulla tutela della privacy online dei minori].

La definizione di norme in materia di privacy basatesui principi sopra indicati darebbe un contributo consistenteallo sviluppo dell'economia in Rete.

(Ndr: editoriale pubblicato su Business Week del 20 marzo 2000)