USA: I SITI WEB DEL MINISTERO DELLA DIFESA RACCOLGONO INFORMAZIONI SUGLI UTENTI CHE VI FANNO VISITA

Secondo i risultati di un’indagine resi noti lo scorso martedì, il 25% dei siti gestiti dal Ministero della difesa USA non dà alcuna informativa sulla privacy, ed una percentuale ancora più elevata raccoglie informazioni sugli utenti che vi fanno visita nonostante ciò sia vietato da un’ordinanza emessa dalla Casa Bianca.

Dallo studio è emerso che, con ogni probabilità, dati personali relativi ai soggetti che hanno fatto visita a siti Web della difesa sono stati raccolti e rivenduti, in maniera occulta, da società commerciali. Il meccanismo utilizzato sono le cosiddette "cimici Web", ossia immagini invisibili poste su una pagina Web che si comportano come cookies, tenendo traccia degli spostamenti compiuti dagli utenti e consentendone l’identificazione indiretta. Il vice sottosegretario alla difesa, J. William Leonard, ha ammesso che nelle pagine web incriminate sono presenti file di testo simili ai cookies — vietati dall’ordinanza della Casa Bianca, che risale al 1999.

Il fatto più interessante è che, a quanto sembra, buona parte dei web masters della Difesa non erano a conoscenza della necessità di prevedere un’informativa sulla privacy nella pagina di accoglienza di ciascun sito, né del fatto che il Ministero (seguendo l’indicazione della Casa Bianca) aveva vietato l’impiego di sistemi di tracciamento. Soprattutto, molti hanno lamentato che l’amministrazione del Ministero della difesa non avesse fornito loro alcuna indicazione sulle tecniche utili a individuare ed eliminare i cookies o le cimici Web.

L’Amministrazione Clinton aveva inteso limitare l’uso di cookies sui siti web federali la scorsa estate, dopo che da un’indagine era emersa una presenza diffusa di questi strumenti sui siti Internet di numerosi enti: il 32% dei siti esaminati risultava presentare cookies in grado di seguire gli spostamenti dei navigatori sulla Rete. Molti di questi cookies provenivano da società commerciali, e ciò ha fatto sorgere negli investigatori il timore di rischi per la privacy dei consumatori.

La conclusione dell’indagine è che "il Ministero federale della difesa non garantisce una tutela adeguata contro la raccolta di dati personali da parte di imprese commerciali sui propri siti web, né contro la vendita o la cessione di questi dati una volta raccolti".

Lacune analoghe a quelle evidenziate sui siti della difesa sono state osservate di recente anche per numerose altre agenzie federali USA, come l’Agenzia per la tutela dell’ambiente e l’ufficio competente per la gestione del Medicare (il sistema di assistenza sanitaria integrativa in vigore negli USA) — con il rischio che qualche pirata informatico rubi o alteri dati sensibili dei pazienti.

(Ndr: ripreso un articolo del Los Angeles Times del 5 giugno 2001)