PRIVACY "GLOBALIZZATA" GRAZIE ALL’UNIONE EUROPEA

di

Jeffrey Benner

Grazie all’Unione Europea, i processi di globalizzazione potrebbero portare ad un potenziamento della privacy. E’ questo il senso di un articolo in cui Wired News riferisce della recente decisione di quattro grosse multinazionali (Microsoft, Intel, Hewlett-Packard e Procter&Gamble) di offrire alla clientela negli USA e altrove un livello di tutela della privacy di tipo europeo.

Microsoft e le altre hanno infatti deciso di aderire all’accordo di Safe Harbor ("porto sicuro") raggiunto lo scorso anno fra la Commissione europea e l’Amministrazione USA al fine di consentire trasferimenti di dati personali dall’UE verso gli USA. Oltre a ciò, hanno deciso di applicare gli standard di protezione dati previsti dall’Accordo (che sono modellati su quelli contenuti nella direttiva europea) non soltanto ai dati relativi a cittadini dell’Unione Europea, ma anche a clienti e dipendenti di tutti i Paesi del mondo nei quali esse operano. Si tratta di una decisione che sembra contrastare con l’idea comunemente diffusa secondo cui le multinazionali possono svilire le normative nazionali a tutela dei lavoratori, dell’ambiente o dei consumatori semplicemente trasferendo la propria attività verso lidi più sicuri. In questo caso, invece, la teoria della "corsa verso il basso" non sembra applicabile agli standard di protezione dati.

Il caso ha suscitato numerosi commenti fra economisti ed esperti di scienze politiche; si è affermato che, in questa ed in altre circostanze, la struttura delle imprese globalizzate e lo stesso capitalismo globale possano di fatto portare ad un innalzamento degli standard regolamentativi a livello mondiale. Il diffondersi negli USA ed in altri contesti dei principi di protezione dati vigenti in Europa rappresenta un esempio classico della possibilità che i fenomeni di globalizzazione diano luogo ad una corsa verso l’alto anziché verso il basso.

I responsabili della gestione della privacy nelle quattro multinazionali citate hanno minimizzato il peso della normativa europea sulla definizione delle regole di protezione dati adottate dalle rispettive società, ma hanno riconosciuto che i principi fissati dall’UE nel 1995 hanno influito sulla messa a punto di tali regole, se non altro in via indiretta, soprattutto per quanto riguarda i trattamenti on-line. "L’Accordo di Safe Harbor ci ha reso più facile individuare le priorità", ha dichiarato un dirigente della Procter&Gamble. "La direttiva sulla protezione dei dati ci ha aiutato ad analizzare in modo approfondito tutti gli aspetti connessi alla tutela della privacy, sia on-line sia off-line". "Abbiamo deciso di fissare criteri globali applicabili on-line ed off-line, indipendentemente dalla natura dei dati trattati".

Va sottolineato che una delle motivazioni primarie alla base della scelta di adottare standard di tipo europeo, oltre all’inopportunità logistica di seguire prassi distinte nei singoli Paesi, è stato il timore che i consumatori non vedessero di buon occhio l’esistenza di un "doppio binario". Le imprese infatti non vogliono far passare il messaggio che in una parte del mondo i consumatori hanno diritto ad un certo tipo di protezione, mentre in altri Paesi no.

(Ndr: ripreso da un articolo del Wired News del 16 luglio 2001)