La posta elettronica spazzatura ci costa, ma non esiste una bacchetta magica Cominciamo dalle cose più importanti. Chiunque mandi messaggi indesiderati di posta elettronica dovrebbe essere preso a frustate. Ci fa perdere tempo, e denaro se si paga per minuto di connessione a Internet, vuoi al fornitore di servizi Internet o alla società dei telefoni. Ma anche se si paga a forfait, alcuni fornitori limitano lo spazio di memoria disponibile per la posta elettronica. Se non altro, la posta spazzatura tradizionale non ci costa niente. E il mittente a pagare, mentre chi la riceve può limitarsi a gettarla via. Su Internet, invece, finisce spesso che è il destinatario a pagare il conto. Chi fa un uso frequente del web finisce per essere inondato da messaggi indesiderati di posta elettronica, quelli che in inglese sono indicati in genere come "spam" [dal nome di una marca di carne in scatola, ripreso in uno sketch del gruppo satirico inglese Monty Python come sinonimo di invadente onnipresenza]. Personalmente ricevo dai 20 ai 30 messaggi di spam al giorno, con i quali mi si promette ricchezza, mi si offre di acquistare oggetti che non mi servono o mi si indica come estinguere tutti i debiti. E sembra infinito il numero di siti che offrono pornografia, giochi dazzardo o diplomi di laurea e master per corrispondenza. Ho smesso di utilizzare alcuni indirizzi di posta elettronica perché erano diventati inservibili per colpa dei messaggi spam. Gli USA, lUnione europea e vari Paesi asiatici stanno tentando di elaborare leggi che affrontino il problema, ma finora i risultati non sono positivi. Visto che il web non conosce confini nazionali, chi manda questi messaggi può operare in qualsiasi luogo del mondo. La flessibilità di Internet rende relativamente facile sottrarsi ai tentativi di bloccare queste attività. Negli USA, un organismo su base volontaria denominato CAUCE ossia, Coalizione contro i messaggi commerciali indesiderati di posta elettronica (www.cauce.org) è impegnato a far passare al Congresso una normativa che vieti la spam se il destinatario non ha precedentemente accettato di riceverla. Si tratta dellapproccio basato sul cosiddetto "opt-in" ossia, sulla scelta preventiva di aderire. Ma le pressioni esercitate dalle imprese operanti nel settore del marketing diretto hanno fatto sì che il Congresso abbia approvato soltanto lapproccio detto di "opt-out" in base al quale i mittenti devono dare ai destinatari dei messaggi la possibilità di segnalare che non intendono riceverne altri. Un organismo analogo in Europa, Euro-CAUCE, si occupa dello stesso problema; si possono trovare informazioni utili allindirizzo www.euro.cauce.org/en/faq.html. Esiste anche un organismo indiano denominato CAUCE India (www.india.cauce.org), ed un altro in Australia (CAUBE, www.caube.org.au ), entrambi impegnati nel tentativo di fermare gli "spammer". Negli USA luso del fax per inviare messaggi pubblicitari è vietato. Ma chi manda spam si dimostra più furbo. Tanto per cominciare, nel caso del fax o del telefono il mittente paga per ogni destinatario che si aggiunge alla lista, mentre nel caso dello spamming non cè una differenza significativa in termini di costi fra inviare un messaggio ad una persona anziché ad un milione. Cè poi da considerare che almeno una parte dei messaggi pubblicitari fa conoscere effettivamente beni e servizi dei quali magari si ha bisogno, e che altrimenti rimarrebbero del tutto sconosciuti. Ma non è questo il caso dei messaggi spam, almeno in base alla mia esperienza. Il fatto è che non esiste una soluzione semplice. Ci sono però alcune cose che possiamo fare sin da oggi per difenderci. Una possibilità è quella di non fare niente: di limitarsi a gettare nel cestino i messaggi indesiderati di posta elettronica. Se tutti si comportassero in questo modo, chi li invia scoprirebbe che non si tratta di uno strumento adatto alla pubblicità e smetterebbe di ricorrere alla spam. Se nessuno rispondesse, non ci sarebbe alcun guadagno e, quindi, il diluvio di messaggi avrebbe fine. Ma non sembra che così stia scritto. Una cosa da non fare mai, nel modo più assoluto, è rispondere direttamente al messaggio, anche solo per dire "Cancellatemi dal vostro elenco". Per quanto si possa essere tentati di rispondere, in modo più o meno cortese, non fatelo. In primo luogo, gli indirizzi riportati in questi messaggi per leventuale risposta sono in maggioranza fittizi, e il vostro messaggio tornerebbe indietro. E ad ogni modo il messaggio di risposta servirà a confermare il vostro indirizzo di posta elettronica, che sarà poi rivenduto in blocco ad altri spammer. Per un intervento più efficace, bisognerebbe sapere in che modo siano entrati in possesso del vostro indirizzo di posta elettronica. Ogni volta che si comunica un indirizzo e-mail su Internet, ad esempio per acquistare un prodotto, ci si espone al rischio di ricevere spam. Esistono programmi detti "raccoglitori" che girano per il web alla ricerca di tutti gli indirizzi di posta elettronica disponibili indirizzi che vengono prontamente rivenduti. Ci sono alcuni servizi e programmi di posta elettronica che offrono funzioni di filtro e scrematura della posta indesiderata, ma in genere gli spammer riescono ad eludere questi sistemi. Qualche mese addietro, Hotmail mi aveva proposto di filtrare i miei messaggi di posta elettronica, ed in effetti era riuscita a intercettare due dozzine di messaggi indesiderati al giorno insieme a un paio di messaggi "giusti" che aveva scaricato per errore nel cestino. Ma dopo qualche tempo gli spammer hanno capito come mascherare il loro indirizzo, e così il problema si è ripresentato. Al momento lunica cosa facile a farsi è cliccare sul pulsante "Cancella" per tutta la posta spazzatura che arriva nella cassetta delle lettere, e sperare che qualcuno (il Parlamento, o qualche programmatore) riesca a escogitare una soluzione migliore. (Ndr: ripreso dall' International Herald Tribune del 22 gennaio 2001) |