PRIVACY E IMPRESE: UN RAPPORTO SEMPRE MENO CONFLITTUALE ANCHE NEGLI USA

Il rapporto fra privacy ed imprese sembra destinato, secondo molti analisti, a divenire sempre meno conflittuale nel corso del 2002. I motivi sono molteplici. Da un lato, nuove leggi approvate anche negli USA (come il Gramm-Leach-Bliley Act per quanto riguarda il settore finanziario, e l’Health Insurance Portability and Accountability Act per il settore assicurativo e sanitario) impongono alle società tutta una serie di limitazioni per quanto concerne comunicazione e diffusione dei dati personali dei clienti e/o degli assicurati. Dall’altro, l’aggressività con cui gli enti governativi (soprattutto, ma non solo, negli USA) cercano di accedere ai dati personali dei cittadini-clienti per finalità connesse alla lotta contro il terrorismo appare destinata a stimolare una reazione di autodifesa da parte dei cittadini molto più forte che in passato, con la conseguente crescita della domanda di strumenti in grado di tutelare la riservatezza dei dati.

Molte società offrono già oggi tecnologie che consentono alle imprese di verificare la conformità dei propri comportamenti rispetto ai codici deontologici e/o agli standard di autoregolamentazione in materia di privacy; in altri casi si tratta di strumenti che facilitano l’esercizio da parte dei consumatori di un’effettiva "opzione" quanto all’uso dei propri dati personali (secondo il principio dell’opt-in). Del resto, l’IBM ha annunciato recentemente l’intenzione di creare un centro di ricerca per la messa a punto di tecnologie per la tutela della privacy e la protezione dei dati.

Aumenta, inoltre, la domanda di servizi legati alla gestione della privacy, anche in termini di consulenza. Il volume di affari sviluppato dal mercato USA per quanto riguarda servizi di consulenza e prodotti informatici legati alla privacy è stimato da alcuni analisti nell’ordine dei 100 milioni di dollari all’anno. Secondo l’autore, il principale fattore di crescita potenziale di questo mercato sarà l’impiego della Piattaforma Preferenziale di Privacy (P3P). Si tratta dello standard messo a punto da un consorzio di imprese ed enti di ricerca (World Wide Web Consortium) che permette di verificare le politiche adottate dai siti Web vietando al PC di inviare dati personali a quei siti che non si conformano agli standard definiti dall’utente/navigatore. Va sottolineato, infatti, che la Microsoft ha incorporato la tecnologia P3P nell’ultima versione di Internet Explorer (6.0) — e questo non farà che aumentare la sensibilità dei consumatori nei confronti della privacy, con relativo incremento della domanda di prodotti e servizi per le imprese in grado di evitare che il proprio sito o servizio Web sia escluso dall’accesso via Internet Explorer.

Naturalmente molti analisti raccomandano di guardarsi dai facili entusiasmi, sottolineando che occorreranno probabilmente ancora vari anni prima che le tecnologie legate alla privacy siano considerate prioritarie. Tuttavia, la strada sembra ormai tracciata: anche negli USA si sta facendo largo l’idea che la privacy sia una componente del marchio di impresa. Rispettare la privacy è un modo per rafforzare il legame con il cliente — il che rappresenta, nell’ottica imprenditoriale, uno degli obiettivi assolutamente prioritari.

(Ndr: da un articolo di Rick Whiting su InformationWeek.com del 7 gennaio 2002)