BORSA USA: L'AUTORITA' DI CONTROLLO VUOLE AUTOMATIZZARE IL MONITORAGGIO IN RETE

Ma la proposta della SEC di monitorare il cyberspazio alla ricerca di truffe e frodi mobiliari solleva interrogativi legati alla tutela della privacy

La Securities and Exchange Commission (Commissione USA per i titoli e la borsa, n.d.r.) intende potenziare l’attività di contrasto delle frodi mobiliari online creando un sistema automatizzato che andrebbe ad "ascoltare" i messaggi nelle bacheche elettroniche su Internet, nei siti Web e nei gruppi di discussione online dove vengono scambiate "dritte" sugli investimenti azionari.

Quest’anno la Commissione ha chiesto discretamente ad oltre 100 società di presentare progetti per la realizzazione di sistemi di sorveglianza del genere, che permetterebbero di cercare su Internet parole e frasi di utilizzo comune da parte degli artisti della truffa. Molte società hanno risposto a tale richiesta e stanno sperimentando i sistemi che poi la Commissione dovrà esaminare.

Martedì scorso funzionari della Commissione hanno dichiarato che si tratta semplicemente dell’automazione di attività di sorveglianza che sono già svolte su base regolare dagli agenti della Commissione — i quali in tal modo avrebbero la possibilità di dedicarsi al più impegnativo compito di interpretare ed indagare le varie segnalazioni. Hanno fatto riferimento a 125 casi di truffe online, a dimostrazione della convenienza per i consumatori di questa attività di monitoraggio.

"Vogliamo semplicemente fare pulizia su Internet", ha dichiarato John Stark, direttore dell’Ufficio competente per Internet all’interno della Commissione. Ma il sistema proposto ha suscitato le proteste di legislatori e difensori della privacy, e va al cuore di quesiti che attendono ancora soluzione per quanto riguarda il concetto di "espressione" su Internet: è una situazione equivalente, mettiamo, al fatto di compiere determinate affermazioni in un parco pubblico, o magari è più simile a quanto si verifica durante una conversazione telefonica multipla?

"Dopo 25 anni, ancora non è chiaro come stiano le cose in questo ambito", ha dichiarato Lawrence Ponemon, esperto di privacy presso l’agenzia di consulenza Pricewaterhouse-Coopers.

Ponemon ha affermato che l’agenzia aveva declinato l’offerta di presentare una proposta relativa al sistema in questione, ritenendo che vi fossero troppe implicazioni connesse al rispetto di diritti costituzionali. Un sistema del genere comporterebbe l’installazione sui siti Internet di programmi di monitoraggio occulti. Ponemon ha paragonato questa forma di monitoraggio all’intercettazione telefonica, definendola una "netta violazione" della normativa in materia di perquisizione e sequestro.

Tuttavia, nonostante le preoccupazioni della Pricewaterhouse-Coopers per la meccanica del sistema, "pensiamo che la SEC in realtà stia facendo la cosa giusta con questo tentativo di migliorare le proprie capacità di sorveglianza su Internet".

Il sistema richiesto dalla Commissione prevede la ricerca automatica di frasi utilizzate in offerte promozionali fraudolente — del tipo "tanti soldi SUBITO!" oppure "ricchi in un giorno!!!!" — che sono ormai frequenti su Internet. Secondo quanto dichiarato da funzionari della Commissione, il sistema andrebbe oltre la semplice ricerca per parole-chiave attualmente utilizzata dagli agenti che controllano la presenza di offerte truffaldine su Internet.

La Commissione si è detta sorpresa del clamore suscitato dal progetto, affermando che il sistema proposto si limiterebbe ad automatizzare la raccolta di informazioni che viene già svolta su base routinaria dai propri agenti.

"Nell’invito a presentare proposte si chiarisce al di là di ogni dubbio che la ricerca riguarda esclusivamente dati di dominio pubblico", ha dichiarato Stark. "Da nessuna parte si dice che intendiamo andare a controllare informazioni che non siano già adesso sottoposte a controllo".

Ad ogni modo, la richiesta presentata dalla Commissione ha suscitato l’opposizione di associazioni per la tutela della privacy e di almeno un parlamentare.

"Nessuna agenzia governativa dovrebbe avere la possibilità di prendere una specie di aspirapolvere e raccogliere tutte le informazioni disponibili solo perché fra queste potrebbe esserci qualcosa che forse risulta illegale", ha dichiarato Robert Barr, deputato della Georgia per il partito repubblicano; martedì scorso Barr ha inviato una lettera ad Arthur Levitt, presidente della SEC, in cui esprimeva giudizi critici sul programma.

Marc Rotenberg, dell’Electronic Privacy Information Center di Washington, ha affermato che tutte queste forme di sorveglianza sollevano quesiti fondamentali rispetto a Internet.

"C’è un punto fondamentale da chiarire, ossia il concetto di perquisizione", ha dichiarato Rotenberg. Se si ritiene che un gruppo di discussione online sia analogo ad un raduno pubblico al quale magari partecipi un agente FBI con il compito di prendere appunti, esistono comunque regole che disciplinano l’attività di quell’agente. Se partecipare ad un gruppo di discussione online è invece più simile al partecipare ad una conversazione telefonica multipla, allora ci sono regole che si applicano alle perquisizioni e alle intercettazioni telefoniche — ad esempio, la necessità di avere un mandato di perquisizione e l’autorizzazione del tribunale competente.

"Se questa non è una perquisizione", ha affermato Rotenberg, "allora bisogna riflettere sul concetto di perquisizione nell’era digitale.

"C’è qualcosa che non va se un’agenzia federale può raccogliere un’enorme mole di informazioni su un enorme numero di persone senza bisogno di autorizzazioni e senza il consenso degli interessati".

(Ndr: articolo pubblicato sull’International Herald Tribune del 30 marzo 2000)