IL VERO AMICO DEL CONSUMATORE STATUNITENSE

Prima c’è stato il caso della fusione Sprint-WorldCom. Ora si tratta della proposta di AOL di comprare la Time Warner. Due fusioni fra società americane, entrambe messe in mora dalla Commissione europea — il braccio amministrativo dell’Unione europea.

Forse qualche americano se ne sorprenderà, ma è proprio così: gli europei hanno enormi poteri sulle decisioni che riguardano imprese statunitensi, per il semplice motivo che oggigiorno tutta l’economia è globale. Ma prima che gli americani si indignino per tanta tracotanza, dovrebbero pensare ai vantaggi derivanti dall’intervento europeo in tutti i campi: dalla politica USA in materia di antitrust alla sicurezza alimentare.

Di fatto, il migliore amico dei consumatori americani è probabilmente l’ufficio dell’Unione europea a Bruxelles piuttosto che il Congresso, gli enti statali e federali per la tutela dei consumatori o gli avvocati che citano in giudizio le imprese a beneficio dei consumatori.

Per comprendere questa situazione, occorre partire dalla tradizione americana di tenere il governo e la pubblica amministrazione quanto più possibile fuori dai mercati. E’ un approccio che ha agito positivamente ai fini dello sviluppo economico del Paese; tuttavia, i mercati lasciati a se stessi talvolta sono andati troppo oltre. Il governo americano è favorevole all’autoregolamentazione delle imprese, anche in settori delicati come l’utilizzazione dei dati personali dei consumatori raccolti dalle società operanti via Internet. Su questo fronte le agenzie di controllo esistenti in Europa offrono un utile contrappeso, perché in genere sono pronte a resistere agli interessi imprenditoriali — e questo approccio sembra funzionare.

Negli ultimi mesi, l’Amministrazione Clinton ha annunciato una serie di decisioni che, di fatto, si richiamano ai meccanismi di regolamentazione esistenti in Europa. Per esempio, a marzo il Ministero dell’agricoltura USA ha annunciato l’introduzione di vincoli rigidissimi per gli alimenti organici, impedendo di etichettare come organici i prodotti geneticamente modificati. Ufficialmente queste nuove norme facevano seguito alle richieste di un piccolo gruppo di agricoltori americani sostenitori della coltivazione organica, ma in effetti l’Amministrazione Clinton intendeva anche disinnescare tensioni commerciali fra le due sponde dell’Atlantico.

Gli Europei rifiutano la commercializzazione di alimenti geneticamente modificati o di carni provenienti da animali trattati con integratori ormonali. L’Amministrazione sperava che l’introduzione di criteri di etichettatura accettabili per gli europei permettesse di uscire da una situazione di stallo. Nel frattempo i consumatori americani traggono beneficio dal fatto di disporre di informazioni più complete sugli alimenti in vendita.

Un altro esempio dell’influenza esercitata dall’Europa è legato alla tutela della privacy su Internet. Negli USA le imprese che operano sulla Rete hanno goduto di una relativa libertà per quanto riguarda la definizione e la rilevazione delle abitudini di spesa dei consumatori e lo scambio di queste informazioni con altre imprese; tuttavia, quando hanno cercato di espandersi oltreoceano si sono scontrate con le agenzie di controllo europee che chiedono il rispetto degli standard di riservatezza vigenti in Europa. Il risultato è stato un accordo di regolamentazione fra la Commissione europea e la Federal Trade Commission degli USA, finalizzato a tutelare la privacy dei consumatori europei. Quanto ci vorrà prima che gli americani si chiedano perché il loro governo sia disposto a garantire la privacy degli europei, e non quella dei cittadini americani?

L’esame compiuto dall’Unione europea delle fusioni societarie non costituisce soltanto un secondo passaggio obbligato dopo la valutazione condotta dal Ministero della giustizia americano. Di fatto, l’Unione europea contribuisce a sostenere l’attività degli enti antitrust americani attraverso lo scambio di informazioni e la valutazione delle ripercussioni internazionali delle fusioni fra società americane. Lo scorso luglio l’UE ha bloccato la fusione fra WorldCom e Sprint facendo riferimento agli effetti che avrebbe avuto sul settore delle telecomunicazioni. E per quanto riguarda il progetto di fusione fra AOL e Time Warner, l’UE probabilmente chiederà alla società così creata di rinunciare ad alcuni settori di attività ovvero di modificare determinati comportamenti.

Qualunque impresa che voglia entrare nel mercato europeo non può che stare alle regole del gioco fissate dall’UE. Le imprese americane devono trovare una via di compromesso: per penetrare nel ricco mercato europeo devono essere pronte ad accettare regole alle quali si sono opposte in patria; tuttavia, proprio questi compromessi rendono più difficile per loro opporsi all’introduzione di nuove regole negli USA.

Il ruolo attivo svolto dall’Unione europea nel tutelare gli interessi dei consumatori non comporta un rallentamento del processo di integrazione economica globale. Anzi, l’UE contribuisce alla causa riducendo gli abusi della globalizzazione — il che sottrae argomenti ai potenti gruppi anti-globalizzazione. In questo modo l’Europa rende un servizio pubblico non solo ai consumatori americani, ma anche alle imprese americane.

(Ndr: pubblicato sul New York Times on the Web del 21 settembre 2000)