I COSTI DELLA PRIVACY: OPINIONI A CONFRONTO NEGLI USA

(da un articolo di Declan McCullagh su WiredNews e dall’articolo scritto dal Prof. Peter P. Swire e pubblicato sul sito www.osu.edu/unit/law/swire1)

Sono stati recentemente pubblicati negli USA due studi che mirano a definire i costi legati all’introduzione di nuove disposizioni di legge in materia di privacy su Internet. Il primo si occupa della "mania da sondaggio" che secondo gli autori (Solveig Singleton, avvocato presso il Competitive Enterprise Institute, e Jim Harper di Privacilla.org) è particolarmente diffusa nel settore della privacy. I due studiosi contestano la validità di molti sondaggi di opinione e indagini condotte in questo campo, perché la privacy è un concetto di difficile definizione e tende ad essere confuso con altri concetti come lo spamming o la sicurezza in rete; inoltre, nei sondaggi non si terrebbe debito conto dei costi della legislazione sulla privacy, dei benefici indirettamente derivanti dal libero flusso delle informazioni e dei costi per il singolo contribuente legati all’eventuale istituzione di una nuova agenzia federale competente in materia.

Più "concreto" appare invece lo studio realizzato dall’American Enterprise Institute-Brookings Center ad opera di Robert Hahn, con il sostegno della Association for Competitive Technology. Secondo Hahn, l’approvazione di legislazione federale sulla privacy in Internet potrebbe costare alle imprese fino a 36 miliardi di dollari [circa 78.000 miliardi di lire] — il che vorrebbe dire il fallimento assicurato per molte imprese del settore tecnologico, ove già la situazione non è rosea. Per Hahn "occorre chiedersi due cose quando si parla di leggi: se una nuova legge servirà a placare le preoccupazioni di associazioni come EPIC [Electronic Privacy Information Center, un’associazione no-profit che da anni si occupa di privacy negli USA e non solo], e, in tal caso, se questo risultato potrà essere ottenuto in modo economicamente vantaggioso".

Alle osservazioni di Hahn ha subito replicato EPIC attraverso Chris Hoofnagle, che ha sottolineato come "tutti i diritti abbiano conseguenze economiche per la società. Se il mercato dettasse legge, potremmo tranquillamente reintrodurre il lavoro minorile. Dobbiamo invece creare una società in cui il mercato funzioni e al tempo stesso riconosca i nostri valori". Il principio è che la privacy è un diritto fondamentale e deve essere sancito per legge, anche se ciò può comportare licenziamenti o fallimenti.

Lo studio di Hahn ha però trovato una critica più articolata nelle osservazioni del Prof. Peter P. Swire, uno dei maggiori esperti internazionali di privacy e a lungo consigliere del Presidente Clinton in materia di privacy. Secondo Swire, le conclusioni dello studio sono viziate da una serie di errori nell’analisi condotta ed i costi stimati sono eccessivi.

In primo luogo, nello studio non si tiene conto in misura adeguata di un punto fondamentale ai fini della stima dei costi: il termine di paragone. I costi legati all’introduzione di norme sulla privacy corrispondono alla differenza fra il comportamento delle imprese in assenza di normativa e il comportamento delle stesse imprese una volta che tale normativa fosse emanata. La stima dipende in misura essenziale dal termine di riferimento utilizzato per valutare i costi in questione: è chiaro che se le imprese (come sta avvenendo) hanno già adottato una serie di misure ed accorgimenti per tutelare la privacy (vuoi per accrescere la fiducia dei consumatori, vuoi per rispettare determinati standard esistenti al di fuori degli USA), non è possibile stimare i costi necessari per l’attuazione di disposizioni in materia come se si trattasse di qualcosa di assolutamente nuovo. Per citare l’espressione utilizzata da Swire, "è come stimare il costo della costruzione di una casa senza sottrarre il costo delle fondamenta e di un paio di muri che stanno già in piedi".

Soprattutto, comunque, i costi stimati sono eccessivi per quattro motivi fondamentali:

a) lo studio di Hahn non fa alcuna differenza fra siti grandi e piccoli, ipotizzando un costo di 100.000 dollari per un sito complesso e di grandi dimensioni (= con più di 500 dipendenti) che volesse mettersi in regola con ipotetiche norme sulla privacy. E’ irragionevole, tuttavia, ritenere che un sito di piccole dimensioni spenda 100.000 dollari per attuare disposizioni in materia di privacy. b) Il numero di siti cui fa riferimento lo studio è pari a 360.000, ma in effetti nello stesso studio si riconosce che negli USA sono solo 94.000 i siti commerciali di "medie-grandi dimensioni". Gli altri 246.000 sono siti di piccole dimensioni, ai quali non è applicabile la stima di 100.000 dollari sopra indicata.

c) I criteri fissati nello studio per il funzionamento di un ipotetico sistema di tutela della privacy sono eccessivamente severi e non corrispondono a nessuna delle proposte di legge sinora avanzate negli USA (ad esempio, il sistema dovrebbe consentire sempre a tutti gli utenti di rintracciare tutti i destinatari dei loro dati personali online, e di accedere anche al contenuto completo delle informazioni trasferite a terzi).

d) La stima di 100.000 dollari per sito si riferisce alla creazione di un sistema complesso (secondo i criteri sopra indicati) totalmente ex novo; tuttavia, questa stessa stima è stata utilizzata come valore medio di riferimento per tutti i siti. In sostanza, per arrivare al totale di 36 miliardi di dollari, si è ipotizzato che ciascuno dei 360.000 siti (grandi e piccoli) spendesse 100.000 dollari per costruire ex novo un sistema del genere. E’ chiaro, però, che soprattutto i siti di medio-piccole dimensioni non chiederanno ad un programmatore di creare da zero un programma che garantisca la tutela della privacy, ma utilizzeranno pacchetti di software già disponibili ed elaborati da società di informatica. In sostanza, è irrealistico ritenere che il 360millesimo sito spenderà la stessa cifra del primo fra essi che metta in atto l’eventuale normativa sulla privacy.

In ultima analisi, e tenendo conto anche delle misure già adottate dalle imprese in questo campo pur in assenza di norme specifiche, si può ritenere che i costi effettivi legati all’implementazione di sistemi a tutela della privacy su Internet siano almeno di un ordine di grandezza inferiori rispetto a quelli indicati, e dunque non superino i 4 miliardi di dollari. Secondo Swire, la cifra reale è in effetti ancora più bassa.

(maggio 2001)