IL GARANTE SPAGNOLO MULTA UNA CASSA DI RISPARMIO CHE AVEVA CONSERVATO NEL REGISTRO DEI MOROSI I NOMINATIVI DI SOGGETTI CHE AVEVANO ESTINTO I PROPRI DEBITI

Juan Manuel Fernandez Lopez, direttore della Agencia de Proteccion de Datos (APD, l’autorità spagnola per la protezione dei dati) ha imposto una multa alla Caja Insular de Ahorros de Canarias [Cassa insulare di risparmi delle Canarie] per violazione della Legge Organica sulla protezione dei dati personali del 1999 (LOPD), avendo la Caja comunicato dati che non rispecchiavano in modo veritiero "la situazione corrente" di un cliente che risultava essere moroso quando in realtà non lo era più. La APD ricorda che la nuova legge non consente che l’esistenza pregressa di debiti sia segnalata nei registri di morosità dall’indicazione "saldo 0". Poiché la legge oggetto di violazione è stata approvata di recente, la sanzione imposta ammonta soltanto a 100.000 pesetas [ca. 1.170.000 lire] (…).

La decisione finale, che è impugnabile dinanzi al Tribunale del contenzioso amministrativo della Audiencia Nacional, esclude ogni responsabilità a carico di Equifax Iberica in quanto semplice intermediaria, e riduce all’importo di 100.000 pesetas la multa comminata alla Caja Insular de Ahorros de Canarias. La APD giustifica tale riduzione con il fatto che la legge precedente consentiva di mantenere l’indicazione "saldo 0" per i debiti già estinti, e che la norma giuridica che oggi vieta tale indicazione è di recente approvazione. Ciò permette di configurare "una motivata attenuante di colpevolezza rispetto all’imputato". La denuncia è stata presentata da Antonio Rodriguez Margalef, il quale aveva chiesto alla Caja Insular de Ahorros de Canarias un prestito ipotecario, insieme alla moglie, per l’acquisto di un appartamento. Dopo la separazione consensuale e l’attribuzione alla moglie sia dell’appartamento sia dell’ipoteca, Rodriguez cercò di farsi cancellare dalla lista dei debitori ipotecari; quando però chiese un prestito all’istituto bancario di cui era divenuto cliente fu informato del fatto che la Caja Insular aveva incluso il suo nominativo nel registro della Associazione Nazionale degli Istituti Finanziari di credito (ASNEF). Il motivo di tale inserimento era che nel 1999 risultavano inevasi due pagamenti delle cedole ipotecarie. Tuttavia, nel 2000, avendo pagato l’importo del debito, Rodriguez presentò la propria denuncia alla APD il cui servizio ispettivo potè dimostrare che in data 11 maggio 2000 egli figurava nel registro ASNEF come debitore per "un importo inevaso di 0 pesetas".

La decisione della APD è giunta lo scorso 13 febbraio. In essa, il direttore della Agencia analizza il mutamento del quadro normativo dovuto all’approvazione della nuova legge spagnola sulla protezione dei dati, del 13 dicembre 1999, rispetto a quanto previsto nella legge precedente del 1992, nonché la sentenza della Corte Costituzionale spagnola del 2000 in cui si è stabilito, fra l’altro, che "il diritto fondamentale alla protezione dei dati è finalizzato a garantire alla persona il potere di controllo sui propri dati personali, sul loro utilizzo e sulla destinazione finale, con l’obiettivo di impedire il commercio illecito di tali dati e la violazione della dignità e dei diritti dell’interessato".

Il direttore della APD rileva che tanto nella legge precedente quanto in quella attualmente in vigore resta valido il principio per cui i dati negativi concernenti un debitore possono essere conservati nei registri di morosità per un massimo di sei anni. Tuttavia, mentre in base alla legge del 1992 era necessario che tali dati negativi corrispondessero "in modo veritiero alla situazione reale dell’interessato", la legge vigente dispone che questi dati negativi "corrispondano in modo veritiero alla situazione corrente dell’interessato" (…) .La modifica legislativa impone una corrispondenza con la situazione corrente, in modo da "evitare che risulti come debitore il soggetto la cui situazione corrente è quella di non essere un debitore", spiega Fernandez Lopez. Il direttore della APD ritiene pertanto "che non sia legittimo, una volta estinto il debito, continuare a comparire in un registro comune di morosità con l’indicazione "saldo 0", visto che quest’ultima implica il riconoscimento come ex-debitore di un soggetto che ha cessato di esserlo e la cui situazione corrente, ossia "riferita al presente", "del momento", è quella di non essere un debitore; inoltre non è legittima l’inclusione di un riferimento ad una situazione sfavorevole che appartiene al passato, per quanto corrispondente al vero, cosa che invece sarebbe permessa dall’indicazione "saldo 0" — la quale rivela un inadempimento, indefinito nella sua entità, che appartiene al passato". Alla luce dell’applicazione di una norma giuridica innovativa, l’importanza che viene attribuita a questa decisione in ambito dottrinale consiste nel suo essere un avvertimento per chiunque utilizzi o fornisca dati riferiti a registri di morosità affinché si astenga dall’impiegare la vecchia dicitura "saldo 0" in rapporto a debitori che non siano più tali. Tanto più che il fatto di comparire in un registro di morosità non è mai un elemento favorevole per il cliente. Gli istituti finanziari spagnoli utilizzano sia Equifax Iberica (la filiale spagnola della multinazionale americana Equifax) sia il Registro di accettazione degli inevasi (RAI); i due archivi vengono consultati in modo automatico ogniqualvolta un soggetto chieda un prestito ad una banca o ad una cassa di risparmio. Secondo l’opinione di esperti del settore rischi, il fatto di comparire in questi elenchi, anche se con l’indicazione "saldo debitore zero", "non è mai un dato positivo". (Bonifacio de la Cuadra, I. de Barron)

(Ndr: ripreso da El Pais, 17 febbraio 2001)